martedì , 3 Febbraio 2026
Novembre in Apiario: Dinamiche del Glomere e Strategie di Svernamento
Foto di Pasquale Angrisani

Agenda lavori: novembre

Come sempre questo mese si presenta all’insegna della nostalgia, con giornate corte, piovose e molto mutevoli; sui monti la prima neve si è già fatta vedere e anche le brinate stanno mettendo fine a quel poco di nettare e polline che le nostre api potevano ancora trovare. Per le bottinatrici questo è tempo di assoluto riposo e quasi ovunque il ciclo di covata sta cessando o è già cessato.

Dentro l’arnia però le famiglie sono ancora in attività e si stanno preparando ad affrontare il lungo inverno; nelle ore calde spostano il miele laterale non opercolato verso il centro che sarà usato per primo dalle api quando la temperatura molto rigida non permetterà al glomere di scomporsi per andare a nutrirsi ai lati più lontani. Per questo motivo durante le visite autunnali di preinvernamento e di invernamento è bene spostare verso il centro eventuale miele non opercolato.

Sono questi piccoli accorgimenti che, se messi in pratica, aiutano a mantenere l’equilibrio interno della famiglia che così consuma per prime le scorte più a rischio in quanto non opercolate. Certamente questo mese tutti avranno già fatto l’invernamento, altrimenti è meglio affrettarsi dato che non è consigliato disturbare le api quando sono in glomere se non per necessità inderogabili.

Bisogna tener presente che un buon invernamento è alla base del buon svernamento; di invernamento ne è stato parlato più volte ma penso che non sia male ricordare ancora qualche regola fondamentale. Innanzi tutto i primi di ottobre si restringono i nidi togliendo il miele in eccedenza ed eventuali favi vuoti, si controllano le api regine e la consistenza delle famiglie, dopo di chè le api vanno lasciate tranquille per qualche tempo per permettere loro di sistemarsi e di abituarsi alla nuova situazione.

Dopo 15 – 20 giorni si procederà a fare l’invernamento definitivo, cercando di non esagerare nelle coperture e imbottiture che sono più dannose che utili, in special modo per la formazione di condense e umidità all’interno dell’arnia. E’ utile perciò riempire con materiale assorbente i vuoti rimasti all’interno e lasciare solo i favi coperti d’api; importante è imbottire bene il coprifavo, non mettere reti sopra il foro del nutritore, chiudere bene eventuali fessure fra il coprifavo e il nido per evitare correnti d’aria dannose per le api.

A meno che non sia indispensabile a causa di malattie o arnie in grave deperimento, non è consigliato fare travasi autunnali in quanto in questa stagione le api non raccolgono più propoli di cui hanno indispensabile bisogno sia per il risanamento e conservazione dell’arnia, sia come antibiotico naturale utile per combattere molte forme di malattia. L’eventuale raccolta della propoli si deve fare parzialmente poichè una parte deve rimanere dentro l’arnia proprio per la salute delle api.

All’inizio della primavera sono già stati osservati più volte i seguenti fenomeni: api poco attive, poco sviluppo di covata anche con regine giovani e abbondanza di scorte, api che si presentano di colore scuro, lucide, sparse per i favi inattive e tremolanti. Si può ovviare a questi inconvenienti con una buona nutrizione tiepida integrata con vitamine e proteine. Tutti ormai avranno certamente cessato la nutrizione liquida stimolante e ritengo che in novembre non ci sia bisogno nemmeno di candito; in questo caso sarebbe un segno proprio negativo e significherebbe mancanza di scorte dentro al nido che porterebbe necessariamente all’unione delle famiglie che verrebbero altrimenti selezionate durante l’inverno.

lavori del mese di novembre
Restringimento del nido con diaframma

Nel mese di novembre dovranno essere cessati anche tutti i trattamenti curativi, sia per la Varroasi che per altre malattie in quanto, essendo la temperatura troppo bassa, non si otterrebbe nessun risultato e inoltre, specialmente dove si usano soluzioni liquide, c’è il rischio di accumulo di sostanze chimiche con pericolo di assorbimento nei prodotti dell’alveare, specialmente nella cera e nel polline, particolarmente igroscopici. Pertanto: coloro che non hanno potuto fare i trattamenti in tempo dovranno rimandare il tutto all’inizio della primavera, sperando di trovare per allora le famiglie ancora in vita.
Anche chi ha usato le strisce, con qualsiasi principio attivo per la cura della varroasi, deve assolutamente levarle dai nidi in quanto è inutile volerle usare quando le api sono in glomere e quindi non circolano e non vanno a contatto con le strisce. Lasciare le strisce per tutto l’inverno si rischierebbe il fenomeno della farmaco-resistenza dell’acaro al prodotto con la conseguente formazione di ceppi resistenti nelle nuove generazioni di acari arrivando ben presto alla reinfestazione.

A questo proposito è bene pensare fin d’ora, laddove non si è ancora attrezzati, a preparare i fondi a rete e cassetto indispensabile per il controllo e la raccolta della varroa caduta. Ormai bisogna convincersi che questa è l’apicoltura del futuro e solo coloro che si adegueranno e osserveranno certe regole riusciranno a salvare le api, altrimenti, e questo è un nostro pronostico, nel giro di due anni tutti gli alveari andranno perduti.
Da quanto hanno sostenuto ultimamente autorevoli studiosi in materia di apicoltura e anche da quanto è scaturito dagli ultimi Convegni, sembra ci sia dell’ottimismo nella lotta alla varroa ed è stato lanciato lo slogan “addio Varroa”, inteso non nel senso che essa sia debellata totalmente, bensì che, uniti attraverso una lotta guidata, si potrà convivere con la Varroa senza ulteriori problemi.

Resta sempre però la necessità di trovare come alternativa un nuovo principio attivo per evitare l’assuefazione dell’acaro; in questo senso i coordinatori a livello Nazionale, assieme alle U.S.L. stanno già studiando e valutando la scelta migliore.

Più avanti ci faremo perciò premura di comunicare a tutti gli apicoltori quale sia l’esito di tale ricerca che speriamo sia recepita e messa in atto com’è avvenuto per altri prodotti la scorsa stagione, consapevoli che per combattere questo micidiale acaro bisogna essere tempestivi, uniti e coordinati, ma anche e soprattutto informati su quelli che sono ad esempio i pericoli causati dall’uso di prodotti chimici non registrati e pertanto pericolosi per l’ape e per l’apicoltore che usa i prodotti dell’alveare.

Un ultimo consiglio: diffidate dei venditori e dei preparatori di prodotti alternativi come le strisce di legno o altro imbevute di sostanze mal dosate, preparate artigianalmente da “piccoli chimici” improvvisati. Potrebbero portarvi a lungo andare all’inquinamento di cera, miele, e polline con conseguenze disastrose anche per le famiglie d’api. Perciò attenzione e prudenza se vogliamo conservare a lungo e puri quei grandi doni datici dalla meravigliosa ape.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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2 Commenti

  1. Posso solo dire molte grazie per i suggerimenti

  2. Molte grazie , utilissimi consigli !

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