Ci sembra, infatti, che i dati numerici registrati in questa seconda fase, insieme all’osservazione dell’andamento dell’attività delle colonie, rivestano interesse per il fine che ci siamo proposti e possano fornire elementi ed informazioni utili per la ricerca di soddisfacenti risposte agli interrogativi rimasti in sospeso. Per chiarezza di esposizione riprendiamo ed integriamo il prospetto dei dati relativi all’arnia “pilota” del Monte Argentario, Provincia di Grosseto (Italy):
Un attento confronto fra le quantità di acari caduti, in rapporto al calendario, mette in chiara evidenza che:
– nel periodo di Marzo/Aprile il loro numero è quasi il doppio di quello registrato nei 5 mesi precedenti;
– la media giornaliera di cadute si è praticamente sestuplicata;
– il notevole incremento coincide con il periodo di ripresa e di rapida crescita della covata.
E tutto questo appare ancor più interessante se consideriamo che:
– dall’inizio dell’esperimento e fino al 6/2/2011 (131 giorni) i trattamenti con succo di limone sono stati quasi giornalieri e spesso ripetuti due volte nella stessa giornata;
– dal 6/2 in poi, invece, l’arnia in esame (così come tutte le altre) non ha più ricevuto alcun trattamento, né con il succo di limone, né, ovviamente, con qualsivoglia altra sostanza.
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Periodo
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Durata in giorni
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Concentrazioni di A.C.
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Varroe cadute
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Media di varroe cadute al giorno
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29/09/2010 – 16/11/2010
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47
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3 ± 5 ‰
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1020
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22
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17/11/2010 – 05/02/2010
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80
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10 ± 15 ‰
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2270
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28
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06/02/2011 – 28/02/2011
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22
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30 ‰
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460
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21
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Totale varroe cadute nel periodo
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3750
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01/03/2011 – 30/04/2011
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61
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7030
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115
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Totale varroe cadute in sette mesi
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10780
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Per completezza di informazione precisiamo che:
– è confermato che in ogni periodico conteggio sono stati notati acari di varie colorazioni e sfumature (dal marrone scuro al marrone chiaro e chiarissimo, al bianco ed al candido) nonché di dimensioni diverse (dal normale per le varroe scure al piccolissimo per quelle candide e anche con dimensioni intermedie fra queste);
– nel quadro descritto rientrano anche le altre arnie che hanno ricevuto lo stesso trattamento, con la differenza che in 2 di esse stiamo registrando nei primi giorni di Maggio una drastica riduzione delle cadute pur in presenza di covata estesa e compatta distribuita su 6, 7 ed anche 8 telaini;
– tutte le colonie in osservazione continuano ad essere in splendida forma e stanno svolgendo un’attività molto intensa ed altamente produttiva.
– Infatti a tutt’oggi, durante ogni fase del trattamento protrattosi per oltre 7 mesi, non abbiamo mai notato danni apparenti alle api; riteniamo però che non si debba abbassare il livello di attenzione perché ancora resta da accertare con sicurezza che, nel lungo periodo, il prodotto “acido citrico” non possa in qualche modo risultare nocivo per il “super organismo” colonia.
Presupposto dell’esperimento che stiamo conducendo è stata la convinzione che l’acido citrico avrebbe abbassato notevolmente il PH tanto all’interno dell’alveare quanto nell’emolinfa dell’ape e che di conseguenza avrebbe potuto danneggiare l’acaro per ingestione, con una concreta, maggiore efficacia rispetto agli altri prodotti utilizzati abitualmente la cui azione si svolge “per contatto”.
I risultati esposti ci sembra abbiano consolidato questa ipotesi e siamo convinti che ci orientino verso una deduzione logico-pratica-funzionale che così articoliamo:
– l’ape regina viene nutrita sempre con pappa reale (sostanza molto acida) e si ritiene che sia per questo che essa non viene parassitata dalla varroa;
– il ciclo biologico dell’ape operaia è di circa 21 giorni così ripartiti:
. 3 giorni per la schiusa dell’uovo;
. 3 giorni di nutrimento con pappa reale;
. 3 giorni di nutrimento con un composto di nettare, polline e forse ancora una piccola dose di pappa reale, fino all’opercolatura;
. 12 giorni nella cella opercolata per la formazione dell’insetto adulto pronto a sfarfallare;
– dal 4° al 6° giorno, quindi, la larva dell’ape operaia mantiene nell’emolinfa una elevata acidità;
fra il 7° ed il 9° giorno, essendo mutata la composizione del nutrimento, tale acidità diminuisce gradatamente;
– com’è noto, proprio in questa fase di calo dell’acidità e più precisamente tra la fine dell’8° e durante il 9° giorno, la varroa, captando il feromone emesso dalla larva giunta a quello stadio di sviluppo, “sente” giunto il momento favorevole per penetrare nella cella prima dell’opercolatura;
– stessa cosa per i fuchi, con l’osservazione che la varroa predilige queste larve essenzialmente per due ragioni:
a) il ciclo larvale maschile si prolunga fino al 10° giorno prima dell’opercolatura per cui la varroa dispone di un giorno in più per penetrare nella cella e per di più trova una larva ancor meno acida di quella delle api operaie per aver ricevuto il composto nutrizionale diverso dalla pappa reale per 4 giorni anziché per 3;
b) di preferenza le colonie posizionano le celle maschili nelle zone più periferiche dei favi che per la varroa sono più gradite perchè meno calde.
CONCLUSIONE
Se le cose stanno così, riteniamo che la conclusione sia una sola: occorrerà cercare e mettere a punto un sistema di somministrazione dell’acido citrico che assicuri una diffusione nella colonia, la più ampia possibile. Siamo infatti convinti che raggiungendo il massimo livello di diffusione dell’acido anche il nutrimento che le api forniscono alle larve tra l’8° ed il 9° giorno (9° e 10° per i fuchi) può mantenere nell’emolinfa larvale un tasso di acidità tale da mettere in seria difficoltà l’acaro e ci domandiamo: E’ plausibilmente ipotizzabile che negli ultimi giorni del suo ciclo biologico ogni larva, nutrita con un composto più acido, emetta un feromone diverso e, quindi, non riconoscibile dalla varroa?? Pariana, 12 maggio 2011.
Francesco Mussi Luciano Crocini