sabato , 24 Febbraio 2024
L'invernamento degli alveari
Foto di Pasquale Angrisani

L’invernamento degli alveari

La stagione apìstìca volge ormai al termine e come d’abitudine in questo periodo è necessario iniziare a valutare l’invernamento delle api, l’opportunità di assicurare agli alveari il migliore ìnvernamento possibile cioè, per intenderci, la realizzazione di quelle condizioni essenzìalì che sono alla base del successo produttivo della prossima stagione o comunque di un tranquillo e regolare superamento dei rigori invernali’ da parte dei nostri alveari.

Si ripresenta pertanto l’occasione di descrivere quelle che sono le operazioni caratteristiche di questo periodo dell’anno nel particolare interesse di quegli apicoltori che da poco sono entrati nel settore e che quindi quest’anno dopo una felice stagione produttiva, si trovano per la prima volta difronte al problema di predisporre le famiglie nel modo più corretto per il superamento della stagione fredda.

Verifica delle scorte
Nelle annate difficili. quando non tutti i favi del melario sono stati riempiti di miele, l’apicoltore subisce spesso la tentazione di togliere quanto più miele possibile dagli alveari. E’ evidente che questa tentazione può essere facilmente soddisfatta, in quanto è molto semplice ed agevole estrarre anche i favi colmi di miele che si trovano nel nido, incrementando così l’ultimo raccolto ma privando però le api di indispensabili provviste.

L'invernamento degli alveariMolto presto ci si accorgerà di aver vissuto una pura e semplice illusione. Le api avevano bisogno di quel miele per superare con facilità l’inverno e per potersi sufficientemente sviluppare a primavera, con la ripresa dell’attività. Mancando tali provviste i danni possono essere irreparabili: le famiglie corrono il rischio di estinguersi ancora prima della fine dell’inverno e spesso con grande sorpresa dell’incauto apicoltore. Ecco perchè dopo l’ultimo raccolto si procede normalmente ad una visita di controllo, operazione meglio conosciuta con il nome di invernamento.

Tutti gli alveari dell’apìario vengono attentamente controllati con lo scopo di conoscere le condizioni particolari di ciascuna famiglia; l’entità delle provviste è nel nostro caso l’aspetto più importante da valutare. Parallelamente, verranno anche esaminate le condizioni sanitarie, la forza numerica delle famiglie, lo stato di isolamento e coibentazione.

Nutrizione integrativa
L’apicoltore esperto sa valutare con estrema facilità e a colpo d’occhio la quantità di provviste presenti nel nido.
Per il neofìta è necessario acquisire un pò di pratica. tenendo inizialmente conto di alcuni dati teorici che possono offrire un’idea di base per una stima attendibile:

  • un decimetro quadrato di favo opercolato corrisponde a circa 350 grammi di miele;
  • nelle zone temperate il consumo medio, dall’invernamento alla ripresa primaverile dell’attività, si aggira sui 2 kilogrammi al mese. Ne risulta che una famiglia avrà mediamente bisogno di almeno 10-15 kg di miele per superare agevolmente la stagione invernale.

L'invernamento degli alveariUna volta valutate le quantità di scorte presenti sarà bene provvedere al pareggiamento di tutti gli alveari, integrando i più deboli e raggiungendo un livello medio generale. Nonostante tutto, possono essere presenti sciami tardivi e famiglie deboli, completamente prive di provviste. E’ bene in genere riunire questi nuclei fino a creare famiglie sufficientemente popolate. A queste famiglie occorrerà poi somministrare una nutrizione a base di sciroppo di zucchero, nel periodo autunnale, e di candito nel periodo caratterizzato da temperature più rigide.

Si deve inoltre tenere presente che fornendo 2 nutritori a tasca, della capacità di 3 litri ciascuno, contenenti complessivamente 6 litri di sciroppo ottenuti con 5 kg di zucchero e 3 litri di acqua, le api immagazzinano circa 4,5 kg di zucchero.

