venerdì , 19 Aprile 2024
Trofallassi
Trofallassi tra due api.

La trofallassi

Il termine scientifico «trofallassi» esprime in modo forse un po’ complesso una realtà molto semplice: il trasferimento e la distribuzione del nutrimento tra ciascuna delle innumerevoli rappresentanti di una colonia di api.

Questa particolarità del comportamento nasconde in sè la complessità dei rapporti esistenti in seno alla colonia ed è uno degli elementi fondamentali del funzionamento e della coesione di questa.

OPERAIA E NUTRICE
Le api, in prevalenza le operaie, rigurgitano continuamente il nutrimento per dividerlo con le loro congeneri. Che si tratti della bottinatrice di ritorno dal suo luogo di raccolta che distribuisce il suo carico alle sorelle rimaste nell’alveare, o di queste ultime che nutrono la regina, le larve, i maschi, nessuna sfugge alla regola.

Questo fenomeno si attua anche attraverso  la produzione di miele, in quanto quest’ultimo non è altro che un prodotto di stoccaggio, destinato a essere consumato durante la cattiva stagione.

Il trasferimento del nutrimento è divenuto una necessità vitale per le colonie di api, man mano che nel corso dell’evoluzione queste tendevano verso la complessa forma di organizzazione sociale che conosciamo oggi.

Era evidentemente poco conveniente per una comunità di migliaia o decine di migliaia di rappresentanti che ciascun individuo andasse a procurarsi il nutrimento per proprio conto e al tempo stesso si occupasse dei numerosi lavori in seno alla colonia. Si è perciò resa necessaria una suddivisione dei compiti: api bottinatrici incaricate della raccolta, le altre della distribuzione. La trofallassi ha origine da tale necessità.

È tuttavia difficile introdurre il fenomeno se non si espongono alcuni elementi quantitativi.

I lavori di Roger Douault e Pain hanno permesso di mettere in evidenza le percentuali di nutrimento fornite dalle api nutrici alle diverse caste dell’alveare e le loro variazioni in funzione della stagione e dell’età delle api.

I risultati sperimentali mettono in evidenza che con nutrici di 4 giorni la regina riceve mediamente il 74 per cento del nutrimento prelevato. Seguono i maschi col 53 per cento e infine le altre operaie con una media del 40 per cento.

Si osservano fluttuazioni, massime nelle operaie e minime nella regina.

Se invece si prendono in esame nutrici di età indefinita, la regina riceve il 72 per cento del nutrimento, i maschi il 53 per cento e le operaie il 30 per cento sempre in media. In questo secondo caso le variazioni in funzione della stagione sono più marcate.

Complessivamente emerge che nel corso delle stagioni le quantità di nutrimento distribuite dalle api nutrici di 4 giorni sono sempre maggiori e più omogenee verso le regine.

Tali quantità sono leggermente inferiori e più variabili nei maschi, tendenza che si accentua ulteriormente nelle operaie.

L’operaia di 4 giorni è un’ape con un’attitudine molto accentuata a distribuire nutrimento.

Inoltre il suo comportamento non sembrerebbe essere influenzato dalla stagione, diversamente da quanto accade per le nutrici di età indefinita; il mese di giugno è quello che fa riscontrare i massimi trasferimenti di nutrimento.

L’ODORE DELLA COLONIA
È quindi mediante la trofallassi che avviene il nutrimento della regina, individuo essenziale per la sopravvivenza della colonia.

Lo stesso dicasi per i maschi i quali, benché inattivi, sono altrettanto indispensabili. Questo fenomeno di scambio è dunque basilare per le api.

Esso interviene anche ad altri livelli della vita sociale. Innanzitutto l’odore della colonia, che dipende dall’origine del nutrimento: una colonia che bottina su una piantagione di colza non ha lo stesso odore di una colonia che bottina sul girasole (due estremi tra cui sono possibili tutte le combinazioni intermedie).

