giovedì , 29 Ottobre 2020
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In apicoltura, igiene significa pulizia

In apicoltura, igiene significa pulizia

L’apicoltura per avere buoni risultati deve impiegare esclusivamente colonie sane, attive con caratteristiche adatte, perché soltanto api simili possono sfruttare nel miglior modo il pascolo e le possibilità di raccolto di miele. Per questo, oltre alla prevenzione delle malattie delle api, le norme igieniche acquistano un ruolo di primaria importanza.

Vengono qui segnalati alcuni punti fondamentali per la prevenzione contro le malattie delle api adulte e della covata per aiutare gli apicoltori e i tecnici veterinari nel loro lavoro.
Nella cura degli animali viene ascritta ad ogni proprietario di animali una precisa responsabilità. Con ciò ogni apicoltore dovrebbe impiegare metodi di conduzione mirati ad allevare in modo ottimale le proprie api curandole con attenzione in modo da prevenire l’insorgere di malattie.

I metodi di conduzione e i sistemi di allevamento hanno sicuramente un notevole influsso sulle api, ma anche particolari fattori ambientali come il tempo, l’ubicazione dell’alveare e la possibilità di raccolta di miele rivestono un’importanza non secondaria. In estate le colonie forti di sana costituzione sviluppano un’elevata resistenza contro fattori ambientali negativi e un miglior funzionamento del sistema immunitario che si manifesta anche con un’attività di pulizia estremamente importante.

L’attitudine alla pulizia, che deve essere un obiettivo da raggiungere nell’allevamento, rende le colonie in grado di autopulirsi, perché le popolazioni con una spiccata attitudine alla pulizia hanno una buona capacità di regolazione e riescono anche a superare più facilmente qualsiasi disturbo Sono in grado anche di resistere meglio alla varroasi.
Nel quadro delle cure per il buon mantenimento delle api, i disturbi in atto devono essere prontamente rilevati, identificati ed eliminati.

DIMINUIRE LA PERCENTUALE DI ERRORE

Spesso si incorre in errori fondamentali scegliendo il sito dell’alveare, i sistemi di conduzione, sfruttando la fioritura e curando il periodo che la segue nell’alimentazione, nello svernare e nell’igiene in genere. Gli alveari infatti devono essere posti in luoghi riparati dal vento, soleggiati, asciutti; la direzione di volo deve essere possibilmente rivolta verso sudest, sud e sudovest.

Con una conduzione efficace e un buon allevamento l’apicoltore rafforza la capacità di resistenza delle sue colonie; con interventi errati invece l’intero sistema immunitario contro malattie e influssi dell’ambiente circostante può risultare danneggiato. Le famiglie dovrebbero sfruttare in modo ottimale le fonti di raccolto e poter raccogliere cibo specialmente polline. Le colonie non devono assolutamente soffrire la fame. In tutti i periodi in cui non si ha raccolto, deve essere fornita dell’alimentazione artificiale. Qualora lo spostamento dell’alveare in zone con migliori possibilità nettarifere non fosse possibile, l’apicoltore non faccia perlomeno mancare la quantità di cibo necessaria per consentire lo sviluppo della covata. Se tralasciasse tutto ciò, si provocherebbe, nei lunghi periodi senza raccolto, una situazione favorevole alla proliferazione della nosemiasi.

Il ricambio con api giovani diventa sempre più scarso, le api vecchie smettono di lavorare più tardi, cosicché la colonia invecchia. Perciò misure per intensificare la covata rivestono un’estrema importanza. Grazie a cure adatte durante il periodo dopo la smielatura, le colonie che superano l’inverno sono forti e in primavera si sviluppano in modo dinamico. Con famiglie simili è possibile sfruttare anche il primo raccolto.

ASSICURARE SEMPRE MOLTO SPAZIO E NUTRIMENTO

Quando le api possono allargarsi sufficientemente, costituiscono colonie armoniche in grado di fornire una produzione notevole. Gli acari varroa, che succhiano l’ emolinfa delle api si nutrono di proteine. Per questo un’alimentazione sbagliata delle colonie colpite dalla varroa, può causare gravi deficit di proteine e addirittura la morte. Perciò l’allevatore non deve permettere che la quantità di polline a disposizione delle famiglie sia scarsa. Il polline stimola le ghiandole ipofaringee e con esse l’attività di covata, aumenta la vitalità delle api e costituisce la base per la formazione dei cuscinetti adiposi delle api che svernano; e questa è una condizione essenziale per lo sviluppo della colonia l’anno successivo.

Partendo dalla considerazione che da agosto-ottobre nascono le api che costituiranno la colonia invernale, le quali assicureranno l’inizio delle attività nella primavera successiva, risulta fondamentale che l’apicoltore le porti a quel periodo nelle migliori condizioni possibili.

Il miele prelevato dall’apicoltore con l’ultima smielatura alla fine del periodo del raccolto, deve essere immediatamente rimpiazzato fornendo alle api una nutrizione stimolante e mirata a continuare la covata. Come in nessun periodo dell’anno, soprattutto in questi mesi non si deve permettere la diminuzione della covata, perché ora la covata serve per ottenere una colonia che affronti l’inverno con numerose api giovani.

