lunedì , 27 Giugno 2022
Sciamatura

La sciamatura naturale (Primo metodo per utilizzarla)

Ancora una volta mi scuso con chi conosce già i vari metodi o ha sotto gli occhi, la vecchia rivista. Vi sono nuovi abbonati ed altri che non hanno sottocchio i vecchi numeri. Del resto qualche cosa di nuovo c’è. E l’argomento e senz’altro il più interessante per Ia conoscenza dell’apicoltura pratica razionale.

Con una certa baldanza posso assicurare che i vari metodi sono già stati collaudati dall’esperienza di molti apicoltori per diversi anni. Già nel maggio del 1974 esponevo su «Le nostre api» i metodi per una nuova utilizzazione degli sciami. Nei sette anni che seguirono, si è potuto affinare e semplificare ogni metodo, scoprirne le lacune e difetti e certamente migliorarli con l’introduzione dell’arnia Treporte, come vedremo.

(1° metodo) Si propone di aumentare la produzione di miele e polline, dl produrre tre ottime regine di sciamatura e lasciare un alveare fortissimo per l’invernamento.

Si attua quando si vuole aumentare la produzione di miele ma non il numero degli alveari.
Seguiamo con attenzione gli alveari destinati alla sciamatura, aiutandoli se il tempo non è favorevole, stimolandoli in ogni caso, perché gli alveari durante il periodo in cui allevano regine devono navigare nell’abbondanza.

Se già non sono sistemati in arnie Treporte, allestiamole e in esse travasiamo gli alveari che hanno già costruito 4 – 5 celle reali e aspettiamo lo sciame. La sciamatura primaria non è preceduta dal canto delle regine se non in rari casi. E quando una regina feconda canta, quel suono è così leggero che sfugge all’udito di chi non pone molta attenzione. Tuttavia io vorrei incoraggiare gli apicoltori ad ascoltare pazientemente il fruscio dell’alveare che contiene diverse celle reali opercolate. Qualche rara volta in quel fruscio e distinguibile un leggero «tuì» prodotto dalla regina decisa a sciamare quando I’ordine verrà. E’ bello ascoltare «tuì» e osservare i movimenti della regina che lo emette.

Un segno frequente dell’approssimarsi della sciamatura e il raggrupparsi delle api all’entrata, in modo che fanno una specie di barba che permane anche di notte; sarà descritto meglio più avanti.

Nei momenti che precedono l’uscita dello sciame, le api si vedono ferme sui favi, quasi incantate, mentre negli alveari che non sciamano, ferve intensamente il lavoro delle bottinatrici. E’ una stasi che dura pochi minuti, sembra quasi il momento di concentrazione d’un atleta prima di lanciarsi. Poi, ad un segnale che nessuno ancora ha scoperto, le api si alzano in volo, escono dalla porticina come inseguite da un pericolo, volano intorno all’alveare rivolte verso di esso, poi lentamente si alzano turbinando nell’aria; in attesa dell’uscita della regina, che non è mai fra le prime uscite.

La regina che accompagna lo sciame ha di solito due – tre anni, le uova che porta la fanno pesante e lenta nel volo, anche se in preparazione della sciamatura le operaie l’hanno alleggerita con nutrizione speciale, ed appare più piccola e nervosa di quando deponeva sui favi. Per questo la regina feconda non vola mai molto lontano. La presenza di arbusti o alberelli facilita l’appoggiarsi dello sciame.

Purtroppo la casistica dei luoghi scelti dalle api per formarvi il grappolo è così strana e numerosa che non tento neppure di farne un esame. La fantasia e l’ingegnosità degli apicoltori riescono quasi sempre a catturare gli sciami senza danni. La legge dice che l’apicoltore può inseguire lo sciame anche sulla proprietà di terzi per 48 ore, dopo di che lo sciame resta proprietà del primo che lo cattura.

Nei casi più frequenti lo sciame si posa su d’un ramo formando un gruppo a forma di grappolo, e cosi infatti si chiama.

