giovedì , 18 Luglio 2024
Apicoltore che preleva moltissime api morte davanti l'arnia

Gli effetti subletali dei nuovi insetticidi sulle api

DL50, Dose Letale 50

In tossicologia il termine DL50 si riferisce alla dose di una sostanza, somministrata in una volta sola, in grado di uccidere il 50% (cioè la metà) di individui entro le 24 o 48 ore.

Questa misurazione fu proposta per la prima volta nel 1927 da J. W. Trevan come tentativo di trovare un modo per stimare la potenzialità tossica di farmaci e sostanze tossiche in generale.

Questa misurazione è un modo per testare il potenziale tossico di una sostanza solo a breve termine (tossicità acuta) e non si riferisce alla tossicità a lungo termine (cioè dovuta a contatto con modiche quantità di una certa sostanza per lunghi periodi).

La questione sull’ opportunità di calcolare i valori di LD 50 fu posta per la prima volta nel 1981da diversi scienziati che sottolineavano anche la scarsa ripetibilità dei valori ottenuti.

Secondo l’ agenzia europea Efsa la DL50 per Imidacloprid è di 0,078 mcg/ape (78 ng/ape) per contatto, e di 0,0038 mcg/ape (3,8 ng/ape) per ingestione. Nella relazione APENET leggiamo che : ” L’ ingestione di nano dosi di imidacloprid o di uno dei suoi metaboliti per 8 giorni, per un totale di appena 0.1 ng/ape, ha provocato la morte del 50% delle api (Suchail et al., 2001). In altri studi della durata di 10 giorni, la DL50 per intossicazione orale cronica è stata osservata per l’ ingestione cumulativa di 0,1- 10 ng/ape, in relazione al protocollo di esposizione (Suchail et al., 2000, 2002, 2004; Guez et al., 2001)”.

Campioni da analizzare

Se abbiamo il sospetto di un avvelenamento acuto o sub letale, e se i sintomi corrispondono a quelli già segnalati da altri apicoltori, le analisi chimiche potrebbero dare una risposta.

Quali campioni scegliere? Su api morte è difficile trovare traccia dei principi attivi; personalmente ho avuto un risultato positivo solo quando ho raccolto api moribonde con sintomi neurotossici che ho subito conservato nel congelatore.

Si possono prelevare le api direttamente dalle arnie sospette, scrollando i telaini in una bacinella di plastica; le api già contaminate restano sul fondo e non volano.

Queste api, dal destino già segnato, si portano vive al laboratorio per le analisi; se non è possibile farlo subito si conserveranno in congelatore. Le analisi del pane d’api, il polline conservato nei favi, è forse più sicuro per l’ individuazione dei p. a. tossici, anche a dosi sub letali. (1) (1) In Connecticut nel 2007 è stato realizzato uno studio per accertare che pesticidi si trovano nel polline e in che quantità.

Il polline è stato raccolto con la trappola da fondo due volte a settimana da maggio a settembre in 4 diverse postazioni. I campioni di polline sono stati analizzati con una tecnica multi-residuale che permette di rilevare Imidacloprid con una sensibilità di 0,1ppb (0,001 mg/kg), altri neonicotinoidi di 0,5-2 ppb, e altri pesticidi di 1-10 ppb. Nei 102 campioni analizzati sono stati rilevati 37 pesticidi: 15 insetticidi/acaricidi, 11 fungicidi, 10 erbicidi, e un regolatore della crescita.

Tutti i campioni presentavano almeno un pesticida; i p. a. ritrovati con più frequenza: Coumaphos, Carbaryl, Phosmet, Imidacloprid. Imidacloprid è stato individuato ad alta concetrazione (70 ppb) in un unico campione; tutti gli altri campioni si attestavano su valori bassi. Nel polline importato dalle api dall’ esterno (pane d’ api) sono stati ritrovati frequentemente: Carbaryl, Imidacloprid, e Coumaphos. (Stoner, K.A. & B.D. Eitzer).

Cosa sono i metaboliti

Un metabolita è un prodotto del processo del metabolismo.

Dopo che una sostanza è stata assimilata dall’ organismo subisce un processo di trasformazione che ha la funzione di rendere la sostanza più facilmente assorbibile o eliminabile.

Dopo 6 ore dall’ ingestione, l’ ape ha completamente metabolizzato la molecola di imidacloprid, per cui se lo si va a cercare nelle api morte o nella covata, non lo si trova. In uno studio di intossicazione cronica per 10 giorni, tutti i metaboliti dell’ imidacloprid hanno mostrato uguale tossicità nei confronti delle api a dosaggi da 3000 a 100.000 volte inferiori rispetto alla dose necessaria per produrre gli stessi effetti per intossicazione acuta.

