mercoledì , 5 Ottobre 2022
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Cos’è e come si riconosce la Vespa orientalis, il calabrone definito ingiustamente alieno e invasivo

Nelle ultime settimane è balzata agli onori della cronaca nazionale – e in particolar modo di quella romana – una presunta invasione della vespa orientale (Vespa orientalis), un calabrone del quale è stato tratteggiato un identikit spesso non veritiero e distorto per esaltare la narrazione allarmistica. Non è certo una novità, pensando a ciò che accade con i cinghiali, le meduse, i lupi e altri animali selvatici finiti nel mirino della propaganda e piegati alla visione antropocentrica dell’Universo. È dunque doveroso fare chiarezza sulla presenza in Italia di questo insetto appartenente all’affascinante ordine degli imenotteri, lo stesso delle api da miele, dei bombi, delle formiche e degli altri calabroni.

La Vespa orientalis non è aliena
Sebbene sia stata definita aliena (dunque non autoctona) in diversi articoli, la vespa orientale è un calabrone normalmente presente nel nostro Paese. Come specificato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) in un post di chiarimento su Facebook, essa è storicamente presente in Italia, in particolar modo nelle regioni del Sud come la Sicilia, la Calabria e la Campania. Recentemente, tuttavia, è stata avvistata anche al Centro – nel Lazio e in Toscana – e ci sono state segnalazioni in Friuli Venezia Giulia e Liguria. È possibile che l’areale di distribuzione della specie si stia espandendo, forse favorita dal clima più mite, come suggerito dall’ISPRA. Ciò che è certo è che si tratta di una specie nativa e non alloctona, come lo sono invece i parrocchetti monaci e i parrocchetti dal collare presenti a Roma e in molte altre città italiane.

I calabroni presenti in Italia
In Italia vivono tre specie di calabrone: il comune calabrone europeo (Vespa crabro), la suddetta vespa orientale (Vespa orientalis) e il calabrone asiatico o calabrone dalle zampe gialle (Vespa velutina). Quest’ultimo è l’unico dei tre a essere effettivamente alieno, dato che vive nel Sud Est asiatico. Fu introdotto agli inizi degli anni 2000 in Francia – probabilmente attraverso piante ornamentali – e da lì ha iniziato a diffondersi in altri Paesi dell’Europa sudoccidentale, come l’Italia, la Spagna e il Portogallo. Nello Stivale la sua diffusione è limitata ad alcune regioni del Nord (Liguria e Piemonte), con sporadici avvistamenti altrove. La Vespa velutina non va assolutamente confusa col calabrone gigante asiatico o calabrone giapponese (Vespa mandarinia), decisamente più grande e potenzialmente molto problematica. Questa specie non è mai stata avvistata in Italia, mentre negli Stati Uniti sono state fatte alcune segnalazioni. Ricordiamo che la Vespa velutina presente nello Stivale è la sottospecie nigrithorax.

Come riconoscere la Vespa orientalis
La Vespa orientalis è piuttosto facile da distinguere dagli altri calabroni presenti in Italia. Lunga dai 3 ai 5 centimetri, come indicato dall’ISPRA, ha una livrea dominata da un colore rossastro e un’unica evidente banda gialla sull’addome. Presenta inoltre una macchia gialla sulla testa. L’aspetto appare generalmente più “snello” di quello del somigliante calabrone europeo, il cui addome si presenta con bande scure e gialle alternate che si allargano salendo verso il torace.

Vespa orientalis. Credit: pixabay

Quanto è “pericolosa” la Vespa orientalis
Molti imenotteri producono veleni con un significativo grado di tossicità ed è per questo che per essi possiamo provare un naturale timore atavico, legato alla co-evoluzione delle nostre specie (spesso sono anche caratterizzati da colorazione aposematica che avverte del potenziale rischio). La pericolosità della tossina è legata alla quantità iniettata e alla suscettibilità di ciascuno di noi. Nelle persone sensibili anche la semplice puntura di un’ape può scatenare una reazione anafilattica potenzialmente mortale. I calabroni, essendo più grandi, quando pungono iniettano più veleno e dunque possono produrre più problemi, ma nella stragrande maggioranza dei casi l’esperienza peggiore è il dolore acuto sperimentato dopo lo sfortunato incontro. “Il calabrone ha un veleno piuttosto potente; se fosse in quantità maggiore sarebbe sicuramente uno dei veleni più potenti in natura”, ha dichiarato a Fanpage il professor Maurizio Biondi, docente presso il Dipartimento di medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente dell’Università degli Studi dell’Aquila e membro dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia. Lo scienziato ha spiegato che, dal punto di vista della pericolosità per l’uomo, fra i tre calabroni presenti in Italia “non c’è alcuna differenza”. L’esperto ha tuttavia aggiunto che forse tra i tre il calabrone europeo è “forse il più pericoloso”, essendo di dimensioni maggiori rispetto agli altri due. Dunque nessun pericolo particolare da parte della Vespa orientalis, che ha un veleno assimilabile a quello degli altri imenotteri. Ricordiamo che la specie risulta particolarmente aggressiva contro le api da miele, mentre può attaccare l’uomo se minacciata.

Nido di Vespa orientalis

Dove costruisce il nido la Vespa orientalis
L’ISPRA specifica che, esattamente come avviene per il calabrone europeo, la Vespa orientalis fa il nido “all’interno di cavità naturali, come alberi e buchi nel terreno, o artificiali, come soffitte e intercapedini negli edifici”. Questa è una delle ragioni per cui è possibile trovarla in ambiente urbano, come a Roma. Alcuni suggeriscono che la scoperta di diversi nidi nella Capitale sia legata alla prolungata permanenza dei rifiuti in strada (di cui vanno ghiotte). Questo fattore, di concerto con le condizioni climatiche favorevoli, avrebbe offerto alla specie un ambiente idoneo al foraggiamento e alla costruzione di nuove colonie. Ciò che è certo è che non siamo assolutamente innanzi a una “invasione”, tanto meno di una specie aliena (che non è) e “killer” come è stata ingiustamente chiamata. La Vespa orientalis è un insetto che va rispettato come tutti gli altri. Non si negano naturalmente i potenziali pericoli legati alla presenza di nidi negli edifici; non a caso l’ISPRA raccomanda di chiamare i vigili del fuoco, la Protezione Civile o le ditte specializzate nel caso in cui se ne dovesse trovare uno.

Fonte: .fanpage

Info Redazione

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