Dopo la raccolta del miele, è fondamentale effettuare un controllo approfondito dell’alveare. Questo momento è cruciale nella gestione dell’apiario, poiché consente di correggere eventuali squilibri, prevenire problematiche sanitarie e preparare la colonia ad affrontare i mesi più critici dell’anno. La fine della stagione produttiva segna un cambiamento di prospettiva: l’obiettivo non è più la massimizzazione della produzione, ma la stabilizzazione e la sopravvivenza della colonia (Fratini, 2017).”
La rimozione dei melari comporta una modifica significativa della struttura interna e del microclima dell’arnia. Questo può generare stress nelle api, alterare l’equilibrio termico e modificare la disposizione delle scorte. Pertanto, è essenziale agire con metodo, rispettando la biologia della colonia e applicando una tecnica precisa.
L’ispezione post-smielatura, se condotta con attenzione, permette di individuare criticità come carenze alimentari, problemi sanitari non visibili a occhio nudo o segnali di declino della regina. Una valutazione superficiale, al contrario, può compromettere la buona salute della colonia e influire negativamente sulla stagione successiva (Porrini, 2020). Vediamo ora i principali aspetti da tenere sotto controllo durante questa ispezione strategica.
Valutazione della regina
La regina è il cuore della colonia, e verificarne la presenza e la buona attività è la priorità assoluta. Il suo stato influisce direttamente sulla forza della famiglia, sulla regolarità della covata e sull’equilibrio comportamentale delle api operaie. Durante il controllo dei telaini centrali, si cercano uova fresche (≤36 ore) o larve molto giovani, segno di deposizione recente e della presenza attiva della regina, anche se non viene avvistata direttamente (Fratini, 2017). L’uovo fresco è allungato e ben centrato nella cella, e la sua disposizione ordinata è spesso un indicatore di una regina giovane e in buona salute.
Se la regina è visibile, è buona prassi valutarne lo stato fisico (addome ben sviluppato, assenza di lesioni o zampe danneggiate) e segnarla con il colore dell’anno secondo il codice internazionale (es. 2025 = azzurro). In Italia, la marcatura è molto diffusa anche tra gli apicoltori hobbisti, in quanto facilita il monitoraggio nelle ispezioni future e in caso di sostituzioni programmate (Porrini, 2020).
In assenza di deposizione o in presenza di una regina evidentemente debole (covata sparsa, interruzioni nella continuità della covata, aggressività anomala), si può considerare l’introduzione di una nuova regina, meglio se selezionata e feconda, approfittando delle temperature miti di fine estate. Le razze più utilizzate in Italia includono la Ligustica (Apis mellifera ligustica), autoctona e ben adattata al clima mediterraneo, e la Buckfast, molto apprezzata per docilità e produttività (Zoppetti, 2019).
L’introduzione di una nuova regina ha più possibilità di riuscire se la colonia è rimasta orfana da almeno 24-48 ore, oppure se si impiega una gabbietta di introduzione con foro riempito di candito, così da permettere alle api di acclimatarsi gradualmente alla sua presenza. È importante evitare stress eccessivi alla colonia durante questa fase delicata, e monitorare il comportamento delle api per assicurarsi che non mostrino segni di aggressività nei confronti della nuova regina.
Monitoraggio sanitario
Settembre rappresenta uno dei momenti più strategici dell’anno per il controllo sanitario dell’alveare. Con la fine della stagione produttiva e la progressiva riduzione della covata, l’attenzione si concentra principalmente su Varroa destructor, il principale parassita delle api mellifere. Se non viene trattata tempestivamente, questa acariasi può compromettere gravemente la salute della colonia, favorendo la diffusione di virosi secondarie (come il virus delle ali deformate, DWV) e aumentando la mortalità invernale (Fratini, 2017).

In Italia il periodo post‑smielatura è considerato ottimale per i trattamenti contro la varroa, in quanto l’assenza dei melari previene la contaminazione del miele destinato al consumo.
I metodi più utilizzati includono: acido ossalico, acido formico, flumetrina, timolo e combinazioni di principi attivi; tra i prodotti oggi non più disponibili o soggetti a limitazioni d’uso vi sono amitraz, Apivar e Apistan.
È fondamentale seguire le linee guida aggiornate per il trattamento della varroa, che raccomandano non più trattamenti a calendario. L’uso corretto dei medicinali, rispettando le dosi e i tempi di attesa, è essenziale per garantire l’efficacia del trattamento e la sicurezza del miele prodotto.
Inoltre, è consigliabile consultare un veterinario specializzato o un esperto di apicoltura per scegliere il trattamento più adatto alle specifiche esigenze del proprio apiario.
La scelta del trattamento va adattata alla forza della colonia, alle temperature ambientali e alla quantità di covata presente. È fondamentale rispettare le dosi e i tempi indicati in etichetta e registrare ogni intervento nel quaderno di campagna.
