LAPIS, rivista per apicoltori, dedica sei lunghe pagine alla nostra “prepotente pretesa” di riordino sanitario. Siamo presentati come “un soggetto” che da un po’ di tempo “irrompe” in un settore zootecnico abituato a fare a meno di noi e che “rompe” perché non vuole più lasciare gli alveari senza veterinari.
Siamo rimproverati di “inaccettabile sicumera” per avere scritto un Manifesto dell’apicoltura che chiede certezze sanitarie e terapeutiche per un settore che ne ha grandemente bisogno.
Si riconosce al Ministero della Salute un “evidente sforzo”, ma il nostro ruolo non conta: “a noi apicoltori non interessano le problematiche che possono motivare tale, altrimenti inspiegabile atteggiamento della FNOVI”. “Si è pazientato fin troppo”, dicono.
Cosa vuole l’estensore dell’articolo?
Lo scrive: “arrivare a poter usare secondo necessità e in modo trasparente e legale gli acidi organici nella forma più efficace e opportuna senza eccessivi vincoli formali e senza costi ingiustificabili e insostenibili”.
E vuole che, “senza eccessivi vincoli formali”, lo si lasci continuare nel loro “solitario sforzo”, perché dice di avere ormai imparato che “tutte le patologie sono fronteggiabili principalmente con scelte gestionali, metodi di allevamento, attenzioni preventive e privilegiando l’uso tempestivo di farmaci e principi attivi a bassissimo se non nullo rischio d’effetti collaterali o residuali”.
Che questo fai da te costi “perdite dolorose” non genera alcun dubbio, bensì assume toni eroici.
E dunque, gli atteggiamenti della FNOVI sono “irricevibili”. Loro, gli apicoltori, continueranno a rapportarsi con quanti interessati davvero a gestire le problematiche veterinarie. Chi sa chi, visto che prima di questa FNOVI di api e miele non si è mai interessato nessuno.
Pertanto, visto che nessuno teme le minacce dell’altro, si rassegni chi vuole che “la FNOVI non sia più considerata, in tema d’apicoltura, interlocutore atto al civile confronto”. Questo “soggetto” continuerà a “rompere”.
Ufficio stampa Fnovi
Apicoltore Moderno