venerdì , 24 Settembre 2021
La trasmissione delle malattie infettive delle api

La trasmissione delle malattie infettive delle api

Il concetto di malattia infettiva e diffusiva delle api è molto semplice e certamente tra i più comprensibili fenomeni di patologia. Eppure capita abbastanza spesso di rintracciare nella mentalità comune una visione abbastanza confusa, soprattutto riguardo al connesso aspetto della contagiosità. Tipico esempio in proposito è la diffusa convinzione che la peste americana possa derivare dall’eccessivo invecchiamento dei favi.

In realtà il concetto di malattia infettiva e diffusiva diviene abbastanza semplice e meglio comprensibile ponendo l’attenzione sulla causa; ebbene, le cause delle malattie infettive sono sempre rappresentate da organismi viventi di dimensioni microscopiche, che si sono evoluti in tal senso e che ricercano e scelgono come «ambiente» su cui vivere e moltiplicarsi un altro organismo vivente. Si tratta in altre parole di veri e propri parassiti microscopici che sfruttano i tessuti e le cellule di altri organismi a vantaggio della loro sopravvivenza e sviluppo ma a danno del loro ospite. Viste in questa luce le malattie infettive e parassitarie si dimostrano come un fenomeno naturale da sempre esistito e comune a tutti gli esseri viventi tanto che nessuno di essi è indenne da avversari del genere e talvolta gli stessi parassiti hanno i loro antagonisti.
Questi microrganismi responsabili delle malattie si sono nella loro evoluzione più o meno specializzati e attuano svariati meccanismi molto spesso assai sofisticati per perseguire il loro scopo. Per contro, gli organismi viventi hanno a loro volta elaborato e messo a punto, sempre con i tempi dell’evoluzione, altrettanti sistemi difensivi con i quali ostacolano, e il più delle volte con successo, i potenziali aggressori. Ne è un esempio, la capacità di elaborare anticorpi da parte dei viventi più evoluti.

Seppure privo di tali difese l’alveare possiede non di meno moltissimi meccanismi di difesa contro i diversi avversari, sia intrinseci ai suoi costituenti (potere antibatterico del miele, della propoli, ecc.) sia legati alle attitudini e ai comportamenti delle api. In condizioni normali nell’ambiente alveare s’instaura un equilibrio dinamico nel quale i microrganismi sono tenuti lontani o sotto la soglia di nocività. Può però accadere che un microrganismo perché
molto forte, aggressivo e specializzato, o perché trova in alcuni fattori ambientali degli alleati che ne potenziano la forza o perché altre cause riducono le capacità di difesa dell’alveare, riesca ad avere il sopravvento. Il suo sviluppo a carico dell’ospite corrisponde all’infezione, ma quando è superata una certa soglia, compaiono segni di sofferenza e di risentimento da parte dell’ospite: è la malattia.

Le malattie infettive sono contraddistinte dal fatto che la loro causa, un organismo vivente, non si estingue in un singolo episodio ma è continuamente alla ricerca di nuovi ospiti e il suo sviluppo in una prima vittima rappresenta solo un passaggio transitorio in cui si creano le premesse perché l’infezione perseguita e proceda verso nuovi destinatari nel tempo e nello spazio, attraverso il cosiddetto contagio.

Lo studio di tutti i fenomeni attinenti a questo processo prende il nome di epidemiologia (anche epizoologia quando si riferisce ad animali) il cui capitolo portante è costituito dallo studio delle diverse modalità di trasmissione. L’analisi di questi fenomeni ci porta a considerare in primo luogo una fonte di contagio, cioè un punto di origine da cui il parassita proviene. Le fonti possono essere di due tipi: organismi viventi (o anche morti) che ospitano il parassita e ambiente. Il primo caso riguarda gli alveari contaminati, infetti, portatori sani o appena morti. Nel secondo gruppo vanno invece inclusi tutti gli elementi inanimati o anche animati in cui il parassita può stazionare in attesa di trovare un destinatario adeguato alle sue esigenze. Nell’apicoltura possiamo ricordare i favi, gli attrezzi, le arnie, il miele, la cera e così via. Tra i vettori animati possiamo menzionare la tarma della cera e talvolta lo stesso apicoltore.

L’altro termine necessario perché si abbia la trasmissione dell’infezione è l’esistenza di uno (o più) organismi recettivi cioè vulnerabili e passibili di ricevere l’aggressione del parassita. Se questo entra in rapporti diretti con un suo simile che costituisce la fonte di contagio, si parla di contagio diretto. Tutte le volte che invece si verifica un passaggio intermedio con l’interposizione di un elemento ambientale, si parla di contagio indiretto. Questo può avvenire attraverso molti intermediari: passivi, meccanici, attivi. Può essere in altre parole l’ambiente in senso stretto (api che si appropriano di miele infetto o che si abbeverano in acque infette) oppure si può trattare di un tramite animato che trasferisce l’infezione come nel caso dell’apicoltore nel corso di una riunione o di una sciamatura naturale o artificiale. Si può trattare infine delle stesse api che, ad esempio, nel corso di un saccheggio, si contaminano con spore che poi introducono nell’alveare di provenienza ed altri casi ancora.