L’alimentazione invernale a causa della prevenzione contro la nosemiasi e anche per metodi di allevamento contro la varroasi, con alcune dotazioni massiccie di cibo, dovrebbe cominciare presto ed essere rapida, sarebbe opportuno cioè che fosse conclusa all’inizio o al più tardi a metà ottobre. Si devono fornire buone quantità di cibo, ma non in quantità esagerata, perché altrimenti il glomere invernale si troverebbe su una camera del cibo fredda. L’apicoltore dovrebbe avere nell’alveare soltanto colonie forti e stimolate allo sviluppo con regine forti, utilizzate possibilmente per non più di 2 anni.

PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE

Visite di controllo in tempi determinati danno all’apicoltore indicazioni sullo sviluppo degli acari varroa e sul grado di contaminazione delle colonie. Potrà cosi al momento più opportuno mettere in atto le cure e i metodi più idonei contro gli acari. Perché per la prevenzione contro la varroasi è molto importante, che durante il periodo in cui vengono allevate le api invernali si trovino pochi acari. Si eviterà così che” le nuove api in formazione siano attaccate precocemente dalla varroa e così solo un limitato numero di api giovani muoia.

Sia per combattere la varroasi, noserniasi, acariosi come per la peste e la covata calcificata con misure di allevamento delle api e cure veterinarie è un presupposto utile avere delle colonie forti e degne di essere curate. A causa di altre malattie, sito inadatto dell’alveare o allevamento sbagliato, colonie indebolite o danneggiate in precedenza soccombono alla varroasi prima di colonie forti. In un alveare curato con sistemi inadatti germi patogeni come i parassiti della nosemiasi, della varroasi e gli acari della trachea (Acarapis woodi) e virus delle malattie della covata hanno facilmente possibilità di svilupparsi.

Uno dei sistemi preventivi più efficaci contro la peste e la covata calcificata e la covata a sacco, ma anche contro la nosemiasi e le amebiasi è lo sfruttamento intensivo dell’attività di costruzione dei favi. Tutti gli anni si dovrebbero rinnovare almeno un terzo dei favi vecchi.

IGIENE NEI DETTAGLI

Le basi dell’igiene in generale e dei comportamenti igienici in apicoltura così come le misure corrispondenti devono divenire sempre più bagaglio di conoscenze dell’apicoltore e devono ottenere sempre maggiore attenzione. Questa è la migliore protezione contro l’insorgenza di malattie e la loro propagazione da colonia a colonia. Per questo e necessario un abbeveratoio igienico e adeguato, ciò significa provvedere alla sistemazione a tempo debito e in quantità sufficiente di acqua di buona qualità in contenitori puliti.

Sono particolarmente importanti pulizie e ordine puntigliosi nell’alveare. Ciò significa mantenere pulito il fondo, pulizia regolare, posizionamento adeguato delle arnie e degli attrezzi, eliminazione senza danni di api morte, della covata. Presso ogni alveare devono essere pronti per potersi lavare, acqua, sapone e asciugamani. Si dovrebbero inoltre indossare indumenti di lavoro puliti e facilmente lavabili così come guanti e velo.

Arnie vuote e parti sporche di alveari. davanzali, strutture del fondo, attrezzi per cibo, gabbiette per l’accoppiamento, favi, divisori, tavole di aggiunta, arnie e tutta l’attrezzatura impiegata nell’allevamento devono essere regolarmente puliti a fondo e disinfettati. Per l’igiene e la prevenzione delle malattie negli alveari è necessario difendersi contro saccheggi e abbandono parte delle api, grazie anche ad attente osservazioni dalla porticina.

Le scorte di cibo per le api devono essere conservate in luoghi asciutti e sicuri da insetti, api e roditori.
Le soluzioni zuccherine vanno preparate solo per la quantità che viene impiegata subito. In ogni caso non si deve fornire alle api del miele se non può essere escluso che vi siano spore di peste.

Avanzi di nutrimento smielati e raccolti da colonie colpite dalla peste sono da distruggere.
Ogni qualvolta si ha direttamente a che fare con le api (lavorando con le colonie aggiungendo telai o riempiendo la gabbietta per l’accoppiamento o allevando le orfane) si devono osservare norme igieniche. Anche durante il pascolo come durante la lavorazione e lo stoccaggio del miele e di altri prodotti delle api è bene seguire le stesse norme.

Tutte le norme di legge per il trasferimento delle colonie di api devono essere pienamente osservate dall’apicoltore, Queste come le modalità della smielatura, la vendita di sciami e api regine, la spedizione di materiali e parti di alveari devono provenire soltanto da alveari che non siano stati dichiarati infetti a causa di malattie.

Ad ogni visita di controllo delle colonie di api si devono in particolare esaminare la covata, l’opercolatura e la struttura di tutto il nido di covata per individuare sintomi dell’insorgenza di malattie di covata.

W. Fritzsch

Fonte: “L’Ape nostra amica anno XIII n. 5”

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