martedì , 21 Aprile 2026
Il polline inquinato dai fitofarmaci riduce la vita delle api

Gli effetti subletali dei nuovi insetticidi sulle api

I nuovi insetticidi sistemici sono più potenti e persistenti, e anche più difficili da rilevare con le analisi consuete. Nel documento che segue, ho raccolto le informazioni pubblicate sulle riviste e sui siti di apicoltura, e le osservazioni e le esperienze personali e di altri apicoltori. Non si parla degli avvelenamenti acuti con morie evidenti di api, ma degli avvelenamenti sub letali, più difficili da diagnosticare, ma con effetti altrettanto gravi.

Api, agricoltura e ambiente

Esistono molte classi diverse di agrofarmaci e tre quarti dei principi attivi ad azione insetticida intervengono sui meccanismi di trasmissione dell’impulso nervoso.

I loro effetti possono essere acuti (blocco muscolare o contrattilità spasmodica, che determinano immobilità e/o blocco respiratorio e morte rapida), o ritardati e cronici, in seguito al contatto con dosi sub-letali che determinano effetti non mortali (quindi non valutabili con i test classici di mortalità), ma con impatto significativo sulla fisiologia e sul comportamento.

Dal 1970 ad oggi effetti di questo tipo sono stati messi in evidenza per tutte le classi di insetticidi neurotossici. I neonicotinoidi sono una classe di insetticidi i cui studi sono iniziati negli anni ’80. Ricerche recenti mostrano che questi insetticidi si accumulano nel sistema nervoso degli insetti, così che anche dosi infinitesimali, in un periodo più lungo possono aver effetti letali, danneggiando in modo irreversibile i recettori del sistema nervoso centrale.

I principi attivi in commercio sono: acetamiprid, clothianidin, imidacloprid, thiacloprid e thiamethoxam. Anche fipronil è un insetticida sistemico neurotossico largamente utilizzato. Ad oggi più di 50 prodotti diversi a base di neonicotinoidi sono stati iscritti nel registro del Ministero della Sanità per l’ impiego sulle principali colture ortofrutticole, per la floricoltura e per altri impieghi (antitarme, moschicidi, antipulci, ecc.).

Sono altamente sistemici proteggendo la pianta molto a lungo; il principio attivo, una volta assorbito dalla pianta, viene traslocato sui giovani germogli in fase di crescita. Inoltre i neonicotinoidi sono molecole molto robuste e possono viaggiare oltre le colture trattate.

Questi pesticidi sono solubili in acqua e quindi mobili nel suolo, cosicché vengono dilavati e si accumulano nelle acque. L’ elevata azione sistemica, la notevole persistenza, l’ elevatissima azione insetticida dei principi attivi (7000 volte maggiore del DDT) e dei loro metaboliti, rendono insufficienti le precauzioni d’ uso che prevedono il divieto di trattamenti sulle fioriture e lo sfalcio sotto le colture da trattare. Anche piante selvatiche risultano contaminate, causando danni irreversibili anche a insetti che non sono bersaglio della lotta agronomica.

La popolazione di insetti è scesa dall’ introduzione dei neonicotinoidi nel 1990. Anche gli uccelli che si nutrono di insetti sono in forte declino. Sempre più studi evidenziano i danni provocati da dosi sub letali di pesticidi, con effetti depressivi sulle difese immunitarie delle api, prolungati nel tempo. In aggiunta all’ immediato squilibrio della colonia dovuto alla perdita di gran parte delle bottinatrici, si avrà un aumento di virus, batteri, funghi e parassiti. Le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari si limitano alla constatazione degli effetti a breve periodo di mortalità acuta, non considerandone l’ effetto nel tempo.

Le ricerche sugli effetti di dosi sub letali, mostrano che il contatto con bassissime dosi di neonicotinoidi e fipronil, sia sotto forma di polveri che assunto per ingestione (da nettare, polline o acqua contaminata) compromette la capacità dell’ ape di attuare i comportamenti adeguati a svolgere le sue funzioni, e se ripetuto (come avviene se la dose assunta non è tale da uccidere immediatamente l’ ape) ne provoca il disorientamento (incapacità di tornare al nido) e/o la morte.

Poiché le api bottinano in massa sulle stesse colture, se si verifica la contaminazione di un numero significativo di bottinatrici ciò compromette l’ equilibrio dell’ intera colonia. L’ assunzione di dosi sub letali di tali principi attivi concorre a determinare uno stato di “debolezza cronica” della colonia.

Dove trovano i veleni le api

Ogni alveare raccoglie il nettare, in un raggio di 3 km, quasi 3.000 ettari; il polline, l’acqua e la propoli vengono raccolti più vicino all’ alveare in un raggio di qualche centinaio di metri.

La presunta innocuità per l’ uomo dei nuovi insetticidi neurotossici ad azione sistemica, ne ha portato ad un uso diffuso, tanto che è difficile trovare territori non contaminati. Non sono richieste particolari competenze da parte dell’ acquirente o dell’ utilizzatore, e vengono venduti anche in confezioni adatte per uso domestico.

Durante l’ estate nei periodi caldi e siccitosi, tutti gli orti, i prati e i giardini con piante ornamentali e siepi dove si fa uso di insetticidi, anticrittogamici, diserbanti, costituiscono una trappola mortale per le api. Il nettare, il polline, l’acqua saranno contaminati. Un’altra possibile fonte di intossicazione viene dalla raccolta del succo dei frutti maturi.

Dopo che le vespe rompono la buccia del chicco d’ uva l’ ape succhia il liquido dolce, così sulle pesche o su altri frutti beccati dagli uccelli. Per l’ uva la legge prevede un LMR (Limite Massimo di Residui negli alimenti) di Thiamethoxam di 0,5mg/kg, che equivale a 0,5 ng/mg; considerando che la DL50 è 3,7 ng/ape, con un solo carico un bottinatrice potrebbe trovarsi a trasportare fino a 20-30 ng di p. a.

Una ricerca made USA (aprile 2012), ha accertato livelli molto elevati di contaminazione dell’ acqua di guttazione delle colture di melone, a conferma di quanto già rilevato su mais, limone, barbabietola da zucchero, girasole, mais.

La guttazione è un meccanismo comune a molte specie vegetali, per espellere liquidi per la termoregolazione che si verifica in particolari condizioni di umidità. La rilevante contaminazione della guttazione implica tra l’ altro, nel caso si verifichi il fenomeno, anche la contaminazione della rugiada. Sono state accertate nelle gocce di acqua di guttazione quantità di Imidacloprid da 1,073mcg/ml fino a 37mcg/ml (1073 ng/mg – 37000 ng/mg).

L’ uso di insetticidi sistemici su orticole tramite fertirrigazione costituisce un pericolo oltre che per la guttazione e la rugiada, anche per la possibilità che le api si abbeverino direttamente dal dispensatore a goccia. Si va sempre più affermando la pratica dell’ endoterapia, ovvero l’ iniezione di insetticidi sistemici nei vasi linfatici di piante arboree.

Sono trattate per malattie e parassiti alcune delle specie ornamentali più utilizzate per le alberature delle strade, come Acer, Populus, Quercus, Tilia, Ulmus.

Le api restano contaminate raccogliendo il nettare, il polline e la melata (prodotta dagli afidi che si nutrono della linfa degli alberi). Anche l’ uso sempre più diffuso di disinfestazioni contro mosche e zanzare costituisce un pericolo grave per le api.

Info Redazione

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