sabato , 13 Aprile 2024
Il calendario dell'apicoltore: aprile
La presenza di feromoni di covata prodotti dalle giovani larve stimola la raccolta del polline; di conseguenza, gli apicoltori che vedono entrare nell’alveare molte api cariche di polline possono generalmente presumere che la colonia abbia una buona regina con covata abbondante.

Il calendario dell’apicoltore: aprile

Siamo finalmente giunti nel mese delle grandi speranze, ormai le api volano tutti i giorni e si vedono rientrare con le cestelle rigonfie del prezioso polline molto importante per lo sviluppo della covata. Come ben sappiamo esso è indispensabile per la produzione della pappa reale necessaria alle piccole
larvicine per il loro sviluppo.

Penso che la prima visita sia già stata fatta nel mese di marzo così come la pulizia primaverile. Gli alveari non sono ancora nel pieno dello sviluppo in quanto abbiamo ancora le notti fresche specialmente sopra i 500 m. perciò lo svernamento deve essere fatto gradatamente. Liberare i nidi dal materiale interno o esterno lasciando però i diaframmi e possibilmente il materiale sul coprifavo e non allargare troppo le porticine pena il raffreddamento della covata e il conseguente calo di deposizione da parte della regina proprio a causa della scarsità di api giovani disponibili a tener calda la covata. Dunque uno svernamento troppo anticipato e totale può essere più dannoso che utile.

È ora di cominciare a graffiare i telaini più vecchi di miele, che poi saranno portati ai lati o eliminati, questa indubbiamente è la miglior nutrizione stimolante; non scambiare i telaini con altre arnie specialmente se si ha il sospetto di qualche malattia, sarebbe come voler infettare tutto l’apiario, prima di tutto fare i dovuti accertamenti e poi regolarsi di conseguenza.

Non è ancora il tempo di dare fogli cerei, almeno nella prima metà del mese. Accertarsi, prima, che incomincino a produrre cera altrimenti verrebbero rosicchiati e riciclati dalle api ed inoltre farebbero da diaframma contribuendo al raffreddamento del nido.
Bisogna regolarsi a seconda delle altitudini e della flora circostante, quando le api occupano la parte interna del diaframma allargare i nidi aggiungendo, uno alla volta, telaini già costruiti che certamente si avranno di scorta.

Qualcuno avrà trovato qualche alveare orfano, se non ha già provveduto ad unire questi con una famiglia normale, bisogna operare subito altrimenti le api allevano una fucaiola e poi non è più consigliabile alcun rimedio. Sarà difficile, almeno nella prima metà del mese, avere le celle reali necessarie per ovviare all’orfanità; anche se ci fossero se l’alveare è troppo debole non vale la pena di tentare è meglio riunire e attendere la sciamatura naturale che è molto vicina.

Preparare piuttosto tutto il necessario per sfruttarla e cioè: qualche arnia vuota e pulita munita di diaframmi e nutritori oppure arniette per nuclei da 4/5 telaini.

Ora cerchiamo di individuare gli alveari più forti e laboriosi, li segniamo e li teniamo sotto controllo dando magari a questi un punteggio, ad esempio da 1 a 3: la 1 sarà la famiglia migliore del nostro apiario, la 2 sarà la media e la 3 sarà la scadente.

Fatta questa scelta forzeremo le n. 1 per la sciamatura con una buona nutrizione stimolante e senza mettere il melario; le n. 2 saranno destinate al raccolto, mettiamo i melari a tempo opportuno, senza aspettare il riempimento del nido; si può lasciare il diaframma, la famiglia va a melario anche su otto telaini. Quando è il momento della grande importazione le api sono già nel melario e si aggiunge poi il foglio cereo senza perdita diraccolto e senza spopola mento del melario.
Gli alveari n. 3 andranno a melario più tardi oppure serviranno per integrare i nuclei o altre arnie oppure gli sciami. Le famiglie n. 1 daranno dei grossi sciami e nei ceppi avremo ancora una grossa quantità di api con molte celle reali pronte per essere usate.

Sciame di api piccoloIndividuata l’arnia che ha sciamato, lasciare lo sciame dov’è fino a sera e agire subito sul ceppo; cercare i telaini forniti di celle reali e dividere in 3 nuclei o 2 se sono poche; collocarli nella arniette già preparate o in un’arnia divisa in 2 con diaframma ermetico.

