lunedì , 27 Giugno 2022
Il castagno
Foto di Werner Griesbach da Pixabay

Il castagno

Albero che fa parte della storia alimentare e culturale dell’uomo ed è coltivato fin dall’epoca pre-romana come dimostrano le testimonianze fossili che datano la presenza del castagno a 3500 anni or sono. Botanicamente fa parte della famiglia delle Fagacee a cui appartengono altre essenze forestali fondamentali nel paesaggio boschivo: il faggio e la quercia.

Il suo areale è vasto e comprende tutta l’Europa meridionale, dalla penisola Iberica fino al Caucaso ed all’ Asia minore. Vi sono elementi che fanno ritenere una sua origine autoctona nelle prealpi e nell’ appennino. La sua grande diffusione è stata promossa dall’intervento umano, ma è comunque un albero definito socievole, tende cioè a formare dei boschi puri.

Nel nostro territorio lo si trova in tutte le regioni e delimita un orizzonte forestale, «il castanetum», da 400 a 1000 metri di altitudine con delle variazioni di qualche centinaio di metri determinate dal clima e dalla topografia del luogo.

È una specie eliofila, teme gli inverni freddi ed il clima continentale, rifugge dai terreni basici, vive in quelli neutri e si sviluppa al meglio in quelli acidi. È un albero imponente ed anche molto longevo, tanto che può superare i 2000 anni di età. Il suo sviluppo iniziale è lento (i primi frutti compaiono solo dopo i vent’anni) e raggiunge la maturità verso i cinquanta anni.

  • Castanea sativa, altezza fino a 35 metri, tronco eretto, molto ramificato, chioma espansa, corteccia di colore grigiastro, liscia in età giovanile, profondamente incisa con scanalature a spirale da adulto. Foglie semplici, alterne, e di colore verde scuro, lucide, lamina lanceolata, margine seghettato, nervature evidenti e parallele. Fiori unisessuali: quelli maschili riuniti in amenti eretti, lunghi 10-20 cm, con 8-10 stami; quelli femminili localizzati alla base delle infiorescenze maschili in numero di 2-3, protetti da un involucro verde, che si trasformerà nella cupola spinosa (riccio). Questo in ottobre si fenderà per liberare i frutti (1 o 2 acheni). La buccia omogeneamente marrone o striata contiene due cotiledoni bianchi. La fioritura inizia in giugno e si prolunga fino a luglio.
  • Castanea crenata, castagno del Giappone. Di taglia più piccola, è coltivato per la sua resistenza al mal d’inchiostro (malattia fungina che colpisce gravemente i nostri castagneti).
  • Castanea dentata, castagno americano. Originario dell’ America settentrionale è stato importato in Europa nel 1800. E poco resistente alle malattie fungine.

NOTE COLTURALI
Per vederlo vegetare rigogliosamente, bisogna tener conto delle sue esigenze di clima e suolo. Richiede terreni freschi, profondi, ben drenati e acidi. Occorre inoltre attuare strategie di difesa contro le avversità fungine che lo danneggiano, con mezzi agronomici e di lotta biologica.

UTILIZZO
I frutti, le castagne, costituiscono un ottimo alimento per la loro digeribilità e il notevole valore nutritivo dato dagli zuccheri, dell’amido, dai sali minerali, dalla vitamina C e dalle vitamine del gruppo B. Si consumano cotte, bollite o arrostite, secche e si preparano marmellate, dolciumi e farine.

il castagno
Foto di Pexels da Pixabay

Gli amenti e le foglie si utilizzano in erboristeria per le proprietà toniche, astringenti, contro la tosse (in infusione o macerate nell’acquavite). Il polline, adoperato come integratore alimentare, è un buon ricostituente e decongestiona il fegato.

La corteccia serve per la produzione di estratti tannici. Il legno, semiduro, è di lunga durata ed è ricercato per la fabbricazione di mobili, travi, parquets e doghe per botti. Nell’industria cartaria si ricava la cellulosa al solfato.

Modesto invece risulta l’impiego come combustibile perché brucia con poca fiamma, scoppietta lanciando scintille a qualche metro di distanza e lascia molta cenere. Infine risultano interessanti le sue proprietà tintorie diversificate a seconda delle parti utilizzate. La corteccia fornisce una tintura nera, le foglie un colore giallo bruno e i ricci una tinta beige scuro.

INTERESSE APISTICO
Il castagno è un albero generoso anche con le api e gli apicoltori. Sulle gemme le api si soffermano a raccogliere il propoli. I fiori maschili e femminili offrono nettare e polline abbondante.

C’è da precisare che questa pianta è strutturata per l’impollinazione anemofila, produce infatti milioni di granuli pollinici leggeri e atti ad essere trasportati dal vento, ma viene assiduamente frequentata dalle api che assicurano così la fecondazione incrociata.

La fioritura si protrae per circa un mese e gli insetti hanno modo di raccogliere una grande quantità di polline in pallottoline giallo-grigie, friabili e di forma irregolare, il contenuto di azoto nei pollini anemofili è percentualmente più basso che in quelli entomogami, ma altri fattori concorrono sicuramente a renderlo così appetibile per le api.
Un’altra singolare caratteristica per un albero così maestoso è data dalle piccolissime dimensioni dei granuli pollinici; nel sedimento del miele il polline è infatti iperrappresentato e di conseguenza occorre superare il 90 per cento del totale degli elementi pollinici per poter definire il miele monoflorale.

A seconda delle condizioni climatiche le api realizzano un’ altra raccolta, la melata, che concorre alla composizione del miele in percentuali quantizzabili con le analisi chimiche degli zuccheri e organolettiche.

Il miele di castagno infine ha delle peculiarità proprie: presenta un colore ambrato scuro, consistenza vischiosa, cristallizzazione scarsa molto lenta e irregolare, profumo deciso e sapore piuttosto amaro.

Per questo molti lo disdegnano e conta pochi consumatori che invece lo amano molto. Si spera che con il tempo trovi più estimatori in grado di apprezzare il suo gusto e le sue qualità.

È consigliato infatti come coadiuvante terapeutico negli stati di affaticamento, astenia, per una buona circolazione, come remineralizzante per il suo alto contenuto in Sali minerali.

Quest’ultimo dato così benefico dal punto di vista alimentare può incontrare delle noie di tipo legislativo; succede infatti che nelle analisi, la percentuale delle ceneri sia superiore ai limiti fissati dalla legge e paradossalmente il miele sia penalizzato perché fuorilegge, per un parametro che in pratica rappresenta un pregio e non un difetto.

Nadia Protti
Fonte: “L’Ape nostra Amica” maggio-giugno 1992

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