domenica , 8 Febbraio 2026
Una spiegazione scientifica della sosta delle api durante la sciamatura
Api raggruppate in attesa delle esploratrici. Foto di Pasquale Angrisani.

La sciamatura naturale (Secondo metodo per utilizzarla)

Si propone il rinnovamento completo dei favi da nido, e Ia produzione di 2 – 3 regine di sciame.

Per Ia preparazione dell’alveare alla sciamatura, vale quanto ho scritto per il primo metodo. Lo scopo che ci proponiamo con questo metodo penso che sia dei più importanti.Considerando che il cambio dei favi vecchi e assolutamente necessario e che le api non sono sempre disposte a lavorare i fogli cerei quando vogliamo noi, questo metodo risolve il difficile problema guidando le api a costruire favi quando l’istinto le mette nelle condizioni migliori per produrre Ia cera. Infatti, non ci sono momenti favorevoli per costruire i favi di quello della sciamatura, scelto dalle api stesse, aiutate dall’apicoltore.

Con questo metodo, alla naturale disposizione delle api, aggiungiamo il nostro aiuto per concentrare nel nido una maggiore quantità di api da destinare alla produzione di cera.

Preparazione
  1. Scelto I’alveare da guidare alla sciamatura, sistemiamolo in arnia Treporte, lasciando aperta soltanto l’entrata anteriore.
  2. Allestiamo un’altra arnia provvista di telaini con fogli cerei armati e se vogliamo, con fondo pigliapolline Fedrizzi. In essa raccogliamo lo sciame.
  3. Quando Io sciame è sistemato e calmo, verso il tramonto, si sposta il ceppo a Treporte, al suo posto si mette lo sciame che si copre con un fondo di tavole, che abbia sottili fessure o forellini, utili per il passaggio dell’odore da un alveare all’altro.
  4. Con due diaframmi ermetici, si divide il ceppo della Treporte in tre nuclei, notando che in ognuno ci sia almeno una cella reale, selezionata come già indicato sopra.
  5. Per fare posto ai due diaframmi si leveranno due favi senza covata e si scuoteranno le api dentro la Tre-porte.

La manipolazione dei favi contenenti celle reali va fatta con delicatezza, tenendoli verticali e facendo in modo che le celle non urtino i favi laterali. Anche in questo caso il comportamento delle api già descritto, porterà a sfoltire la Treporte e a rinforzare lo sciame.

Tutte le bottinatrici d’un forte alveare saranno a disposizione della regina dello sciame che domani riprenderà la deposizione di uova interrotta dalla sciamatura. Sono 40 – 50 mila api pronte a lavorare in un alveare dove mancano i favi, miele, polline e covata.
La maggior parte si dedica subito alla costruzione di favi, le altre bottinano sui fiori miele e polline e riempiono le celle man mano che vengono costruite. Per la regina bastano poche nutrici, mentre per tre giorni non vi saranno larve da nutrire. In queste condizioni, con tempo favorevole, basteranno 12 – 15 giorni per costruire i favi del nido, con tempo favorevole sarà necessario aggiungere il melario.
Intanto sopra, le tre regine saranno state fecondate. Poiché per aggiungere il melario allo sciame, è necessario spostare la Treporte, questa operazione sarà eseguita dopo la fecondazione delle giovani regine.
Anche in questo caso, come nei precedenti, le regine giovani si lasceranno deporre nei nuclei per tre settimane. Dopodiché due regine si levano e si usano per i cambi, mentre una serve a cambiare la regina dello sciame che viene eliminata. Se la Treporte avesse fondo fisso, per fare la riunione col solito giornale si usa un nido senza fondo, o due melari nei quali si travasano i favi. Dopo una settimana se la giovane regina non è scesa spontaneamente nel nuovo nido, travasiamo nel centro di esso il favo contenente la regina. Dopo 3 giorni spostiamo il vecchio favo al fianco, per poi eliminarlo quando ne sarà uscita la covata.
Compiacciamoci a considerare iI risultato finale delle varie operazioni, che mi pare davvero considerevole:
  1. Rinnovamento completo dei favi del nido.
  2. Produzione di due o tre ottime regine.
  3. Produzione di miele e polline nei favi vecchi e anche nel cassettino del pigliapolline Fedrizzi.
Abramo Andreatta
Articolo tratto dalla rivista “le nostre api” Anno X – N.4 – Aprile 1982 pubblicata dal Consorzio Apistico Provinciale di Trento.

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