Il saccheggio

Se sulla scorta di queste nozioni esaminiamo le modalità di trasmissione delle malattie delle api mellifiche ci rendiamo subito conto della molteplicità delle occasioni di cui i parassiti dispongono per raggiungere le nostre api. Per meglio capire ed analizzare il fenomeno è però opportuno suddividerlo in tre livelli diversi.

  1.  Un primo momento riguarda la diffusione all’interno di un singolo alveare, tra la moltitudine degli individui che lo compongono, una volta che attraverso qualche via il parassita sia riuscito ad entrare e a superare le difese organiche dell’alveare. Dato che le api vivono in una società strettamente interdipendente, i loro parassiti specifici si rivolgono a tutta la collettività o a gran parte di questa (api adulte, covata). In altre parole non ammalano singole api ma è tutto l’alveare che costituisce il bersaglio dei microrganismi patogeni. L’interazione più consistente e continua tra le api di un alveare è senza dubbio di tipo alimentare ed è proprio questa via che i parassiti sfruttano per diffondersi tra la collettività e raggiungere tutti gli individui. Nelle malattie della covata sono le nutrici che trasferiscono, con l’alimento i germi provenienti da covata già ammalata. Nelle malattie delle api adulte è la stretta vicinanza tra gli individui che favorisce il contagio diretto come nel caso dell’acariosi o della varroasi dove i parassiti si trasferiscono liberamente e direttamente da un portatore ad un individuo sano appena nato. In definitiva, le strette interrelazioni che sono proprie della vita collettiva delle api costituiscono le modalità con cui i parassiti riescono, una volta in fase di sviluppo, a prosperare e a raggiungere il loro scopo. Da un punto di vista sanitario non sono molte le risorse profilattiche attuabili in questo ‘momento se non la terapia e/o la distruzione e le disinfezioni.
  2. Il secondo livello riguarda la diffusione tra alveari diversi di uno stesso apiario. In questo caso le vie di diffusione vengono differenziate e possono essere raccolte sotto due titoli: le stesse api e l’apicoltore. Nella propagazione delle malattie infettive all’interno di un apiario gioca un ruolo fondamentale, il saccheggio. Vittime del saccheggio sono più di frequente alveari deboli e indifesi e perciò sono proprio le famiglie debilitate dalla malattia a cadere con più facilità vittime del saccheggio. Il prelievo di miele, la distruzione dei favi e l’aggressione della covata, i contatti prolungati tra api adulte estranee costituiscono una rete di occasioni per trasferire tra individui una quantità innumerevole di spore e parassiti. Ad una certa distanza seguono anche altre modalità quali la deriva delle api, ovvero l’ingresso di bottinatrici o di api di casa in alveari non propri e i fuchi che pure hanno libero accesso in tutti gli alveari possono pure favorire la trasmissione. Nell’altro caso è l’apicoltore che trasferisce meccanicamente l’infezione tutte le volte che esegue operazioni tecniche che comportano scambi di attrezzature o maneggia in successione i suoi alveari. Così le riunioni, lo scambio di favi di covata, di provviste, la sciamatura artificiale sono tutte modalità di contagio se tra gli alveari sono presenti casi di malattia. In una certa misura possono risultare responsabili anche gli attrezzi, il palettino, i guanti, lo smelatore eccetera. In ultimo è anche nota la propagazione tra diverse famiglie per mezzo di parassiti comuni tra i quali la tarma della cera, la braula, le formiche e gli altri insetti che spesso coabitano con le api.
  3. Il terzo livello da considerare riguarda la trasmissione attraverso diversi apiari. Se questi sono posti a distanze, relativamente, ridotte vanno chiamate in causa buona parte delle modalità previste nel caso precedente. Se invece le distanze non consentono rapporti diretti saranno da imputare in particolare i veicoli, ovvero le modalità di contagio indiretto. Sarà allora tra i principali il miele proveniente da alveari malati tanto che è norma profilattica elementare e a tutti nota quella di non utilizzare per la nutrizione miele di provenienza dubbia. Altrettanto responsabile sarà la cera introdotta sotto forma di fogli cerei, se non viene sottoposta ad una reale sterilizzazione. Meno frequente ma non impossibile l’uso di attrezzature, messe in funzione senza adeguate disinfezioni preliminari. Non si devono infine trascurare le stesse api. Si fa riferimento alla cattura di sciami vaganti di provenienza ignota, all’acquisto di rustici (oggi in disuso) o anche di famiglie razionali senza garanzie sanitarie. Anche l’acquisto di regine non garantite sanitariamente può introdurre una malattia in un apiario indenne.

Come si vede le vie attraverso le quali le malattie infettive delle api si diffondono e si propagano sono molteplici e spesso insidiose. Questa esposizione è stata ridotta necessariamente al solo elenco delle modalità e ogni via dovrebbe a sua volta essere analizzata più a fondo poiché nella realtà non tutte hanno la stessa importanza e soprattutto assumono validità e incidenza diverse a seconda delle differenti condizioni ambientali. Tuttavia la conoscenza seppure indicativa di questi fenomeni è comunque di fondamentale importanza poiché è alla base delle nostre possibilità d’intervento pratico: gli interventi razionali di controllo e di prevenzione delle malattie delle api non possono, infatti, prescindere da una conoscenza sistematica e approfondita degli elementi ricordati.

Dott. Lorenzo Benedetti
Fonte: L’Ape nostra Amica anno VI n.6

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