martedì , 16 Agosto 2022
bombi
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I bombi (Bombus)

I bombi (Bombus) sono insetti imenotteri appartenenti alla famiglia degli Apidi. Come le api europee (Apis mellifera) sono insetti impollinatori che si nutrono di nettare e polline di un’ampia varietà di piante.

Come riconoscere il bombo
I bombi sono facilmente riconoscibili per la forma del loro corpo, che è particolarmente arrotondata e tozza rispetto a quella delle api e delle vespe. I bombi hanno inoltre una livrea gialla e nera a bande larghe, ma alcune specie presentano tonalità di colore più tendenti all’arancione e altre hanno, invece, il corpo quasi completamente nero. Un altro fattore che li rende particolarmente riconoscibili è lo strato di soffice peluria che ricopre quasi tutto il loro busto.

Secondo uno studio pubblicato dal dipartimento di Agricoltura della University of Florida, sono caratterizzati dal cosiddetto “cestino del polline”, chiamato anche corbicula, una sorta di canestro che si trova sulle tibie posteriori delle femmine, all’interno del quale viene posizionato il nutrimento prima di tornare verso il nido.

Oltre ad essere sprovvisti della corbicula, i maschi dei bombi, sono anche privi di pungiglione.

Gli insetti appartenenti a questo genere raggiungono mediamente dai 9 ai 16 millimetri per i maschi e le operaie, mentre le regine, riconoscibili proprio perché più grandi, possono arrivare anche ai 2,8 centimetri.

A differenza delle api, il loro pungiglione non è dentellato, ciò significa che nel caso in cui si sentano in pericolo, possono pungere anche ripetutamente.

La vita dei bombi
I bombi sono quasi tutti insetti eusociali. Ciò significa che vivono all’interno di colonie in cui ogni individuo ha un ruolo indispensabile per il sostentamento della comunità. Le colonie raggiungono numeri nettamente inferiori rispetto a quelle delle api e delle vespe e ospitano mediamente da 50 a 300 esemplari

In primavera, la regina si sveglia dal letargo e cerca immediatamente il nutrimento necessario per riuscire a fondare una nuova colonia. Generalmente sceglie le cavità degli alberi, oppure buchi nel terreno che abbiano le dimensioni sufficienti per ospitare tutti i bombi che nasceranno nei mesi a venire. Costruirà poi una cella all’interno della quale verranno depositate le prime uova dalle quali nasceranno le operaie.

Le prime operaie si occuperanno di raccogliere il polline ed aiuteranno, inoltre, la regina a costruire il nido in questa fase iniziale.

Solo in seguito nasceranno le prime femmine feconde, le quali daranno poi origine ai maschi, che feconderanno a loro volta le nuove femmine. Le ultime nate della stagione, intorno alla fine dell’estate saranno le uniche a superare l’inverno, riparandosi dal freddo all’interno di buchi protetti nel terreno o nei muri. Toccherà a loro sviluppare le colonie dell’anno successivo.

Alimentazione
I bombi sono raccoglitori piuttosto generalisti e si nutrono, infatti, del nettare e del polline di un’ampia varietà di piante. Gli individui adulti, durante il proprio volo, si occupano di reperire il nutrimento sufficiente sia per sé stessi sia per le larve che crescono all’interno delle celle nel nido.

Trattandosi di un genere molto ampio, va però detto che la loro alimentazione può variare in maniera importante da una specie all’altra. Le preferenze alimentari, infatti, sono anche dettate dalla lunghezza della ligula (ovvero l’apparato boccale), la quale può permettere, o meno, di accedere a risorse nascoste all’interno di alcune piante particolarmente profonde.

Distribuzione e habitat
I bombi sono diffusi nelle regioni temperate e sub tropicali del Nord e Sud America, in Europa e in Asia. Sono invece assenti in Australia e in gran parte dell’India e dell’Africa.

Il loro habitat è molto vario e comprende praterie, foreste, paludi, ma anche aree urbane e semi urbanizzate dove siano presenti piante a sufficienza per nutrirsi. Per questi insetti è inoltre indispensabile che siano anche presenti anfratti e fessure dove costruire i propri nidi, i quali vengono spesso sottratti ad altre specie oppure ad altre colonie di bombi.

Gli alberi a cui attingono più spesso sono i meleti, i mandorli, i ciliegi e gli albicocchi. Si nutrono però anche del polline presente nei cespugli di more, di mirtilli e anche nelle piante di cetrioli, melanzane, peperoni, prugne e fragole.

Conservazione
Il numero di bombi è in costante calo a tutte le latitudini, ciò accade soprattutto a causa dell’utilizzo massiccio di pesticidi, ai quali questi insetti sono particolarmente sensibili.

Anche la distruzione degli habitat e la riduzione degli spazi dedicati all’agricoltura riduce il numero di bombi nelle nuove zone antropizzate.

La specie Bombus alpinus, endemica delle zone alpine, ad esempio, secondo la IUCN è minacciata dalla frammentazione del suo habitat, ma anche dal cambiamento climatico. A partire dal 1984, infatti, negli ultimi decenni la sua diffusione si è trasferita mediamente ad un’altitudine di circa 450 metri superiore. La stessa specie, particolarmente diffusa in Piemonte, Lombardia e Trentino, soffre anche l’aumento della diffusione dei pascoli intensivi, i quali riducono le risorse alimentari dei bombi.

Non bisogna, inoltre, sottovalutare l’impatto della conversione delle aree idonee allo sviluppo di colonie di bombi, in terreni adibiti a zone turistico ricreative.

I bombi sono pericolosi?
I bombi pungono solo raramente, ma il rischio aumenta se si cammina, ad esempio, a piedi nudi nei prati, oppure se si trascorre molto tempo nei frutteti, manipolando i fiori dove questi insetti si nutrono di pollini e nettare.

La loro puntura è meno dolorosa di quella delle api e delle vespe, ma è comunque pericolosa per i soggetti allergici, perché la composizione del veleno non è molto diversa.

Prima di pungere, i bombi sollevano le zampe mediane e si direzionano con l’addome verso l’aggressore. Questo segnale può essere un indizio (soprattutto per chi è allergico o sensibile) che è necessario comportarsi con la massima prudenza.

Claudia Negrisolo
Validato dalla Dott.ssa Federica Pirrone  Membro del Comitato Scientifico di kodami, Etologa.

Fonte: kodami

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