Ora, è noto che è grazie all’odore che le api si riconoscono tra loro e identificano i membri della loro comunità; ed è attraverso l’opera delle api guardiane che vengono lasciati entrare nell’alveare soltanto i soggetti emananti lo stesso odore. Come avviene che tutte le api di un alveare finiscono per acquisire il medesimo odore, mentre soltanto alcune sono bottinatrici? Grazie alla trofallassi.

A forza di scambiarsi il nutrimento, tutte le api finiscono per possedere nei loro intestini gli stessi composti chimici e quindi il medesimo odore. Questo rappresenta la «carta d’identità» e il «lasciapassare» di ciascun individuo.

LA REGINA E LA TROFALLASSI
Il controllo della regina sull’insieme dei suoi sudditi avviene anch’esso tramite la trofallassi. Essa secerne, in effetti, a livello delle sue ghiandole mandibolari un prodotto denominato «sostanza reale» (comunque niente a che vedere con la gelatina reale).

Si tratta di un feromone, un ormone particolare emesso al di fuori dell’organismo, il cui ruolo è quello di influenzare il comportamento o la fisiologia dei congeneri in modo da farli reagire in questo o in quel modo.

Questa «sostanza reale» è composta da almeno due acidi grassi che agiscono anche in dosi minime. Le api che assistono la regina e non si accontentano di nutrirla ma ne leccano anche il corpo, captano la «sostanza reale» e la trasmettono a loro volta alle altre durante gli scambi di nutrimento. Il feromone si diffonde così tra tutti gli individui e può avere effetti globali sull’intera colonia.

Ma quali sono questi effetti? Se ne conoscono tre principali ma è probabile che ve ne siano altri non ancora scoperti.

  1. La «sostanza reale» inibisce nelle operaie l’istinto di costruire celle reali. In condizioni normali esiste un equilibrio tra il numero di operaie nell’alveare e la quantità di feromone emessa dalla regina. Invecchiando, però, questa ne produce molto meno; parallelamente le operaie allevano un numero sempre crescente di larve e si ritrovano in soprannumero. Dal momento che il feromone non è più in quantità sufficiente, si vedono le operaie cominciare a produrre nuove regine, preludio ad una sciamatura. Una volta avvenuta quest’ultima, in seno due colonie risultanti si ristabilisce l’equilibrio e l’effetto inibitorio ricompare.
  2. La «sostanza reale» inibisce anche sviluppo delle ovaie nelle operaie e quindi la produzione di uova. Dal momento che queste uova non sono fecondate, si avrebbe la nascita soltanto di maschi il che significherebbe la scomparsa della colonia a breve scadenza. È ciò che accade in caso di scomparsa accidentale della regina.
  3. Terza funzione nota: in occasione del volo nuziale uno degli acidi grassi agisce attirando i maschi al seguito della regina. Questa funzione è meno direttamente in rapporto con la trofallassi, in quanto la sostanza viene trasmessa più che altro per via olfattiva. Rimane comunque uno dei molteplici contatti sensoriali che avvengono all’interno di una colonia.

Dopo questa breve esposizione si comprenderà senz’altro meglio l’importanza di questi continui scambi di nutrimento all’interno dell’alveare. Come abbiamo visto, senza di essi alcuni dei processi fondamentali della vita comunitaria delle api verrebbero a mancare. Sappiamo dunque che la trofallassi è una «chiave» indispensabile per comprendere la complessità della vita delle api; è comunque probabile che sino ad oggi siano stati scoperti solo alcuni dei suoi segreti.

Bruno Porlier
Fonte: “L’Ape Nostra Amica” anno X n.5

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Un commento

  1. Articolo mi ha chiarito alcune perplessità sulla trofallassi, Non e una funzione o attivita finalizzata allo solo scambio di nettare tra bottinatrici e api magazziniere…. Ha una funzione molto più complessa che determina la vita dell’alveare oltre ad arricchire le qualità del miele. Grazie

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