lunedì , 27 Giugno 2022
Api intente a ventilare sul predellino di volo

La termoregolazione nell’alveare

Una sia pur superficiale conoscenza dei complessi meccanismi che regolano il controllo della temperatura all’interno dell’alveare riveste una certa importanza pratica, fornendo tra l’altro una plausibile giustificazione di taluni consigli che vengono solitamente suggeriti agli apicoltori per una corretta conduzione dei loro allevamenti.

Nei riguardi della temperatura corporea le api, come generalmente tutti gli insetti, possono considerarsi animali eterotermi, il che significa che la temperatura del loro corpo si adegua a quella dell’ambiente esterno.

Ciò è dovuto al fatto che la dispersione del calore attraverso la loro superficie corporea, relativamente troppo vasta rispetto al volume del corpo medesimo, non è compensata da sufficienti riserve energetiche.

Così la zona critica di temperatura per le operaie è compresa fra i + 7 e + 5° mentre nei maschi e nella regina si localizza su valori superiori. Essa inoltre si abbassa con l’età e con l’acclimatazione alle basse temperature ed è per tale ragione che il freddo paralizza le giovani api più presto delle bottinatrici e le api del centro del glomere prima di quelle della periferia.

Uova e covata hanno limiti vitali assai stretti: per la covata in particolare tali limiti sarebbero compresi fra i 32° e 36°, con sviluppo ottimale a 34,8°.

Se tuttavia prendiamo in considerazione la colonia delle api nel suo insieme avvertiamo che questa, attraverso complessi meccanismi terrnoregolatori, si affranca, entro certi limiti, dalla temperatura ambiente fino a presentare, a questo riguardo, caratteristiche assai simili a quelle degli animali a temperatura costante.

Possiamo infatti notare che mentre in estate la temperatura della zona centrale della covata si aggira mediamente sui 34-35°, sia pure con valori esterni notevolmente superiori, in inverno all’interno del glomere si registrano temperature intorno ai 25° anche quando nell’ambiente esterno il termometro scende a -20°.

È noto che nei mammiferi la temperatura corporea è regolata dalla circolazione sanguigna che distribuisce il calore prodotto dall’attività muscolare a tutto il corpo, mentre il raffreddamento è sostanzialmente assicurato dalla traspirazione.

Ma come provvedono le api a mantenere nella colonia una temperatura approssimativamente costante e comunque compresa entro limiti vitali?

Premettiamo che nelle api i sensilli termorecettori sono in gran parte localizzati sui cinque articoli distali delle antenne, la cui amputazione, peraltro, non fa perdere del tutto la percezione termica; dal che si deduce che i termo- recettori antennali sono i responsabili principali ma non esclusivi di tale percezione.

Se i metodi adottati dalle api per generare calore e mantenere un certo grado di temperatura sono relativamente semplici, non altrettanto può dirsi di quelli necessari ad abbassare il grado di temperatura; vediamo quindi come agisce la colonia delle api per riscaldarsi durante la stagione fredda e raffreddare l’ambiente durante l’estate.

PRODURRE E NON PERDERE CALORE

Per mantenere un certo grado di temperatura durante la stagione invernale saranno necessari da un lato produzione di calore, dall’altro controllo sulla perdita di calore.

La produzione di calore viene ottenuta dalle api con la combustione di sostanze zuccherine (miele) a livello dei muscoli toracici, i quali hanno un potenziale di azione analogo a quello sviluppato durante il volo, anche quando le ali risultano immobili. Il controllo sulla perdita di calore si ottiene invece mediante la contrazione del glomere e conseguente riduzione della superficie di raffreddamento.

È da notare che il glomere invernale si suddivide approssimativamente in due zone, la prima rappresentata da uno strato di api strettamente serrate le une alle altre, la seconda costituita da una zona interna ove è dislocata la regina e dove le api hanno sufficiente spazio per muoversi.

Con l’abbassamento della temperatura esterna si ha una contrazione del glomere e conseguente innalzamento della temperatura del nucleo centrale, dal quale il calore si trasmette rapidamente alla periferia grazie al maggior contatto verificatosi fra le api a seguito dell’avvenuta contrazione.

Poiché alla periferia la temperatura del glomere può scendere anche fino a 4° (condizione questa non tollerabile a lungo senza il rischio per le api di cadere in coma) si verifica nel glomere un lento e continuo scambio fra le api della periferia e quelle del centro, le quali ultime, più riscaldate e di conseguenza più attive, prendono il posto delle compagne intorpidite dal freddo e risultano tra l’altro maggiormente in grado di attingere alle riserve alimentari dislocate sui favi.

È da tale insieme di ragioni che scaturisce la norma pratica di non disturbare mai per nessun motivo la famiglia durante la stagione fredda se non si vuole correre il rischio della rottura del glomere, con conseguenze indubbiamente letali. Continua…

Info Redazione

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