Nel periodo autunnale la nutrizione richiama moltissimo il saccheggio, anche se fatta con lo zucchero. Occorre quindi osservare indispensabili norme precauzionali, nutrendo dopo il tramonto e con piccole quantità assimilabili in breve tempo. Nonostante queste precauzioni può essere pericoloso nutrire famiglie deboli. Se proprio necessario, meglio somministrare lo sciroppo alle famiglie più forti e, una volta ottenute le scorte, trasferire i favi ai nuclei bìsognosi.

I favi con provviste possono essere gradualmente spostati verso il centro del nido preoccupandosi di mettere a rotazione, verso l’esterno, i favi più vecchi per una successiva progressiva sostituzione. L’apicoltore deve avere presente che le famiglie troppo piccole fanno fatica a mantenersi a contatto con le riserve alimentari situate in posizioni scomode. Conseguentemente è possibile che si verifichino delle perdite invernali, con moria di api, pur essendo le provviste presenti ma distanti dal glomere.

Riduzione del nido
Nel nido non si lasciano solitamente altri favì oltre quelli presidiati dalle api. Se si intende inserire dei diaframmi all’interno del nido è buona norma non avvicinare il diaframma a ridosso dell’ultimo favo; l’umidità andrebbe a formare una condensa sulla parete interna del diaframma, provocando muffe sui favi e fastidiosi problemi alle api. L’ideale sarebbe di poter avere durante l’inverno i favi distanziati dalle due pareti laterali.

Come abbiamo già detto, provviste di miele e polline è bene siano concentrate nei favi presidiati dalle api. Non bisogna commettere l’errore di tenere il polline sui favi esterni; ammuffirebbe in poco tempo. Se i favi sono presidiati, invece, il pericolo di fermentazione o di formazione di muffe non sussiste.

Circa l’eventuale presenza del melario sul nido, in occasione della visita di invernamento se ne consiglia l’asportazione per limitare durante l’inverno la dispersione del calore prodotto dal glomere. Segnaliamo tuttavia che in certe zone, soprattutto in quelle a clima più mite, diversi apicoltori tendono a lasciare sul nido il melario anche durante l’inverno, interponendo comunque fra i due elementi una lastra di masonite oppure più semplicemente un telo di plastica.

IL pericolo dell’umidità
Quando le pareti esterne dell’arnia sono state verniciate con smalti sintetici, diminuisce la porosìtà del legno e si verifica di conseguenza una maggiore formazione di umidità che, condensandosi, si raccoglie sotto forma di goccìolìne, prima sulle pareti interne dell’arnia, poi sul fondo. Il ristagno di questa condensa può creare durante l’inverno notevoli fastidi al glomere. Le stesse api che di volta in volta vanno morendo, cadendo sul fondo bagnato creerebbero uno strato di materiale organico in decomposizione.

Questi inconvenienti possono essere eliminati inclinando leggermente le arnie sul davanti; meglio ancora inserendo sul fondo anche un cartone ondulato che assorba l’umidità condensata, da eliminare nella primavera suecessiva.

Con questi pressuppostimnon dovrebbe essere difficile superare l’inverno, per lungo e rigido che sia. Ingiustificate sono le preoccupazioni di quegli apicoltori che isolano in maniera oltremodo esagerata i loro alveari, spesso con materiali sintetici. Meglio sarebbe favorire la circolazione d’aria all’interno del nido ed il conseguente deflusso delle condense più umide; meglio ancora, lo abbiamo detto fin dall’inizio, sarebbe lasciare le necessarie scorte invernali alle api che solo nutrendosi ogni volta che ne hanno bisogno possono resistere alle temperature più basse, procedendo efficientemente alla termoregolazione del glomere.

Fonte: Apitalia Anno XIII N.22

Info Redazione

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Un commento

  1. Per me il miele nel nido si deve lasciare tutto per la sopravvivenza delle api.

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