mercoledì , 30 Novembre 2022
Calendario dei lavori: ottobre
Foto di Pasquale Angrisani

Lavori del mese: novembre

Arriva con giornate corte e quasi sempre imbronciate un mese che mette nostalgia solo a guardare dalla finestra: foglie ingiallite, campagne spoglie, al mattino i prati ricoperti di un velo di brina e sui monti le prime gelate. Malgrado tutto qua e là si vede ancora qualche fiorellino che nelle ore più calde della giornata viene visitato alacremente dalle api.

All’interno dell’alveare la covata sarà già cessata da qualche tempo là dove le regine sono vecchie, sarà ancora presente, se pur di dimensioni ridotte, dove le regine sono giovani; questo fatto è molto importante per poter avere a primavera api giovani e pronte a dare nuova vita all’alveare.

Con il freddo le api incominciano a portarsi al centro dell’alveare per poi, nelle giornate tiepide, allargarsi di nuovo e riprendere i voli alla ricerca degli ultimi fiorellini; troveranno ancora l’edera e il ravizzone. Il bravo apicoltore dovrebbe controllare le scorte e calcolare, a seconda della forza dell’alveare, la quantità sufficiente per arrivare alla fine dell’inverno. I favi rimanenti vanno tolti e conservati per la primavera. Per la verità questa operazione dovrebbe essere già stata fatta, così come la nutrizione deve essere già cessata da tempo per non provocare eccessiva umidità all’interno dell’alveare poiché, a causa della bassa temperatura, le api non sono più in grado di asciugare le scorte immagazzinate, con il rischio di alterazione, degradazione e formazione delle muffe.

Questo è il periodo più delicato per le api che stanno preparandosi ad affrontare il lungo inverno. Bisogna stare molto attenti a non tener aperti troppo a lungo gli alveari e visitare sempre con giornate di sole e nelle ore più calde per non raffreddare troppo l’interno. Cercare di non scrollare api fuori dall’arnia sull’erba umida altrimenti sono destinate a morte certa specialmente quando ci sono le brinate notturne.

Ultimato l’invernamento, lasciare gli alveari tranquilli ed evitare i rumori troppo forti nelle vicinanze delle arnie. Evitare anche di spostare famiglie nell’apiario senza aver prima chiuso con una rete la porticina di volo altrimenti si rischia lo spopolamento dell’alveare; eseguire questa operazione durante le giornate piovose o comunque in assenza di volo e lasciarle chiuse per diversi giorni operando con la massima cautela e senza eccessivi scossoni o rumori vari.
Vorrei accennare ad alcune osservazioni fatte nella precedente primavera su apiari colpiti da micosi abbastanza grave. Travasate le api in arnie sterili, eliminati i telaini colpiti e nutrite le famiglie con sciroppo medicato con aglio integrato con vitamine, dopo poco tempo è cessata la mortalità di covata e c’è stata una netta ripresa dell’alveare, tanto da portarlo a melario, e questo non su una famiglia, ma su interi apiari. Ecco quindi l’importanza di un buon invernamento per evitare il formarsi di micosi, per avere un buon svernamento e la garanzia del prossimo raccolto.

Un buon invernamento non significa caricare gli alveari di stracci, assi, di lamiere e poi con sassi per tenere fermo il tutto; tutte queste cose non creano altro che difficoltà e ingombro durante le prime visite. Lasciate girare l’aria fra gli alveari senza timore, le api non muoiono di freddo. È più facile che, per la difficoltà di togliere tutto, si ritardino le visite per trovare poi magari qualche alveare morto di fame ma non certamente di freddo.
Inoltre in questo mese l’apicoltore, dopo aver fatto i suoi calcoli, dovrebbe provvedere all’inventario dell’apiario e vedere se i materiali necessari sono in ordine o, eventualmente, da sostituire. Abbiamo davanti il lungo inverno per preparare nuovi telaini, nuove arnie e eventuali altre cose. Non lasciare mai nell’apiario cose vecchie e inutili, meglio bruciarle. Si evitano così eventuali contagi di malattie e il formarsi di tarme. L’apiario deve essere come la nostra casa, l’igiene è proprio la prima lotta contro le malattie.

Scusate se mi ripeto ma vorrei rinnovare la raccomandazione, per chi non l’avesse già fatto, di introdurre il telaino diagnostico sul fondo dell’alveare,  per quelle arnie che sono sprovviste del cassettino diagnostico, per il controllo dei residui invernali,. Sappiamo tutti quali danni porta la Varroa al patrimonio apistico, è indispensabile cercare l’acaro e trovarlo quando l’infestazione è minima per poter procedere alla cura il più presto possibile. Vi assicuro che, in altre regioni dove la Varroa è presente da tempo, si convive e si produce bene; certo con un onere in più, ma avremo anche modo di essere più vicini alle api. Dunque coraggio e non lasciamoci prendere dal panico, cerchiamo di organizzarci e lottare uniti scambiandoci le nostre idee ed esperienze, solo così riusciremo a salvare l’apicoltura.

Scusate se mi permetto un’altra osservazione: si è constatato, la poca frequenza alle assemblee e vorrei invitare tutti a essere più numerosi, specialmente quando si parla di malattie e altre informazioni utili all’apicoltura perché è solo con l’informazione che si riesce a ottenere il risultato ottimale sia in campo malattie sia in produttività e commercializzazione dei prodotti. Non si può andare avanti solo per sentito dire, perciò Vi prego di essere più disponibili e vedrete che assieme riusciremo a risolvere molti problemi, basta la buona volontà.
Auguro a tutti buon proseguimento verso una migliore annata apistica.

Pietro Francescatti

Info Redazione

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