lunedì , 26 Febbraio 2024
Come nutrire le api senza sensi di colpa

Come nutrire le api senza sensi di colpa. Pag. 2 di 5

Integrazione delle scorte invernali.

Come regola generale la migliore nutrizione degli alveari è sempre attraverso la somministrazione di candito, in seguito vedremo anche perché. Nella nostra azienda, in caso di necessità, nutriamo sempre e solo con il candito. L’unica deroga a questa regola è quando abbiamo necessità di far costruire i favi alla colonia, ad esempio se utilizziamo come tecnica associata di lotta alla Varroa l’asportazione della covata o quando introduciamo un pacco d’api in un’arnia: solo allora utilizziamo dello sciroppo. Il candito non stimola le api, non stimola neppure le loro malattie e le api lo consumano solo in caso di necessità impellente. In caso si aprisse uno spiraglio di raccolto, lo abbandonerebbero.

Quindi la somministrazione di sciroppo non è una pratica che utilizziamo di frequente. La sua utilità nel periodo pre invernamento delle colonie ha luogo quando nel nido dell’alveare ci sono davvero pochissime scorte. In questo caso, allora, la migliore integrazione la otterrai somministrando precocemente, nell’apposito nutritore, dello sciroppo ottenuto sciogliendo in acqua dello zucchero nella proporzione di 1:2 (ad esempio 1 litro di acqua ogni 2 kg di zucchero).

Ti consiglio, all’approssimarsi dell’autunno di distribuire uno sciroppo più concentrato (2 kg di zucchero in un litro di acqua è una soluzione satura, e aggiungendone dell’altro non si solubilizzerà) perché è quello che stimola meno l’attività delle api e facilita loro il compito della deumidificazione.

Per velocizzare la sua preparazione ti conviene scaldare l’acqua intorno a 80°C ed in seguito versare lo zucchero, rimestando per una decina di minuti. Mentre per far sì che si mantenga a lungo puoi utilizzare, come conservante e anti fermentativo, il timolo in polvere nella quantità di 1 g che in precedenza avrai solubilizzato in 5 ml alcol; questa quantità è sufficiente per 15 litri di sciroppo. O anche dell’acido formico: 2 ml per ogni litro di sciroppo. Parlerò in seguito dell’importanza della qualità degli alimenti da dare alle api. Devi sapere fin da subito però che somministrare sciroppo fermentato sarebbe come dare alle api del veleno.

Altro consiglio importante: gli intervalli di tempo durante il quale somministrerai lo sciroppo per arrivare al quantitativo voluto, devono essere brevi e il nutritore riempito fino alla sua massima capacità. Questo permette alla colonia di produrre il massimo dello stoccaggio dello sciroppo riducendo le controindicazioni che sono: aumento del metabolismo e stimolo per la regina a deporre le uova in un periodo nel quale, invece, sarebbe meglio arrivare al blocco della covata.

Lo sciroppo, però, deve essere somministrato solo se le api hanno la possibilità di uscire per defecare. Le api trattengono i loro escrementi, quando non possono uscire dall’alveare, in un’apposita ampolla rettale. Lo sciroppo aumenta il loro metabolismo aumentando, quindi, anche gli escrementi. Se non possono uscire per purificarsi, rischiano di ammalarsi di nosemiasi. Il Nosema (apis o ceranae) è un fungo che si moltiplica nelle cellule epiteliali del loro intestino. Se l’ampolla rettale è piena di deiezioni per lungo tempo, le spore di Nosema germinano e il microrganismo si moltiplica più facilmente.

Lo zucchero che le api preferiscono e che tutte le ricerche scientifiche tendono a considerare il migliore perché non diminuisce l’aspettativa di vita delle api è il saccarosio, ovvero il semplice zucchero da cucina. Naturalmente il migliore alimento zuccherino in assoluto, dal punto di vista nutrizionale, è il miele ed è così ovvio che non ci sarebbe neppure il bisogno di dirlo; ma restituire alle api il miele può essere un’operazione che riserva delle spiacevoli sorprese. La prima è di tipo sanitario: se il miele è di dubbia provenienza, potrebbe essere veicolo di malattie, quali la peste americana; e a questo puoi ovviare utilizzando sempre il tuo miele. Il secondo rischio è quello di innescare fenomeni di saccheggio. Infatti il miele emana degli aromi che eccitano le api degli alveari vicini; se c’è pericolo di saccheggio devi somministrare nutrimento a base di miele sempre sul far della sera.

Come nutrire le api senza sensi di colpaIn ogni caso, è importante sottolineare che qualsiasi alimento zuccherino tu decidi di somministrare alle api questo deve essere di ottima qualità. Sia nel caso che lo acquisti o che lo prepari personalmente, è fondamentale valutare se i singoli componenti siano adatti ad una alimentazione sana delle api; ci sono degli zuccheri quali galattosio, mannosio e lattosio che a certe concentrazioni possono essere tossici. Molto tossici sono anche quegli alimenti troppo ricchi di minerali. Il miele ha una media di ceneri pari a 0,17% e se le api assumono uno sciroppo troppo ricco di minerali potrebbero avere la dissenteria. Lo zucchero bianco è l’alimento che apporta meno quantità di minerali; lo zucchero biologico ne ha di più ma ancora in quantità non tossiche per le api. Lo zucchero di canna bruno che al suo interno ha anche della melassa, invece, può arrivare a concentrazioni di minerali anche 10 volte superiori a quelle medie del miele. Se si vuole utilizzare questo alimento è meglio che ti fai dare dal rivenditore una scheda del prodotto che riporti tra i vari costituenti anche i minerali.

