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Miele italiano, nel 2023 calo medio tra il 75 e il 100%
Fonte immagine: la Stampa

Miele italiano, nel 2023 calo medio tra il 75 e il 100%

Il Report dell’Osservatorio Nazionale Miele e Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, pubblicato ai primi di luglio 2023 quantifica per la produzione primaverile di miele un calo medio tra il 75 e il 100%. Un abbassamento produttivo che ha determinato l’azzeramento economico di molti produttori di miele.

La causa va ricercata nel susseguirsi di un’estate torrida, arrivata dopo una primavera fredda e scossa da precipitazioni eccezionali, che nel nord come al sud ha portato ad alterare la vita degli alveari causando la loro alterazione dei ritmi naturali con la conseguenza che la produzione di miele ha toccato i minimi storici.
Stagioni impazzite e poco nettare da bottinare ha provocato la disponibilità di un alimento naturale e salutare e la mancata impollinazione di piante spontanee e coltivate (minando la riproduzione di mele, ciliegie, susine, meloni…) e ridurre drasticamente la biodiversità.

Le api sono responsabili di circa un terzo del cibo mondiale. Stiamo parlando di circa il 35% di tutte le nostre fonti di nutrimento. Il problema quindi non è solo la riduzione nella produzione di miele ma, l’intero ecosistema del Pianeta inizierebbe a degenerare.

Esistono più di 20.000 specie diverse di api. Tra queste, la specie Apis Mellifera è quella che maggiormente svolge il lavoro dell’impollinazione.

Se le api non mettessero in atto questo processo, piante e fiori non riuscirebbero a riprodursi. Di conseguenza anche molti animali erbivori non riuscirebbero a trovare abbastanza cibo per sopravvivere e anche il numero degli animali diminuirebbe. Ciò che ne verrebbe fuori sarebbe una scarsità di cibo impressionante che non riuscirebbe a soddisfare il fabbisogno dell’intero pianeta.

L’indebolimento delle api, come abbiamo detto, è strettamente correlato all’inquinamento. al riscaldamento globale e ai cattivi comportamenti dell’uomo. Tra questi l’utilizzo di pesticidi chimici che ha causato un danno irreversibile all’ambiente creando un ecosistema sempre meno adatto alla vita delle api. L’uso di sostanze chimiche, diserbanti e agenti nocivi, costituisce un pericolo sia per le api da miele sia per quelle selvatiche.

Un altro grande problema è l’arrivo di nuovi predatori. Insetti aggressivi come la vespa Velutina o il Calabrone gigante asiatico hanno distrutto centinaia di alveari. Questi predatori arrivati da altre zone del mondo hanno completamente raso al suolo buona parte delle specie autoctone. Tale problematica ha notevole impatto a livello biologico poiché i predatori potrebbero destabilizzare tutti gli equilibri dell’ecosistema.

Nell’ambito delle politiche settoriali, l’Unione europea prevede un sostegno anche al settore dell’apicoltura. Nonostante il suo limitato peso economico, l’apicoltura è un settore che genera in Italia un fatturato di circa 50 milioni di euro annui (0,1% del valore complessivo dell’agricoltura italiana), negli anni recenti si è acuita la percezione dell’importanza, non solo economica ma anche connessa agli aspetti ecologici, dell’attività apistica in Italia.

La politica europea a favore dell’apicoltura ha una lunga storia nell’ambito dell’Organizzazione comuni di mercato (Ocm unica, Reg. 1308/2013) ed è riconfermata anche nella futura Pac 2021-2027, con una politica di sostegno, la cui gestione è affidata prevalentemente agli Stati membri.

Ovviamente un passo importante sarebbe quello di abbracciare l’agricoltura biologica e spostarsi verso una scelta ecosostenibile. Eliminare l’utilizzo di prodotti chimici ha una forte incidenza sulla risoluzione del problema ambientale in cui ci troviamo. Il Piano strategico nazionale per la PAC (PSP) conferma il sostegno (obbligatorio) al settore dell’apicoltura. L’importo complessivo del sostegno UE per l’Italia è di 5,16 milioni di euro annui, per un totale di circa 25,83 milioni di euro per il periodo 2023-2027. Gli interventi a favore del settore apistico italiano, con il relativo finanziamento annuale riguardano:

Tipo di intervento Importo stanziabile annuo (milioni di euro)
Servizi di assistenza tecnica, consulenza, formazione, informazione e scambio di migliori pratiche, anche attraverso la messa in rete, per gli apicoltori e le organizzazioni di apicoltori. 1,498
Investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali, nonché altre azioni, ai fini di: lotta contro gli aggressori alveare; prevenzione dei danni causati da avversità atmosferiche; ripopolamento degli alveari; razionalizzazione della transumanza. 2,789
Collaborazione con gli organismi specializzati nella realizzazione di programmi di ricerca nei settori dell’apicoltura e dei prodotti dell’apicoltura. 0,258. 0,258
Promozione, comunicazione e commercializzazione, comprese azioni di monitoraggio del mercato e attività volte, in particolare, a sensibilizzare maggiormente i consumatori sulla qualità dei prodotti dell’apicoltura. 0,620

Analizzando il Piano Strategico Nazionale della PAC, questo, è strutturato sulla base di due Pilastri separati. Nel Primo Pilastro è stato inserito l’Eco-schema 5 impollinatori, contenente delle misure specifiche per gli impollinatori in cui vengono determinati una serie d’incentivi rivolti, in buona sostanza, agli agricoltori affinché possano favorire la coltura di risorse nettarifere per le api, diminuire l’uso dei pesticidi al fine di ridurre drasticamente l’impatto che questi hanno su ambiente e biodiversità. Gli agricoltori che dovranno impegnarsi, per ottenere gli incentivi, a diversificare le coltivazioni prediligendo piante d’interesse apistico e salvaguardando gli impollinatori e l’ambiente con una serie specifica d’interventi ed impegni che verranno controllati.

Nel Secondo Pilastro, invece, sono state introdotte, ex novo, e specificatamente per l’Apicoltura, degli interventi agro ambientali e climatici, dette misure ACA (Agro Climatiche Ambientali), sono 30 in tutto, che afferiscono al Piano di Sviluppo Rurale (PSR) e sono rivolte, per la maggior parte, agli agricoltori che s’impegnano a definire pratiche agronomiche che possano portare un beneficio all’ambiente ed alla biodiversità; in questo contesto troviamo anche la misura agro ambientale ACA 18 che è rivolta, espressamente, all’apicoltura con benefici diretti agli apicoltori. Le aziende apistiche potranno ricevere un finanziamento per il servizio di salvaguardia dell’ambiente svolto, sistematicamente, dalle api allo stesso modo di quanto previsto per gli agricoltori che pongono in essere delle buone pratiche agricole, come già è stato precedentemente evidenziato. Naturalmente l’OCM miele (Reg. CE 1308/2013) non sparisce, ma rimane inserito nel primo ambiente della PAC.

Fonte: siciliaagricoltura

Info Redazione

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