  1. Preparata l’arnia costituita di due melari, un fondo con piglia – polline Fedrizzi e un coperchio leggero, piena di telaini costruiti, si posa in terra, all’ombra. Si dispone sul davanti una tovaglia di nylon, in modo che arrivi sopra il predellino.
  2. Si taglia il ramo che porta il grappolo e si posa sulla tovaglia vicino all’entrata.
  3. Il profumo dei fogli cerei attrae le api che subito si affacciano alla entrata, prima piuttosto timide, poi decise, quasi trionfanti per avere scoperto un rifugio sicuro, simile a quello che hanno lasciato da poco. Le guide danno l’annunzio sollevando l’addome che mostra la ghiandola di Nasanoff: ronzano festose come appare nella foto. Le api sparse sulla tovaglia si dirigono a «ranghi serrati» . verso l’entrata. Qualche volta si riesce a scorgere fra le api la regina. Richiamata dalle esploratrici, dopo qualche giro in mezzo alle api, si dirige decisamente verso l’entrata, salutata dalle carezze delle api che la lasciano passare, quasi rispettosamente e poi la seguono. Dopo due ore le api hanno occupato i telaini, sono tranquille perché l’apicoltore ha preparato loro un ambiente ideale.
  4. A questo punto si sposta la Treporte, contenente il ceppo che ha sciamato e al suo posto si mette lo sciame sistemato nei due melari.
  5. Si copre lo sciame con fondo leggero fatto possibilmente in modo che lasci passare l’odore fra i due alveari.
  6. Sopra si mette la Treporte contenente le celle reali, divisa in tre scompartimenti da due diaframmi ermetici, lasciando l’entrata anteriore libera. La stecca che chiude i due nuclei laterali e lascia un foro di 2 cm. al centro sarà applicata domani.

Nei tre nuclei devono esserci celle reali, ed è utile osservare che siano di bella forma, eliminando quelle piccole o malfatte. Se un favo contenesse celle reali di particolare bellezza, sarebbe opportuno darne una al nucleo in cui sono meno belle.

In definitiva sarà nostra cura fare in modo che ciascuno dei tre nuclei abbia celle reali di scelta. Ripeto che ottime celle reali si possono avere soltanto negli alveari nutriti abbondantemente nel periodo di allevamento. La selezione delle celle reali e opportuno che sia fatta dopo 24 ore. In questo tempo le bottinatrici che saranno uscite per la raccolta, nel ritorno saranno entrate sotto, al vecchio posto, e i nuclei saranno più comodi da visitare perché privati delle bottinatrici.

I nuclei, piccoli alveari, deboli, dovranno essere seguiti con attenzione. Se hanno favi con miele fresco, non c’è da temere, ma se scarseggia il miele, l’apicoltore, deve intervenire con sciroppo di zucchero molto diluito (60 % acqua) perché, mancando le bottinatrici, che di solito procurano nettare acquoso, la covata non ne soffra.

Qualcuno forse chiederà: « Perché mancano le bottinatrici nella Tre-porte? » La risposta è basata sulla conoscenza dell’istinto delle api. Quelle che sciamano, pare che dimentichino totalmente la posizione del ceppo che hanno lasciato e per questo accettano il nuovo posto anche se vicino al precedente. Invece le api bottinatrici che non hanno sciamato, dopo il lavoro tornano al vecchio posto. Nel nostro caso, le bottinatrici della Treporte, non avendo sciamato, nel ritorno dal lavoro non riconoscono la loro casa che abbiamo alzato sopra lo sciame, ma tornano al posto del ceppo, dove trovano lo sciame con la regina feconda. Nei tre nuclei restano soltanto le api giovani, mai uscite dall’alveare, e la covata di varia età che giorno per giorno matura e sfarfalla. Talvolta le api rimaste nei tre nuclei non riscaldano, bene la covata; è necessario aiutarle spostando verso il centro la covata ancora disopercolata. Tuttavia, con andamento stagionale normale, la presenza del forte sciame sotto la Treporte, è sufficiente a mantenere il calore necessario.giorni. E’ il tempo necessario per la fecondazione, che va da un minimo di 9 – 10 giorni, a un massimo di 25.