Un altro elemento tossico è il 5-idrossimetilfurfurale (HMF) che è il prodotto di degradazione degli zuccheri, soprattutto il fruttosio, universalmente riconosciuto come uno dei principali composti che indicano il deterioramento nella qualità di una vasta gamma di alimenti, tra cui il miele. Ma anche sciroppi, succhi di frutta, marmellate e molte delle bevande gassate che vengono utilizzate in estate per dissetarsi. Il deterioramento si ha per un eccessivo riscaldamento, perché l’alimento è acido o per inappropriate condizioni di conservazione. Alcuni recenti studi sembrano rassicurare sulla quantità di HMF che le api riescono a sopportare senza riportare grossi danni, superiore a 300mg/kg. È stato osservato che sciroppo o candito somministrato alle api con dosi alte di HMF influenzano l’aspettativa di vita delle operaie. Dato che l’aspettativa di vita delle api invernali è un parametro molto importante affinché l’alveare sverni bene e si trovi in grande forma all’uscita dall’inverno, l’alimento che più deve essere controllato è il candito, visto che, come vedremo successivamente, è l’unico alimento da somministrare durante la stagione fredda.

Utilizzare il calore e l’acidità per invertire lo zucchero non è necessario perché le api attraverso il loro metabolismo introducono l’enzima invertasi che provvede all’idrolisi del saccarosio in fruttosio e glucosio.

I nutritori.

In commercio esistono una miriade di attrezzature adatte alla somministrazione dello sciroppo. Lo puoi dare attraverso il classico nutritore cilindrico da porre sopra il coprifavo, oppure con un nutritore a depressione, o anche attraverso il nutritore “a tasca”, che prende il posto di un favo all’interno del nido.

Il vantaggio maggiore del nutritore cilindrico sta nella rapidità con la quale è possibile somministrare lo sciroppo. Infatti basta alzare il tetto e il coperchio del nutritore per introdurre il liquido zuccherino. Per velocizzare e evitare perdite di sciroppo puoi farti aiutare da un innaffiatoio. Attento però perché le gocce di sciroppo che possono finire sul coprifavo possono richiamare alcuni insetti, soprattutto formiche. Lo stesso accade se il coperchio del nutritore non è a perfetta tenuta. Inoltre, lo sciroppo risente della temperatura esterna e se quella dell’aria è particolarmente fredda, le api non lo assumono volentieri o addirittura non lo assumono affatto. C’è anche da dire che quando lo dovrai riporre in magazzino dopo l’uso è scomodo, perché è composto di tre pezzi: molto spesso le varie ditte produttrici lo realizzano con delle piccole varianti, che rendono le varie parti non interscambiabili. Difficile, per lo stesso motivo, anche la sua pulizia.

Il nutritore a depressione, che è la diretta alternativa a quello cilindrico, perché rimane pur sempre un nutritore esterno, è più facile da riporre e da pulire ma più lento quando devi usarlo per via del fatto che il tappo lo devi preventivamente svitare e subito dopo averlo riempito, riavvitare. Il consiglio, a chi piace questo tipo di nutritore, è quello di acquistarlo di plastica perché in quello di metallo, dopo qualche tempo, si forma della ruggine nella ghiera del tappo che non permette più la tenuta nei confronti dell’aria che è il presupposto di base perché funzioni correttamente. Il nutritore a depressione è il nutritore più utilizzato nell’apicoltura industrializzata dei paesi nordici per integrare le scorte invernali. Infatti, ne esistono di grandissime dimensioni che permettono, una volta riempiti, di dare alle api fino ad una ventina di litri di sciroppo in una sola volta. Cose da pazzi!

Il nutritore a tasca ha alcuni vantaggi rispetto agli altri. Intanto lo puoi utilizzare anche come diaframma e poi permette alle api di ingerire lo sciroppo ad una temperatura più consona. Però quando lo vuoi utilizzare devi eliminare un favo dal nido di cui prenderà il posto e comunque per nutrire sarai costretto ad aprire l’alveare e non sempre le condizioni climatiche te lo permetteranno. Per non far affogare le api nello sciroppo, inserisci al suo interno dei piccoli bastoncini di legno dove le api possano posarsi. Ma non è necessario se il nutritore a tasca è di legno o se è inserito al suo interno una rete che funge da appoggio. Continua alla Pag. 3 di 5

Marco Valentini
Fonte: bioapi

Bibliografia

  • Alejandra Vásquez and Tobias C. Olofsson – The lactic acid bacteria involved in the production of bee pollen and bee bread. Journal of Apicultural Research 48(3):189-195 · July 2009
  • Vanessa Corby-Harris, Patrick Maes and Kirk E Anderson – The Bacterial Communities Associated with Honey Bee (Apis mellifera) Foragers. PLoS ONE 9(4):e95056 · April 2014

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