Anche nel caso di fipronil, i suoi metaboliti, risultato della fotodegradazione, mantengono una elevatissima efficacia insetticida, simile alla molecola di partenza.

Cosa ci dicono e cosa non ci dicono le analisi

Intanto nei campioni consegnati verranno ricercati soltanto quei principi attivi richiesti. Le analisi potrebbero risultare negative per il p. a. ricercato ma potrebbero essere positive per i suoi metaboliti (cioè le molecole in cui si trasforma il p. a. a seguito della degradazione).

Un analisi completa dovrebbe quindi includere la ricerca dei p. a. e dei relativi metaboliti. Nel rapporto di prova troveremo tutto l’ elenco dei principi attivi ricercati con accanto due possibili risposte; la prima “Presente”, con accanto il risultato espresso in mg/kg e di seguito il valore della DL50 per la sostanza trovata espressa in mcg/ape per ingestione, o eventualmente per contatto; oppure nella seconda possibilità leggeremo : “inferiore al Limite di Rilevabilità”.

A questo punto ci serve un po’ di matematica. 1 kg = 1000 g, 1 g = 1000 mg (milligrammi), 1 mg = 1000 mcg (microgrammi), 1 mcg = 1000 ng (nanogrammi), 1 ppb equivale a una parte per miliardo, 1 ppb = 1 mg/tonn = 0,001 mg/kg = 0,001 ng/mg.

Il valore che leggiamo nelle analisi ci dice la concentrazione media nel polline o sulle api, cioè i mg di p. a. presenti ogni kg di polline o api.

Per renderlo paragonabile con la DL50 dobbiamo calcolare la dose assunta dalle api.

Nel 2011 nel pane d’ api (il polline prelevato dai favi) di una famiglia di cui parlerò più avanti, è stato trovato l’ Imidacloprid alla concentrazione di 0,0068 mg/kg, che equivale a 0,0068 ng/mg.

Sappiamo che l’ ape nutrice consuma 65 mg di polline in 10 giorni, quindi moltiplicando 0,0068 ng/mg per 65 mg avremo 0,442 ng/ape la dose tossica assunta in 10 giorni espressa in ng/ape.

Per un altra famiglia il campione da analizzare erano api (ho raccolto 200 api morenti che ho subito congelate). E’ stato trovato Imidacloprid alla concentrazione di 0,2 mg/kg, che equivale a 0,2 mcg/g. Moltiplicando 0,2 mcg/g per 0,1g che è il peso di un’ ape, avremo 0,02 mcg/ape che corrisponde alla quantità media di Imidacloprid presente sopra o dentro le api.

Un’ altra questione importante riguarda il Limite di Rilevabilità. Nei referti dell’ analisi del 2011 eseguita dall’ IZS LT per la ricerca di imidacloprid nel polline è stato utilizzato un L.R. di 0,0002 mg/kg, nel 2012 il L.R. è 0,005 mg/kg . Nel 2010 per api adulte il L. R. era di 0,02 mg/kg; nel 2011 per api adulte il L.R. adottato nella prova eseguita era di 0,005 mg/kg.

Una ricerca del 2001, confermata da studi successivi, ci dice che “l’ ingestione di nano dosi di imidacloprid o di uno dei suoi metaboliti per 8 giorni, per un totale di 0,1 ng/ape ha provocato la morte del 50% delle api (Suchail et al. ,2001).

Torniamo alla matematica: la dose di 0,1 ng/ape diviso per 52 mg (peso del polline consumato in 8 giorni) = 0,0019 ng/mg che è uguale a 0,0019 mg/kg (concentrazione di imidacloprid nel polline). Lo stesso campione analizzato nel 2011 sarebbe risultato positivo (L.R. 0,0002 mg/kg), nel 2012 negativo (L.R. 0,005 mg/kg).

Forse il problema del Limite di Rilevabilità può spiegare alcuni dati contrastanti o poco probabili contenuti nelle relazioni sulle attività e risultati del progetto Apenet, e Beenet . Nonostante siano tra gli insetticidi più utilizzati non vengono trovati nelle numerose analisi eseguite.

Il Lim. Rilev. per le analisi del polline per la ricerca di imidacloprid, eseguite dall’ IZSLT nel 2012, è inadeguato. Matematica : 0,005 mg/kg = 0,005 ng/mg x 65 mg (consumo di polline in 10 giorni delle api nutrici) = 0,325 ng/ape /circa un decimo della DL50 per Imidacloprid). Tutti gli avvelenamenti sub letali sotto 0,005 mg/kg non verranno rilevati dalle analisi.

Info Redazione

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