giovedì , 18 Luglio 2024
Un pò di buona stagione per le api. Pag. 2 di 2
Foto di Pasquale Angrisani

Un pò di buona stagione per le api. Pag. 2 di 2

Il prelievo dei favi pieni
Quando dopo un ultimo controllo troveremo il melario o i melari riempiti di nuovo miele ci si dovrà preparare per le operazioni di raccolta. In questa fase dei lavori è necessario prestare particolare attenzione al pericolo del saccheggio. Generalmente quando si procede alla raccolta del miele le fioriture principali sono esaurite e una moltitudine di api bottinatrici resta inattiva nei pressi degli alveari sempre pronta a gettarsi su fonti zuccherine rese disponibili.

Si applicheranno allora con particolare scrupolo. tutte le norme preventive riferibili più che altro al comportamento dell’operatore. I lavori verranno eseguiti o al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Non si devono assolutamente lasciare aperte le arnie per un tempo eccessivo e non va parimenti disperso o sporcato di miele alcunché si trovi a portata delle api. Le eventuali operazioni di spazzolamento verranno sempre eseguite con attrezzi frequentemente bagnati. Dall’esperienza pratica sappiamo anche che, in condizioni normali, Le operazioni non devono protrarsi in apiari per oltre due ore dopodiché il rischio di innescare un saccheggio anche con un minimo errore si fa consistente.

Per questi motivi, se l’apiario non è proprio modesto (meno di 10 arnie) le operazioni di prelievo dei favi verranno compiute di preferenza ricorrendo all’apiscampo. Si tratta di uno strumento non certo perfetto ma che consente di lavorare con una certa celerità. Va sistemato sotto ai melari almeno la sera precedente e funziona a condizione che nel melario non sia presente la regina o la covata. Questo accessorio sfrutta la tendenza delle api a compiere continui  spostamenti dal nido al melario e viceversa, consentendo solo la discesa: la mattina successiva soltanto poche api saranno presenti nei favi che potranno essere rapidamente prelevati dopo un rapido spazzolamento delle rimanenti.

apiscampo
Apiscampo a Losanga, 2 uscite, in plastica

Disposti i favi nei contenitori tipo cassette di servizio o melari vuoti ci si recherà nel laboratorio per iniziare le operazioni di smelatura. Le fasi di disopercolatura e di estrazione dovranno compiersi nel massimo rispetto delle norme igienico-sanitarie. Non dimentichiamoci mai che, a parte le precise disposizioni di legge, il miele è un alimento ed è nostro preciso dovere morale e professionale  garantirne al massimo la genuinità. Si dovrà perciò lavorare in ambienti idonei, con disponibilità di acqua corrente e lontano da sostanze estranee. Il miele che via via sgorga dal rubinetto della centrifuga verrà filtrato una prima volta dalle impurità più grossolane e quindi una seconda volta prima di riversarlo nel maturatore. Si sono nettamente affermati per questa fase di filtraggio i cosiddetti filtri a sacco che agiscono in senso orizzontale evitando, con la caduta, l’incorporazione di aria e pulviscolo.

Nel maturatore il miele prodotto sosterà  all’incirca 7-10 giorni, raramente di più e taIvolta di meno se si corre il rischio di una precoce cristallizzazione. Ultimo lavoro l’invasettamento che avverrà nei secchielli in plastica alimentare da 25 chili per le vendite all’ingrosso o in barattoli da mezzo chilo e un chilo per il dettaglio. Anche dopo il confezionamento si dovrà prestare la massima attenzione alle condizioni ambientali del magazzino, avendo il miele proprietà igroscopiche anche dentro i vasetti chiusi. Temperatura costante e riparo dalla luce consentono il permanere nel miele di tutte le caratteristiche nutrizionali proprie solo del prodotto integrale.

Di nuovo in apiario
La giornata della smelatura si conclude con la restituzione dei telaini smielati alle api. Nell’arco di una sola notte le api ripuliranno il legno e la cera di tutte le minute goccioline di miele e ripareranno la cera sbriciolata dalle operazioni di estrazione.

Essendo i telaini cosparsi da un sottile velo di miele che sprigiona un forte aroma, l’operazione di restituzione presenta un fortissimo rischio di saccheggio. Per tali motivi è tassativo compierla nel tardi pomeriggio, quasi all’imbrunire. Se si hannofamiglie più bisognose di stimolazione si possono concentrare più melari in queste a discapito di altre più forti e con più provviste. Non è necessario riporre i telaini a distanze appropriate ma si possono porre un po’ alla rinfusa per accelerare i tempi per poi tornare il giorno dopo a disporli in modo più esatto. Se non c’è la possibilità di far conto su di un ulteriore raccolto, dopo quest’ultima fase della raccolta in apiario la successiva destinazione dei melari sarà il magazzino, in attesa che l’anno prossimo riservi a tutti un andamento più prospero e produttivo. Pag. 2 di 2

Lorenzo Benedetti
Fonte: L’Ape Nostra Amica anno VI n. 4

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