martedì , 5 Maggio 2026
Regola di Farrar: Ottimizzare la Produzione di Miele
Controllo della salute dell'alveare con un'accurata ispezione del telaino. Foto di Thomas Völcker da Pixabay

Il calendario dell’apicoltore: novembre

Anche quest’anno novembre è arrivato con le sue giornate brumose e corte, con poche ore di sole. L’inverno bussa insistente alle porte. Le ore di volo delle api si sono ulteriormente ridotte e dentro i nidi la covata è cessata o, almeno, è ridotta al minimo.

Nelle ore calde verso il mezzogiorno, si vedono ancora alcune api tornare con granelli di polline, portando anche qualche goccia di nettare. Tuttavia, non c’è da illudersi: sono gli ultimi residui di qualche fiore resistente alle gelate. Si vedono ancora settembrini in fiore, terreni coperti di ravizzone giallo e qualche cicoria sparsa nei prati; l’edera rimane un’importante fonte di nutrimento per le api.

Brassica rapa

Tuttavia, anche se visitati, questi fiori offrono ben poco a causa delle gelate notturne che spengono gli ultimi sprazzi di vitalità. Dentro l’alveare, si spera che l’apicoltore diligente abbia già preparato le sue api per affrontare l’inverno. In questo mese, la nutrizione non deve assolutamente essere effettuata, per evitare l’accumulo di umidità.

L’invernamento, almeno nelle zone di montagna, deve essere ultimato. Chi non ha provveduto in tempo deve affrettarsi e poi lasciare le api tranquille al calduccio del glomere, che inizia a formarsi con le prime gelate notturne.

Se non ci sono necessità particolari, è bene non aprire né lavorare attorno agli alveari, per garantire la sicurezza delle api e mantenere la stabilità dell’ecosistema; le api necessitano di calma e tranquillità durante i mesi freddi. Questo è il momento, se il tempo lo permette, di provvedere a lavori di sistemazione in apiario e alla preparazione di telaini e fondi per la diagnosi della Varroa, oltre alla pulizia e flambatura delle arnie già usate, per essere pronti all’apertura della nuova stagione.

Rischi da Vespa Velutina e Vespa Orientalis
Negli ultimi anni, due specie di vespe hanno suscitato crescente preoccupazione tra gli apicoltori: la vespa velutina e la vespa orientalis. La vespa velutina, originaria dell’Asia, si è diffusa rapidamente in Europa e rappresenta una seria minaccia per le colonie di api. Questa vespa predatrice attacca le api durante il loro ritorno all’alveare, causando perdite significative. È fondamentale monitorare la presenza di questi insetti e, se necessario, attuare strategie di controllo come la distruzione dei nidi.
D’altra parte, la vespa orientalis, anche essa in espansione, ha un comportamento simile, ma tende a predare le api in modo più subdolo, spesso avvicinandosi in gruppo. È essenziale che gli apicoltori siano vigili e pronti ad intervenire, soprattutto in autunno, quando queste vespe cercano fonti di cibo proteico per prepararsi all’inverno.

Situazione della Varroa
Riguardo alla Varroa: la primavera scorsa si era raccomandato a tutti gli apicoltori di effettuare la diagnosi per verificare la presenza dell’acaro, ma purtroppo molti non hanno dato ascolto, pensando: «Quando arriverà, vedremo cosa fare!». Questo autunno si sono riscontrate morie di alveari già infestati, risultato di questo comportamento negligente.

L’importanza della diagnosi precoce non può essere sottovalutata. Prepararsi è fondamentale per poter contenere l’infestazione.

Varroa destructor

Dopo attenta valutazione e ricerca da parte dell’Istituto Zooprofilattico e dell’Ufficio del Veterinario Provinciale, sono state emanate direttive sanitarie che tutti devono seguire. C’è disponibilità da parte dei veterinari locali, ma per ottenere risultati concreti è necessaria la collaborazione di tutti gli apicoltori. È fondamentale non nascondere eventuali focolai, non solo per il proprio bene ma anche per l’obbligo morale verso il prossimo.

Ho riscontrato, durante visite ad amici apicoltori, che molte arnie sono ancora sprovviste di fondo a rete per diagnosi. Alcuni ritengono che sia una spesa eccessiva, altri affermano di non avere tempo. Vorrei suggerire misure pratiche per utilizzare fondi già esistenti, sempre che siano in buono stato. Con un po’ di tempo e buona volontà, è possibile ottenere un ottimo fondo a rete con una spesa contenuta.

Preparando un telaio in legno e seguendo alcune semplici istruzioni, si può facilmente realizzare un fondo a rete che aiuti nella diagnosi della Varroa e favorisca la raccolta di polline.

In tema di lotta alla Varroa, consiglio anche di preparare telaini trappola per fuchi, una lotta biologica utile per ridurre il numero di acari. È meglio ritardare l’uso di prodotti chimici per limitare l’inquinamento.

Raccomando di non fare un dramma per l’arrivo della Varroa; se diagnosticata in tempo e mantenuta sotto controllo, si può convivere e continuare a produrre, come dimostrato in altri paesi. Ci vuole impegno, diligenza e, soprattutto, comunicazione e solidarietà tra apicoltori.

Auguro a tutti buon lavoro e prosperità nel mondo dell’apicoltura.
Pietro Francescatti

Info Redazione

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3 Commenti

  1. Questo articolo di Pietro Francescatti è un vero e proprio inno all’apicoltura e un’importante guida per gli apicoltori. La prosa evocativa dipinge vividamente il passaggio dall’autunno all’inverno, sottolineando le sfide che le api e gli apicoltori affrontano in questo periodo dell’anno. Francescatti riesce a trasmettere non solo la bellezza della natura, ma anche l’urgenza di prepararsi adeguatamente per l’inverno.

    • Un aspetto particolarmente apprezzabile è l’accento posto sulla responsabilità collettiva degli apicoltori nel monitorare e gestire le minacce come la Varroa e le vespe predatrici.
      Le sue raccomandazioni pratiche, come l’importanza della diagnosi precoce e la costruzione di fondi a rete, offrono soluzioni concrete per affrontare le difficoltà, evidenziando la sua esperienza e conoscenza del settore.

  2. E’ un articolo che merita di essere letto e condiviso, non solo per le informazioni pratiche, ma anche per l’amore e la dedizione che traspare verso il mondo delle api e dell’apicoltura.

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