giovedì , 14 Maggio 2026
Come l’Intelligenza Artificiale sta plasmando il futuro dell’industria dell’apicoltura

La termoregolazione nell’alveare

ABBASSARE LA TEMPERATURA

Più complesso il meccanismo posto in atto dalle api per abbassare le temperature eccessive che si verificano all’interno dell’alveare durante la stagione estiva.

Un primo sistema è rappresentato dalla ventilazione: se la temperatura nella zona della covata supera i 36° le api del nido cominciano a ventilare agitando velocemente le ali come piccoli ventilatori; durante tale operazione la temperatura toracica delle ventilatrici aumenta fino al limite della sopportabilità, mentre la temperatura ambiente si abbassa di qualche grado.

Le ventilatrici si dispongono anche sul predellino di volo ma tale atteggiamento non è sempre in relazione all’esigenza termica e può talora assumere il significato di richiamo e di orientamento: in tale caso le ventilatrici espongono la ghiandola di Nasonoff.

La fuoriuscita di gran parte delle api dall’apertura di volo, con formazione di quella che viene comunemente denominata «barba», ha anch’essa funzione di dispersione di calore.

Tuttavia, se la temperatura ambiente è eccessiva, tali accorgimenti non risultano più sufficienti ai fini della termoregolazione ed in tal caso le api ricorrono all’evaporazione dell’acqua all’interno dell’arnia. L’acqua trasportata all’interno viene distribuita in piccole gocce dentro le cellette vuote o fatta direttamente evaporare sulla ligula, che l’ape stessa ripetutamente protrae in avanti, facendovi scorrere il liquido in esile strato ed esponendolo all’evaporazione.

A questo punto occorre considerare che l’acqua non può essere preventivamente accumulata nell’arnia per tale evenienza, così come viene raccolto ed immagazzinato il miele per i bisogni alimentari.

L’acqua dovrà necessariamente essere reperita al momento opportuno e la sua raccolta dovrà cessare non appena viene meno il periodo di emergenza.

Inoltre alla raccolta dell’acqua potranno dedicarsi solo le bottinatrici già esperte e pratiche della zona, non essendo agevole durante il periodo siccitoso.

Si ha quindi una netta divisione del lavoro fra le raccoglitrici e le distributrici sui favi. Da questa considerazione nasce spontanea una domanda: come fanno le bottinatrici a venire a conoscenza delle necessità idriche della famiglia?

COMUNICARE LE NECESSITÀ IDRICHE

Esiste a tal proposito fra le api di casa e le bottinatrici una forma precisa di comunicazione in base alla quale queste ultime ricevono istruzioni sul periodo di tempo in cui si rende necessaria la loro attività di raccolta, periodo durante il quale sarà trascurata la raccolta del nettare.

Innanzi tutto una valida comunicazione è fornita dalla rapidità con cui le bottinatrici vengono scaricate del loro carico dalle api di casa: quanto più rapido è lo scarico tanto più pressante sarà la richiesta e conseguentemente le bottinatrici saranno indotte a portare ancora acqua. Al contrario un certo indugio nello scarico indicherà che il bisogno di acqua va diminuendo.

Secondo Lindauer «con un tempo di consegna di 60 secondi la raccolta continua operosamente; al di sopra di tale tempo l’attivismo decresce rapidamente e quando la consegna avviene in tempi superiori ai 3 minuti la raccolta praticamente cessa».

La rapidità di assorbimento dell’acqua induce inoltre le bottinatrici che l’hanno rinvenuta a compiere una danza di avvertimento molto vivace che mobilita altre bottinatrici.

Ma ancora una domanda si pone: si è visto che nel corso delle operazioni sopra descritte un’ulteriore esigenza di acqua viene indicata dalla velocità di scarico delle bottinatrici; ma la prima richiesta di acqua, ovvero l’indicazione iniziale che sussiste questa necessità, come viene segnalata alle bottinatrici ?

È noto che nella borsetta melaria delle api si trova generalmente del miele assai diluito, contente circa il 60% di acqua; una concentrazione ulteriore viene ottenuta tramite esposizione sulla ligula e passaggio da un’ape all’altra.

In caso di surriscaldamento della porzione centrale dell’alveare, le api di casa iniziano ad eliminare acqua dal miele contenuto nella loro ingluvie concentrandolo sempre di più. Allora le api sono indotte a chiedere acqua alle compagne più periferiche, con il risultato che si assiste a un trasferimento di acqua dalla periferia verso il centro e progressiva concentrazione della soluzione zuccherina contenuta nell’ingluvie delle api dislocate in periferia. A questo punto le bottinatrici più ricercate saranno contrariamente alla norma, quelle che trasportano soluzioni zuccherine più diluite. Sarà questa la prima indicazione recepita dalle bottinatrici relativamente al bisogno di acqua.

Analogo espediente usano le nutrici per la richiesta di acqua ai fini della preparazione del cibo larvale nel periodo primaverile-estivo, richiesta di notevole rilievo se si considera che per allevare 100 larve necessita una quantità di acqua pari a quella che possono trasportare 5 bottinatrici in 8 ore di lavoro.

Da tali considerazioni scaturisce ancora una volta una raccomandazione di carattere pratico: la presenza in apiario di abbeveratoi opportunamente strutturati e dislocati eviterà alle bottinatrici una ricerca spesso lunga e faticosa, ricerca che nel corso della primavera e dell’estate si rende necessaria non solo per i bisogni alimentari ma anche ai fini della termoregolazione.

Da quanto abbiamo sinteticamente esposto emerge la grande importanza sociale che assume nelle api la trasmissione del cibo, funzione sociale non limitata peraltro al solo mondo delle api ma presente anche nelle formiche e nelle termiti.

Danilo Frediani

Info Redazione

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