sabato , 7 Marzo 2026
Schema che mostra le fasi dell'ape operaia, da uovo ad adulto

Riflessioni sulla strategia sanitaria

La primavera è un periodo molto difficile per la varroa .Fino ha che non è avvenuto il ricambio delle api invernali e abbia a disposizione api “ estive” ha consistenti difficoltà a trovare gli “autobus” giusti per farsi portare sulle celle di covata idonee alla sua riproduzione dato che le vecchie api invernali non hanno l’odore delle nutrici . In aggiunta una consistente quantità dei maschi nati dalle uova da lei deposte è soggetto a mortalità nelle celle prima di poter fecondare le sorelle.

Ha pertanto una frase foretica molto più prolungata che in altri periodi e il tasso di riproduzione è tra i più bassi dell’anno. La primavera è dunque un discreto momento per costruire le condizioni di una minima presenza di Varroa alla ripartenza primaverile e vi sono a oggi, in attesa del Formico gel ( MAQS ) almeno tre possibili modi per farlo, chi più chi meno efficace.

Per converso è ormai bene spiegato che partire dalla primavera con un carico di Varroa significativo crea le condizioni per diffusione virale nell’alveare che gli interventi tardo estivi anche nelle migliori condizioni non possono risolvere. Questi interventi riescono a togliere la presenza di Varroa , ma non possono far nulla per eliminare la presenza virale ormai radicata che produrrà problemi di mortalità invernale.

Il trattamento tampone tardo estivo pertanto, così come è stato finora concepito, risulterà sempre meno efficace ai fini della riduzione della mortalità invernale non avendo nessuna possibilità di controllare la presenza virale e anzi ,peggio, in conseguenza dello stress creato alle api che devono produrre uno sforzo di detossificazione per metabolizzare i varroacidi ,tendendo a incentivarne la replicazione e da ciò la presenza virale. In pratica si può arrivare a dire che per risolvere il problema “ presenza numerica di Varroa “ si sostiene inconsciamente la presenza dell’elemento letale ( le virosi , che sono sempre ed esse sole la causa della morte dell’ape in relazione alla presenza di varroa).

Per quello che è il quadro complessivo risulta sufficientemente chiaro che i trattamenti tardo estivi dovrebbero essere fatti in situazioni di bassa presenza virale ( e di Nosema ) proprio per evitare che siano i trattamenti stessi ad amplificarne la presenza. Ovvero , di nuovo, dovrebbero essere fatti in situazione di bassa presenza di varroa. È un po’ come un cane che in cerchio si morde la coda e il problema si può risolvere solo trovando l’inizio del cerchio.

Per cui per ridurre la mortalità invernale degli alveari deve essere fatta una conduzione che risolva il problema alla partenza ovvero alla fine dell’inverno o inizio della primavera che dir si voglia . In tutto questo contesto sembrerebbe doveroso un occhio al contenimento della presenza di Nosema ceranae che indebolendo l’attività di raccolta delle bottinatrici riduce l’importazione di risorse soprattutto proteiche con ciò limitando la potenzialità di espressione dei sistemi immunitari individuali e sociali e per ciò aprendo la porta alla replicazione dei patogeni.

La presenza del Nosema tende anche ad aumentare quella del virus della cella reale nera ( BQCV ) che può dare problemi sia alle adulte che alla covata . Si ricorderà come Ravoet e colleghi abbiano dimostrato che quando il numero di patogeni nell’alveare durante i mesi estivi diviene superiore a tre per l’alveare iniziano a essere recitate le “ messe da morto “ .In parallelo, la bassa presenza di patogeni permette all’alveare anche migliori produzioni , come dimostrato da Khoury ( 2013 ) in conseguenza di una più lunga vita delle api non colpite da virosi e nosema – indicazioni dettagliate sulle possibilità d’uso in primavera , in conformità con le norme di legge , dei medicinali varroacidi registrati in Italia.

Va sempre ben ricordato che l’uso di varroacidi deve essere visto in funzione del ciclo biologico dell’alveare e di quello che di conseguenza è il ritmo riproduttivo della varroa ( che non è per niente costante durante l’arco dell’anno, ma ha al c ontrario massimi e minimi ).

Ancora si fa troppa confusione tra presenza di covata e riproduzione di varroa . Nei fatti la riproduzione dell’acaro dipende molto di più dalla presenza di nutrici di adeguata età e adeguato odore e in certe situazioni la covata è presente ( ovvero le larve di età giusta ) ma la varroa non la trova.

La semplificazione “” presenza di covata = riproduzione di varroa”” non è conveniente per l’apicoltore nè come risultati nè come costi di gestione . Una più approfondita cultura può facilmente portare a minori spese e maggiori risultati.

Ad allevare covata ad inizio primavera sono ancora in buona parte api invernali vecchie , che non hanno l’odore delle nutrici e che la varroa non riconosce come” autobus “.

Per cui il livello di infestazione da varroa della covata primaverile è molto inferiore a quello della covata estiva almeno fino a che non sarà avvenuto il completo ricambio della popolazione dell’alveare.

Si può assumere che la varroa raggiunga di nuovo il massimo della sua possibilità di riproduzione con l’inizio dell’allevamento dei fuchi. Fino a quel momento rimarrà all’esterno della covata ( in fase foretica ) per tempi più lunghi rispetto a quanto farà successivamente.

E’ dunque più esposta agli acaricidi. Un ‘altro fatto, ben documentato dal Prof Martin molti anni fa, è che in primavera i figli maschi della varroa , che hanno il compito di fecondare le giovani sorelle, tendono a morire in maniera non trascurabile lasciando le stesse non fecondate e quindi non riproduttive.

Si assume in questa esposizione che varroe sottoposte a stress da acaricida non letale , possano avere difficoltà biochimiche a sintetizzare quanto necessario a produrre la progenie e che da questo si possa avere un incremento della mortalità dei maschi di varroa.

A mio giudizio lo schema di intervento primaverile dovrebbe essere piuttosto articolato e prevedere oltre ad una fondamentale ulteriore riduzione della presenza di varroa ( che all’inizio dell’allevamento dei fuchi dovrebbe essere molto vicina a zero ) anche quella di nosema e virus

Info Redazione

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