La mortalità invernale è una delle maggiori cause di perdite di alveari in Europa e negli alveari che soffrono elevate perdite di operaie durante l’inverno è molto più probabile il successivo collasso. Per esplorare le cause esplicite del declino dell’alveare durante l’inverno si è provveduto dapprima ad un campionamento di api in alveari ( trattati e non trattati per la riduzione della presenza di Varroa )nell’autunno 2011 e nella primavera 2012 .
A mezzo una particolare PCR (-based multiplex ligation analysis ) o (MLPA) è stata verificata la presenza/assenza di sette virus e di Nosema spp. Il livello di mortalità di operaie nella famiglia svernante è stato osservato in parallelo. Le analisi hanno mostrato una pesante presenza autunnale del virus VDV-1 (biologicamente “prossimo “ a DWV) e del BQCV indipendentemente dal trattamento della Varroa.
Nella primavera successiva ( 2012 ) la presenza di VDV-1 nelle operaie è risultata bassa , suggerendo che le operaie infette fossero morte durante l’inverno . Per converso , il titolo ( quantità ) di BQCV nelle operaie non è risultato variare al variare della stagione . Per corroborare l’ipotesi derivata dalle osservazioni di campo , ovvero che la famiglia virale DWV/VDV-1 ha un significativo impatto sulla mortalità invernale di api , si è utilizzato un esperimento controllato di laboratorio nel quale si sono iniettate api autunnali con DWV/VDV-1.
I risultati supportano il fatto che DWV e virus a lui collegati sono una delle maggiori cause della mortalità invernale di api e collasso degli alveari. Questo fatto ha radici profonde e parecchio si apprende anche dal lavoro Immune answer of summer and winter bees under naturally DWV infection – Nadja Steinmann, B. Dainat, P. Neumann ( Agroscope Berna) Le api estive e quelle invernali differiscono sia nella fisiologia che nella durata di vita.
E’ per ciò ragionevole chiedersi se le due categorie differiscono anche come risposta immunitaria e questo lavoro ha iniziato questo tipo di studio nei confronti del virus delle ali deformate ( DWV ) che al giorno d’oggi è una consistente minaccia in conseguenza della sua associazione con Varroa .Sei parametri immunitari sono stati studiati nelle api invernali e in quelle estive ovvero Defensina 1, Dorsal , Eater, Ormone giovanile , Imenoptecina, Profenolossidasi e Profenolossidasi- attivatore.
I risultati sembrano mostrare una correlazione positiva ( ovvero una proporzionalità ) fra l’intensità della risposta immunitaria e la quantità di DWV presente ( il che significa che l’ape può riuscire a difendersi ndt ) in estate . Il sistema immunitario delle api invernali mostra invece una più debole reazione all’aumentare della presenza del DWV ( il che significa che l’ape fa molta fatica a difendersi e sarebbe ottima cosa che le api invernali si trovassero ad avere un carico minimo di DWV ndt ).
Dunque l’ape invernale ha minore capacità immunitaria per resistere alle infezioni virali da deformed wing virus e sommando tutto quanto si fa presto a capire che per ridurre la mortalità invernale di alveari bisogna invernare gli stessi con una presenza virale estremamente ridotta. La domanda diviene allora come si fa a invernare alveari con presenza virale ridotta? Ovvero far si che le api che nascono dall’inizio autunno siano esenti da infezioni virali.
La scienza ci ha spiegato veramente molto della dinamica virale all’ interno dell’alveare ( anche se purtroppo queste informazioni sono arrivare per ora veramente a pochi ) e si tratterà perciò di applicare queste conoscenze.
Il virus delle ali deformate e’ quello maggiormente coinvolto nella mortalità invernale di alveari e convive strettamente con la varroa ovvero la presenza del virus DWV è proporzionale alla presenza numerica di Varroa.
In prima analisi ciò porta a dire che maggiore sarà il picco massimo di varroa nell alveare e il tempo per cui è presente , maggiore sarà il picco massimo di presenza del virus nello stesso nei mesi successivi. Da ciò si arriva a dire che a fin che una strategia sanitaria sia volta a contenere la presenza virale è necessario contenere la presenza massima di varroa durante il corso dell’anno.
Come dimostrato da Ravoet e colleghi (Apitalia novembre 2013 ) la presenza di varroa nei mesi estivi è quella che determina la mortalità invernale negli alveari in conseguenza dell’infezione virale che va a determinare e perciò deve essere molto molto molto bassa. È questa assenza di presenza che evita le infezioni virali alle api ,le quali infezioni risultano essere irreversibili e in nessuna maniera eliminate nel prosieguo della stagione.
La presenza virale può solo aumentare in conseguenza degli stress a cui l’ape è costretta con conseguente riduzione della sua aspettativa di vita.Per cui quello che accadrà in inverno lo si è determinato o lo si poteva determinare circa otto /dieci mesi prima.
Allora, dopo aver fatto un trattamento tardo autunnale come si può fare in maniera che la presenza di Varroa sia molto bassa in estate? Una possibilità è quella di un trattamento primaverile da terminarsi prima dell’inizio dell’allevamento dei fuchi ( in modo da evitare, in conseguenza dell’infestazione da Varroa , l’infezione virale di questi e la successiva trasmissione per via venerea alle regine come descritto da Yanez e colleghi -2012 ).
Apicoltore Moderno