giovedì , 23 Maggio 2024
sciamatura
Foto di Antonio Angrisani

La formazione di sciami artificiali

Sono ancora molti gli apicoltori che attendono la sciamatura come unico mezzo per ripopolare gli alveari, incorrendo nel pericolo della perdita e ignorando che è molto più semplice, più sicuro e più redditizio effettuare la sciamatura artificiale mantenendo la naturale propensione delle api a lavorare più alacremente.

I diversi metodi sotto descritti hanno lo scopo di evitare il naturale sdoppiamento delle famiglie in un’ ottica di apicoltura razionale.

Il primo metodo consiste nel dividere l’alveare molto forte introducendo la metà dei favi coperti da api in una nuova arnia, facendo attenzione a non togliere il favo con la regina, che quindi va individuata prima di estrarre i favi con covata.
Nella nuova arnia si introduce una regina feconda confinata in apposita gabbietta. E’ possibile anche introdurre una cella reale o al limite lasciare che siano le api stesse ad allevarsi una regina dalla nuova covata, ossia dalle larve di operaie nello stadio vitale compreso tra il 10 e il 3 o giorno di vita. In questo caso è importante considerare che il periodo necessario alla fecondazione delle regine nel clima della zona alpina varia da un minimo di 9 giorni ad un massimo di 25 e che la pioggia, il freddo e specialmente il vento possono ritardare il volo di fecondazione e anche causare la perdita della regina.

La formazione di sciami artificiali
Foto di Pasquale Angrisani

La funzionalità della sciamatura artificiale si esprime nella possibilità di programmare le divisioni, ad esempio dopo i raccolti, ma sempre considerando la presenza di un’adeguata importazione nettarifera che spinga le nuove famiglie verso lo sviluppo. Nel caso in cui manchi un’adeguata importazione nettarifera è necessario aiutare le neo colonie con nutrizione stimolante.

Un secondo metodo, da preferirsi valutando attentamente il livello medio di popolazione e covata delle famiglie costituenti l’apiario, è quello di prelevare da ognuna 1 o 2 favi di covata, scorte e api, sostituendoli con fogli cerei se l’importazione nettarifera è ancora presente in modo massiccio, oppure stringendo le famiglie donatrici con diaframmi. In questo modo formiamo famigliole di 4/5 favi di covata alle quali daremo una nuova regina ingabbiata o una cella reale. In ogni caso gli sciami artificiali vanno allontanati dalle famiglie donatrici con una distanza minima di Km. 3, per evitare lo spopolamento.

Per entrambi i metodi descritti è fondamentale l’ osservanza scrupolosa delle seguenti regole generali:

  1.  la famiglia donatrice non deve mai essere ridotta sotto il normale potenziale produttivo, ciò per permettere la massima deposizione alla regina e permettere alla famiglia di riprendere in breve tempo, con l’importazione nettarifera adeguata, il suo assetto normale;
  2. uno sciame forte è preferibile a 2 deboli: è bene non esagerare, specie se non si conoscono a fondo i tempi di sviluppo delle covate nel periodo prescelto, nella formazione di nuove famiglie;
  3. per affrontare e superare l’inverno una famiglia deve coprire almeno 5/6 favi;
  4. in mancanza di importazione nettarifera è necessario nutrire abbondantemente gli sciami per stimolare la deposizione della covata.

Carlo Giorgi
Tratto da Apinforma Anno VIII n. 1

Info Redazione

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