A proposito della fecondazione ho Ietto in manuali e riviste che la regina compie numerosi voli di fecondazione anche una ventina. lo non ne sono convinto perché, avendo fatto per anni l’allevatore di regine, avendo osservato molte regine di ritorno dal volo di fecondazione portanti i resti degli organi genitali strappati al fuco, non ho mai visto una regina ripetere il volo dopo essere ritornata coi resti visibilissimi di cui sopra. Altri allevatori, da me interpellati hanno pure affermato di non avere mai visto una regina ritornare due volte coi segni della fecondazione sporgenti dall’addome.

Ho letto che al congresso messicano è stato proiettato un film che dimostra la fecondazione plurima delle regine; spero di poterlo vedere, per convincermi di questo fenomeno.

Il padre benedettino. Benussi Bossi, a conferma della fecondazione plurima d’una regina ha pubblicato su « L’apicoltore moderno » di molti anni fa le microfoto in cui si vedeva una spermateca. di regina sezionata contenente due nuclei di spermatozoi che, secondo lui, dimostravano che la regina era stata fecondata due volte.

Invece io penso che la spiegazione sia un’altra: il coito del fuco è avvenuto due volte nello stesso accoppiamento, e forse può avvenire anche più volte. Ma resta confermato che nessun allevatore, né sperimentatore ha visto ritornare dal volo due volte una regina coi segni della fecondazione.

Due giorni dopo l’avvenuta fecondazione la regina inizia la deposizione di uova, che poi continuerà per tre – quattro anni, riposando solo nel periodo invernale.

Volendo visitare i nuclei contenenti regine vergini è necessario operare dopo il tramonto del sole, senza usare fumo, con molta delicatezza.

Come ho scritto poco tempo fa, anche le api sciamanti sono molto miti e si possono trattare senza fumo e senza maschera.

Se nel volo di fecondazione una regina va perduta, si leva un diaframma senz’altre avvertenze, e cosi il nucleo viene riunito al vicino.

Anche qui vale quanto detto sopra nel capitolo «Sciamatura naturale guidata», e cioè ritengo utile lasciare le regine feconde nei loro nuclei per una ventina di giorni. Ne avremo un doppio vantaggio: Le regine che hanno deposto per una ventina di giorni vengono accettate più facilmente da qualunque alveare; la covata deposta dopo Ia riunione dei tre nuclei formerà un alveare assai forte.

L’ultima operazione di questo metodo consiste nel riformare un solo alveare con regina 1981. E si procede cosi:
  1. Si sposta provvisoriamente la Treporte, dove rimane una sola regina feconda.
  2. Si elimina la vecchia regina dello sciame.
  3. Si mette la Treporte alla base aprendo completamente l’entrata anteriore e sopra si mettono i melari che formavano lo sciame. Se le due famiglie erano separate da fondo che lasciava passare l’odore, non occorrono altre precauzioni, se invece non hanno odore comune, è necessario mettere in mezzo un doppio giornale, come nelle riunioni, lasciando aperto per l’areazione dei melari il foro del nutritore. Dopo due giorni Ia riunione sarà fatta.

Ci sarà un po’ di confusione a causa del ribassamento della Treporte, ma dopo pochi giorni, tutto sarà normale. A operazione finita si dovranno avere questi risultati: Una Treporte con regina dell’anno, la covata delle tre regine, due melari con covata e miele che saranno riempiti di miele man mano che la covata della vecchia regina maturerà. Usando il pigliapolline Fedrizzi si può avere anche una buona produzione di polline. Può anche darsi che lo sciame riempia un melario di più. Le due regine usate per il cambio di quelle vecchie, rappresentano un valore notevole, garanzia di produzione per l’anno prossimo e miglioramento della razza se la scelta sarà stata eseguita con buon senso.

Abramo Andreatta
Articolo tratto dalla rivista “le nostre api” Anno X – N.4 – Aprile 1982 pubblicata dal Consorzio Apistico Provinciale di Trento.

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