giovedì , 18 Luglio 2024
Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in inverno
Ape intenta a bottinare su un fiore della pianta di Manuka (Leptospermum scoparium) [Fonte: saluteinerba.com]

Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in inverno

In inverno l’attività delle api è assai ridotta e solo in particolari condizioni di temperatura, oltre i 13° gradi, si verifica una sia pur minima attività di volo delle api.
Poche specie botaniche offrono il loro nettare e polline alle coraggiose api bottinatrici che osano sfidare i rigori invernali.
Ne abbiamo considerate alcune, che riteniamo particolarmente interessanti, e riportiamo delle note descrittive di ciascuna di esse.

Petasites hybridus
Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in invernoIl nome Petasites deriva dal greco petaos che significa cappello a larghe tese e ben si addice alla forma delle foglie molto grandi simili a quelle del rabarbaro. Pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Compositae presenta fusto di altezza variabile da 20 a 60 cm con stelo fioraie pubescente a scaglie rossastre cavo. Foglie radicali con lungo picciolo che spuntano dopo la fioritura e presentano lamina molto grande a forma di imbuto di color verde grigiastro, lanose nella pagina inferiore e nervatura bordata di ali che possono raggiungere i 90 cm di diametro. I capolini fiorali sono riuniti in compatte spighe terminali e sono formati da flosculi maschili a peduncolo corto e fiori femminili piumosi, a lungo peduncolo che si traformano in acheni biancastri con piumetto setoso, rizoma strisciante e radice carnosa.
Predilige le posizioni ombreggiate e umide ai bordi dei ruscelli e fossi dove fiorice da marzo ad aprile tra i 0 e 1400 m. In farmaceutica si utilizzano le foglie, i fiori e le radici che hanno proprietà antispasmodiche. Le api consumano nettare e polline per la covata primaverile.

Tussilago farfara
Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in invernoPianta perenne rustica, vive in terreni incolti argillosi e brulli. Il nome antico era “cfilius ante patrem” per significare che i suoi fiori compaiono prima delle foglie. I fusti fioriferi sono eretti, altezza 10-30 cm con brattee squamiformi verde porporino. I capolini fiorali sono formati da flosculi tubulosi maschili al centro e femminili con
ligula stretta all’esterno e si chiudono alla sera quando cessa il volo degli insetti impollinatori.

I frutti sono acheni dal pappo setoso che li trasporta a grandi distanze con un minimo di corrente. Le foglie polìgonalì, picciolate con margine dentato sinuoso, sono lanose nella pagina inferiore. Il rizoma è carnoso.
Fiorisce fin da gennaio (da 0 a 2600 m) e i capolini gialli spiccano sul terreno ancora brullo come segnale di prossima primavera. Le api bottinano nettare e polline. In erboristeria si utilizzano foglie, fiori in bocciolo, radici e succo. Il nome tussilago ricorda le proprietà espettoranti delle foglie che erano fumate con la pipa per curare l’asma, mentre il succo calmava la tosse.

Corydelis solida
Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in invernoSpecie erbacea spontanea (fam. Fumariacee) cresce in notevoli quantità nei boschi e nei prati fertili dove i grappoli fiorali bianchi e rosei sbocciano a fine inverno.

I tuberi, grandi come una noce, emettono fusti fioriferi con due foglie alternate blu-verdi doppiamente tripartite e brattee fiorali intere o divise; altezza da 15 a 25 cm.

I fiori su grappoli di 10-12, hanno forma tipica per il prolungamento del petalo superiore a sperone contenente il nettare facilmente raggiungibile per le api.
Il frutto è una capsula verde pallido che in primavera libera i semi. Fiorisce in marzo. Le pallottoline di polline sono bianco-giallastre.

Ficaria ranunculoideis
Piccola ranuncolacea indigena, presente in tutto il territorio nei boschi, praterie umide e giardini fino a 1600 m. Il fusto prostrato, glabro foglioso è di altezza variabile tra i 10 e 30 cm.
Le foglie, alla ascella delle quali sono evidenti bulbilli, hanno un color verde brillante, forma cuoriforme, nervature evidenti e lunghi piccioli.
I fiori che si schiudono da gennaio ad aprile sono di un giallo lucente e hanno 3 sepali verde giallo e corolla a 6-12 petali con fossetta nettarifera.
Infruttescenza formata da numerosi acheni. I tubercoli radicali assicurano la riproduzione vegetativa. Si possono mangiare le foglie giovani crude, ma in quantità limitata perché come tutte le ranuncolacee, contiene sostanze tossiche. Vanta proprietà analgesiche e antinfiammatorie per i principi estratti dal succo fresco, foglie e tubercoli.

Hepatica nobilis
Piantina perenne diffusa soprattutto nelle zone montane, sui terreni umidi del sottobosco ai piedi degli alberi, poco più alta di 20 cm., senza fusto, con foglie basali vellutate da giovani, glabre poi; la forma è cuoriforme, lamina spessa con lungo picciolo. Fiori blu, lilla, singoli con 6-9 sepali petaloidei, 20 stami, che si aprono precocemente in marzo. Fornisce polline per le api e possiede proprietà cicatrizzanti e diuretiche.

 

 

 

Helleborus viridis
Anche questa specie è una ranuncolacea come la precedente.
Il suo habitat sono i boschi montani e collinari. Il nome Helleborus deriva dal greco e significa cibo mortale data la sua pericolosità se ingerita. Il fusto robusto di 80 cm., porta foglie grandi, pennatosette di color verde scuro e i fiori verdi dal calice petaloideo si aprono, anche con la neve, fin da febbraio. Fornisce oltre al nettare anche il polline.

Nadia Protti

Info Redazione

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