Oltre alla varroa, è importante esaminare la covata per identificare eventuali segni di peste americana (Paenibacillus larvae), peste europea (Melissococcus plutonius) o di virosi. Tra i segnali d’allarme figurano celle affossate, larve scolorite o disposte in modo disordinato, nonché opercoli infossati o perforati (Zoppetti, 2019).
Valutazione delle riserve alimentari
Con l’avvicinarsi dell’autunno, la valutazione delle riserve alimentari diventa uno dei compiti più importanti per l’apicoltore. Una colonia ben nutrita è in grado di affrontare i mesi freddi senza indebolirsi, riducendo i rischi di mortalità e di problemi primaverili (Fratini, 2017).
Il miele e il polline sono le due risorse fondamentali: il primo come fonte energetica, il secondo come fonte proteica necessaria per lo sviluppo delle api invernali. In molte zone d’Italia, soprattutto al Nord e nelle aree montane, si considera ottimale una scorta invernale compresa tra 15 e 20 kg di miele opercolato per alveare. Al Centro-Sud o in aree con fioriture tardive, questa soglia può scendere a 10-15 kg, ma solo se supportata da un clima più mite o da possibilità di integrazione alimentare in seguito.
Se le scorte sono insufficienti, è possibile integrare con:
- Nutrizione liquida (sciroppo zuccherino in rapporto 2:1, zucchero:acqua), da somministrare entro settembre, quando le temperature permettono ancora l’evaporazione dell’umidità;
- Candito (preferibilmente proteico), da utilizzare quando le temperature scendono, per evitare fermentazioni e problemi digestivi.
Il miele non completamente opercolato (con meno del 75% delle celle chiuse) ha generalmente un tenore di umidità troppo elevato (>18%), e non è idoneo alla smielatura. Tuttavia, può essere lasciato nell’arnia come riserva utile per la colonia.
È importante anche monitorare le riserve di polline, essenziale per lo sviluppo delle api invernali. Se il polline scarseggia, si può integrare con canditi proteici, ma è fondamentale evitare sovralimentazioni e squilibri nel microbiota intestinale (Porrini, 2020).
Riorganizzazione del nido
Una corretta disposizione dei telaini è cruciale per il benessere termico, sanitario e gestionale della colonia durante l’inverno. Durante questa fase, l’apicoltore deve “modellare” l’ambiente interno dell’arnia secondo le esigenze della famiglia, riproducendo la disposizione naturale del nido.
In preparazione alla stagione invernale, è fondamentale ottimizzare il volume dell’arnia in base alla forza effettiva della colonia. La rimozione di telaini vuoti, inutilizzati o deteriorati consente di ridurre lo spazio interno, migliorando l’efficienza termica e limitando l’insorgenza di condensa e muffe. I favi contenenti covata residua devono essere collocati nella zona centrale del nido, affiancati da telaini di scorte (miele e polline), così da garantire continuità termica e accessibilità alle risorse senza dispersione del glomere.
Nei casi in cui la colonia presenti una popolazione ridotta, si raccomanda l’utilizzo di diaframmi termoisolanti (in legno, plastica o polistirene ad alta densità) per circoscrivere ulteriormente lo spazio vitale, oppure il trasferimento in nuclei invernali da 5-6 favi, più agevoli da gestire termicamente.
Quando le api non presidiano stabilmente tutti i 10 favi di un’arnia standard, è sempre opportuno limitare il volume disponibile a quello effettivamente occupato. Tale accorgimento consente di creare un “ambiente caldo” efficiente, minimizzando la dispersione calorica e favorendo la permanenza del glomere in prossimità delle scorte, riducendo significativamente il rischio di mortalità per fame durante i mesi più rigidi.
Infine, è consigliabile ridurre l’ingresso dell’arnia montando una porticina in modalità invernale, con il lato a minor numero di dentini. Questo consente una ventilazione più contenuta e una migliore protezione della famiglia da roditori, vespe e venti freddi (Zoppetti, 2019).
Conclusione
L’ispezione post-smielatura è un momento cruciale per ogni apicoltore. Le azioni intraprese in questa fase determinano la salute della colonia per l’inverno e la successiva stagione produttiva. Ogni intervento, dalla valutazione della regina alla gestione delle scorte alimentari, dal monitoraggio sanitario alla riorganizzazione del nido, è fondamentale per garantire la sopravvivenza della famiglia d’api (Fratini, 2017).
Investire tempo ed energie in queste pratiche assicura non solo la sopravvivenza della colonia, ma anche una ripresa primaverile vigorosa e produttiva, con api robuste pronte a intraprendere un nuovo ciclo produttivo (Porrini, 2020).
Pasquale Angrisani
<strong>Riferimenti bibliografici</strong>
- Fratini, R. (2017). Apicoltura: tecniche di gestione e prevenzione delle malattie delle api. Edizioni Apicoltura.
- Porrini, C. (2020). Lotta alla varroa: metodi e soluzioni efficaci per l’apicoltore moderno. Edizioni Entomologia.
- Zoppetti, R. (2019). L’apiario sano: guida completa alla gestione delle api e alla prevenzione delle malattie. Edizioni Agricole.
Apicoltore Moderno