Allontanarli dall’apiario in un luogo fresco e ombroso ben chiusi e con le porticine strette per evitare i saccheggi; al posto del ceppo mettere un’arnia pulita munita di qualche telaino già costruito e fogli cerei, verso sera raccogliere lo sciame e introdurvelo. Succederà che le api bottinatrici che usciranno nei primi giorni dai nuclei torneranno al vecchio posto formando così assieme allo sciame un alveare forte che con una buona stagione andrà a melario.

Nei nuclei resteranno le api giovani, che non hanno sciamato per tener calda la covata e la covata matura che ogni ‘giorno sfarfallerà; dopo pochi giorni la vita nei nuclei tornerà normale; certamente questi vanno tenuti sotto controllo e se si nota troppo la scarsità di api basta integrarli con un telaino di covata matura o scrollandovi dentro un telai no d’api preso da altri alveari, le giovani resteranno e le bottinatrici torneranno al vecchio posto.

Se tutto va bene avremo così ottenuto tre ottime regine da sciame naturale, che sono le migliori, e un alveare che ci darà raccolto ed inoltre avremo selezionato il meglio del nostro apiario. Le regine dopo la fecondazione potranno essere usate per sostituire altre troppo vecchie e improduttive, riunendo poi i restanti nuclei ‘si avrà un’ alveare forte da invernare, oppure, se ben nutriti e guidati, si possono anche invernare ‘su 4/5 telaini e avremo la primavera prossima 2/3 famiglie che sicuramente daranno il raccolto. Secondo il mio modesto parere questo è il sistema più facile, senza rinunciare al raccolto ed inoltre è alla portata di tutti, anche dei meno esperti.

Si è parlato tanto anche della, sciamatura artificiale sia per divisione che per contribuzione e certamente è molto valida e molto redditizia ma ha anche i suoi lati negativi, prima di tutto per la bontà delle regine che certamente non sono come quelle naturali e per seconda cosa, bisogna avere una’ certa pratica e dimestichezza con le api, altrimenti si rischia di ottenere un fallimento totale con perdita di raccolto e confusione nell’apiario. Cercheremo però ugualmente di parlarne nel prossimo numero almeno per i più
intraprendenti.

Per chi raccoglie il polline è ora di mettere le trappole. Attenzione però: regolarsi sempre sulla fioritura del tarasacco (dente di leone) a seconda delle altitudini.

E bene prima controllare che i nidi abbiano scorte sufficienti, poi incominciare il raccolto tranquillamente.
È stato calcolato da studi scientifici che un alveare forte nella norma raccoglie in un anno dai 25 ai 30 Kg. di polline, gran parte di questo viene utilizzato per il nutrimento della covata. Durante tutto l’arco della stagione apistica è stato stimato che si può tranquillamente raccogliere dai 2 ai 3 Kg. di polline per alveare, senza per questo provocare danni alla famiglia. Ci sarà eventualmente un lieve calo nel melario ma vi assicuro che non è neanche di un terzo, che a sua volta è largamente remunerato dal polline sia dal lato economico che da quello della salute, inoltre evitiamo l’intasamento dei telaini aumentando il posto per la covata e riducendo la formazione di muffe del polline, o micosi, durante il periodo invernale. Perciò provate e avrete delle grandi soddisfazioni.

Per quanto riguarda allevamento di regine e produzione di pappa reale è ora di preparare i cassoni o le arnie. Stimolare lo sviluppo delle famiglie con una buona nutrizione e dopo la metà del mese preparare gli starter forniti di covata opercolata e api giovani. Si potranno così incominciare gli innesti ai primi· di maggio con l’avvento della grande importazione.

Anche questa è una branca dell’apicoltura poco praticata da noi, come lo è la raccolta della propoli, ma che darebbero soddisfazione economiche e morali. Nelle annate con poca produzione di miele tutti questi prodotti dell’alveare possono sostituire largamente il mancato raccolto nettarifero, ed essere molto utili nel mantenimento della nostra salute per il loro valore vitaminico, proteico e medicamentoso.

Ricordo sempre la battuta che disse il Prof. Yves Donadieu in un nostro colloquio: «Le api fanno anche il miele» .

Per chi vuoi provare ci sono in vendita buoni trattati in materia, poi si deve fare un po’ di pratica presso qualche apicoltore esperto. Due parole di raccomandazione sulle malattie a costo di diventare noioso; ma ripeto ancora: fate analizzare le api e fate accerta- menti e test per la Varroa come è già stato consigliato più volte, solo facendoci più diligenti potremo salvare l’apicoltura; altrimenti saranno le malattie a fare la selezione degli apiari con grave perdita del patrimonio apistico insostituibile veicolo dell’impollinazione.
Auguro come sempre a tutti buon lavoro e buona stagione apistica.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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