venerdì , 30 Settembre 2022
La formazione di sciami artificiali, dopo la sciamatura naturale
Foto di Antonio Angrisani

Come fermare uno sciame naturale

Durante l’uscita di uno sciame da un alveare, vi è la consuetudine di fare rumore con qualsiasi attrezzo metallico, bidoni, secchi, ecc. per fermare le api e catturarle.

A questa usanza, che ha un origine antichissima, si è cercato di dare una giustificazione storica e una scientifica.

Il motivo storico potrebbe già derivare dall’epoca dei Romani
Infatti, la legislazione romana sulle api si trova esposta nei testi del Digesto e degli Institutes di Giustiniano “Lo sciame che s’invola dalla vostra arnia viene reputato vostro finché lo tenete a portata di vista e fino a quando il suo inseguimento non è divenuto impossibile, altrimenti diventa di proprietà del primo occupante”.

All’epoca dei Romani l’occupazione era un metodo per acquistare la proprietà che non apparteneva a nessuno. Infatti, quando tutti possedevano alveari, durante l’epoca della sciamatura quando uscivano più sciami contemporaneamente, si doveva dimostrare con un atto convincente chi era il proprietario dello sciame. Bastava un atto dimostrativo di occupazione e le api diventavano di sua proprietà, anche se si opponeva a un terzo, questo suo atto di opposizione veniva a dimostrare la figura di primo occupante. Ora le nostre leggi sono diverse le api appartengono al proprietario del terreno sul quale sono alloggiate.

In particolare l’art. 924 del C.C. recita

“ il proprietario di sciami di api, ha diritto d’inseguirli sul fondo altrui, ma deve l’indennità per il danno cagionato al fondo; se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato di inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo” I due giorni s’intendono da, quando l’apicoltore ne è a conoscenza dell’uscita dello sciame. Il proprietario del fondo, dove si è posato lo sciame, non può vietare l’accesso all’apicoltore che vuole riprendersi lo sciame.

In particolare l’art. 843 recita

“ Il proprietario deve parimenti permettere l’accesso a chi vuole riprendere la cosa sua che vi si trovi accidentalmente o l’animale che vi si sia riparato sfuggendo alla custodia”. “Il proprietario può impedire l’accesso consegnando la cosa o l’animale (896, 924; Cod. Pen. 637), ” se l’accesso cagiona danno e dovuto un’adeguata indennità. Trascorsi i due giorni dall’uscita dello sciame senza che l’apicoltore ne abbia rivendicata la proprietà, il proprietario del fondo può in quel caso catturare lo sciame.

Il motivo scientifico potrebbe essere questo

Il rumore, sarebbe l’espressione del tuono che indica alle api che si sta avvicinando un temporale. Infatti, qualsiasi apicoltore sa che le api, per sfuggire a un temporale, si riuniscono velocemente fino a formare un gruppo serrato, con api esterne che si dispongono con la testa sotto l’addome dell’ape sovrastante in modo da creare una struttura esterna, paragonabile alle falde di un tetto. Altri spruzzano acqua sulle api in volo, creando l’effetto pioggia, per far si che le api si fermano immediatamente. Molti usano, per disorientare gli sciami e farli fermare, uno specchio che riflettendo la luce del sole sulle stesse api le disorienta costringendole a fermarsi.

Tali consuetudini che ci sono state tramandate, sono state da me abbandonate da moltissimi anni, perché tutte queste interpretazioni che non hanno una validità né tecnica né scientifica, lasciano il tempo che trovano.

Gli sciami che escono dai miei alveari, li seguo solo con lo sguardo e mi sono reso conto, che si fermano sempre in prossimità dell’apiario e la loro sosta momentanea è dovuta ad altre cause che non sono state ancora descritte in letteratura.

Le api non sono insetti stupidi, esse sono apparse sulla terra 25 milioni di anni fa e si sono specializzate per garantire la loro sopravvivenza e quella del regno vegetale e riescono bene a distinguere, un rumore da un tuono, poche gocce di acqua da un temporale e la luce del sole riflessa in uno specchio. Queste consuetudini, che ci sono state tramandate, bisogna accettarle solo per la loro memoria storica. Per non far sì, che queste tradizioni dopo aver attraversato i secoli rischiano di perdersi nel dimenticatoio.

Pasquale Angrisani

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