mercoledì , 11 Febbraio 2026
Una spiegazione scientifica della sosta delle api durante la sciamatura
Api raggruppate in attesa delle esploratrici. Foto di Pasquale Angrisani.

La sciamatura naturale (Terzo metodo per utilizzarla)

Prevede lo sfruttamento della sciamatura naturale per moltiplicare gli alveari innestandovi la sciamatura artificiale.

Partendo dal principio fondamentale per cui l’operato dell’apicoltore deve essere rispettoso al massimo dell’istinto delle api e delle leggi naturali che lo governano, questo metodo, in confronto di altri ha diversi pregi, anzitutto quello di utilizzare regine di sciame; poi quello di operare nel momento più naturale, scelto dalle api stesse per la moltiplicazione della specie: poi finalmente anche quello di usare api che hanno la carica biologica della sciamatura naturale e sono perciò disposte a svolgere un lavoro straordinario che non sanno fare le api in altri periodi. Valgono anche in questo caso le osservazioni che riguardano la selezione dell’alveare da guidare alla sciamatura.

Alla buona stagione, quando e tale, dobbiamo ugualmente aggiungere quel tanto che serve a nutrire con abbondanza, ma non eccessivamente, l’alveare scelto. Lo sciroppo di zucchero al 50 %, in quantità da 1/2 litro ad 1 litro può andare bene.

Ripeto qui la descrizione del più noto dei segni che le api ci forniscono per farci sapere che stanno allevando regine in preparazione della sciamatura. Un gruppo di api di alcune centinaia, sosta giorno e notte intorno all’entrata; sopra fanno un semicerchio, sul predellino si assiepano e se risulta ristretto, le api si ammassano aggrappate fra di loro sotto lo stesso, formando un grappolo che per la sua forma è chiamato « barba ». Anche con temperatura notturna piuttosto bassa, le api stanno ferme, ammassate intorno all’entrata. Gli altri alveari lavorano alacremente senza fermarsi in gruppo all’entrata.

La « barba », descritta è un chiaro invito a controllare il nido per constatare l’eventuale inizio di allevamento di regine. Conoscendo bene i tempi della metamorfosi della regina, e sapendo che lo sciame esce un giorno o due prima dell’uscita della prima giovane regina possiamo prevedere con sufficiente approssimazione il tempo d’uscita dello sciame. E’ da notare che un cambiamento di tempo, che raffreddi notevolmente la temperatura, può ritardare la sciamatura e talvolta vengono distrutte le celle reali. Sono casi che avvengono spesso in montagna, anche se l’apicoltore interviene con abbondante nutrizione e difese contro il freddo. Se la pioggia o il freddo rallentano la sciamatura per tre – quattro giorni, può anche darsi che qualche giovane regina maturata nella lunga attesa del bel tempo, riesca ad accompagnare lo sciame, con sorpresa dell’apicoltore che non si rende conto di cosa sia successo.

Non mi attardo a descrivere i casi possibili, lasciando alla fantasia e all’esperienza dell’apicoltore il compito di risolvere i problemi proposti da queste eccezioni. Invece la normalità è quella già detta: lo sciame primario con la regina feconda esce da uno a due giorni prima della maturazione delle giovani regine.

Conoscendo questo, prepariamo il materiale necessario alle varie operazioni: due arnie Treporte, con relativi diaframmi ermetici, nutritori, rete metallica ecc. come appare chiaro più sotto nella descrizione del metodo.

Operiamo così:
  1. Raccolto lo sciame, viene sistemato sui 6 – 7 fogli cerei della Tre-porte, senza diaframmi.
  2. Verso il tramonto, e comunque quando lo sciame è calmo, si toglie il favo che contiene la regina e si mette in disparte, ben riparato. In uno sciame sistemato e calmo, la regina si trova su uno dei tre favi del centro. Naturalmente la ricerca è molto facilitata se la regina è bollata.
  3. Dividere lo sciame in due parti uguali, sistemando la parte che si toglie in altra Treporte.
  4. Dividere i favi delle 2 Treporte in sei nuclei, tre per ciascuno, con un favo ciascuno.
  5. Leviamo dal ceppo tutti i favi con celle reali e distribuiamoli ai sei nuclei della Treporte.
  6. Nell’arnia che conteneva il ceppo, mettiamo il favo contenente la vecchia regina, lasciamo i favi che non contengono celle reali e riempiamola con fogli cerei.
  7. Sistemiamo i favi con celle reali nei nuclei in modo che ogni nucleo abbia almeno una bella cella reale.
  8. Se non ci sono sei favi con celle reali, asportiamone da quelli che ne hanno più d’una. Normalmente un ceppo che ha sciamato ha più di sei celle reali; un massimo di una ventina. II numero delle celle reali allevate dagli alveari di razza ligustica e meticcia come la nostra dipende dalla forza dell’alveare e un poco anche dall’andamento stagionale.
  9. Chiudiamo le porticine dei nuclei con pezzetti di rete metallica, semplicemente schiacciati nei fori delle porticine stesse, e copriamo ogni nucleo con un’assicella provvista di fora coperto con rete perché passi l’aria. Le tre assicelle devono coprire ermeticamente ogni nucleo, in modo da impedire assolutamente il passaggio delle api da uno scompartimento all’altro. Le api dello sciame, private della regina, faranno molti tentativi per uscire a cercarla, ma dopo qualche ora di vani sforzi, scoperta la presenza della cella reale, custodita dalle sorelle, si calmeranno e accetteranno la nuova situazione.
  10. Al mattino seguente, le porticine verranno aperte. Usciranno le api anziane che non avevano sciamato e che perciò, dopo il volo di raccolta torneranno al vecchio posto. Perciò nel nucleo resteranno le api provenienti dallo sciame e le più giovani che si trovano sui favi contenenti le celle reali. L’alveare con la vecchia regina verrà ad accogliere tutte le bottinatrici ed alcune delle giovani rimaste sui favi senza celle reali. Nei nuclei, due – tre giorni dopo nasceranno sei belle regine, le quali, dopo 10 – 15 giorni saranno fecondate e inizieranno la deposizione. Anche questi nuclei e opportuno che restino uniti finché la covata deposta dalle nuove regine garantirà la consistenza d’un forte alveare; si tratterà d’un periodo più lungo che negli altri metodi, cioè circa un mese.
  11. Finalmente si useranno le regine che avanzano per ii cambia di quelle vecchie cominciando dallo sciame, lasciandone una per alveare e si leveranno i diaframmi.
Risultato:

da un alveare con regina vecchia ne avremo ricavati tre con regina giovane; avanzeranno qualche regina per i cambi; tutti e tre abbastanza forti per arrivare all’inverno in ottime condizioni.

Abramo m° Andreatta.
Articolo tratto dalla rivista “le nostre api” Anno X – N.4 – Aprile 1982 pubblicata dal Consorzio Apistico Provinciale di Trento.

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