lunedì , 30 Gennaio 2023
I conti economici dell'apicoltore hobbista
Un'ape bottinatrice. Nel chiuso dell'alveare molti parassiti attaccano questi insetti. © Louise Docker/Flickr

I conti economici dell’apicoltore hobbista

Per qualsiasi scopo venga attuato l’allevamento delle api: come hobby, come attività principale o per integrare il reddito, vi è sempre in ogni caso un risvolto economico.

Infatti in questa occupazione si investe oltre al proprio tempo (che può appunto essere tempo libero per alcuni e di lavoro per altri), anche del denaro; sia per acquistare arnie, api ed attrezzature, sia per mantenere in efficienza il patrimonio costituito.

Con questo articolo vorrei fornire alcune indicazioni che possano essere utili per controllare, dal punto di vista economico, l’attività apistica. Riporterò qui di seguito il metodo che si deve seguire per determinare il costo di produzione del miele, il reddito netto ed il tasso di rendimento del capitale investito.

Prima di spiegare il significato di questi termini è utile precisare che l’apicoltore preso in considerazione in questo articolo esercita l’attività a tempo parziale ed in particolare ha le seguenti caratteristiche:

  • ha investito un capitale di sua proprietà, senza chiedere soldi in prestito presso banche o privati;
  • lavora in prima persona nell’apiario senza l’aiuto di nessun salariato e compie anche il lavoro organizzativo e direttivo.

In altre parole fornisce i fattori produttivi: capitale, lavoro manuale e di concetto. Dopo questa premessa passo alla spiegazione dei termini introdotti.

Per costo di produzione si intende il costo che si deve affrontare per produrre un chilogrammo di miele; questo valore è dato dalla somma dei fattori produttivi impiegati nella produzione e forniti dall’apicoltore.

È molto utile conoscere il costo di produzione, poiché grazie a questo dato è possibile sapere se il prezzo di vendita del miele è remunerativo oppure no.

Voglio ricordare che in questa fase non vengono riportati i costi relativi alla commercializzazione (vasetti, etichette, pubbliche ecc.), in quanto questi non incidono sulla produzione vera e propria, ma devono essere sommati al costo di produzione per avere un raffronto corretto con il prezzo di vendita.

Il reddito netto (Rn) è dato dal valore della produzione lorda vendibile (Plv) alla quale si sottraggono i costi reali, cioè le spese veramente sostenute dall’apicoltore. In altre parole il reddito netto è un insieme di redditi che viene percepito dall’apicoltore sotto forma di salario, stipendio e interesse sui capitali investiti. Questo valore indica quanto entra nelle tasche del produttore.

Infine il tasso di rendimento del capitale (r), ci dà la misura di quanto rende il capitale che si è investito nell’attività. Per calcolarlo si deve fare il rapporto tra il valore della Plv, alla quale vanno sottratte le voci di costo (tranne gli interessi) ed il valore del capitale investito (Ca), quest’ultimo termine vedremo che lo si ottiene stimando le attrezzature e le famiglie di api.

Nei riquadri vengono riportati i conti riferiti al 2022 riguardanti un apiario stanziale situato a circa 650 m. s.l.m., in una vallata alpina; le arnie alla fine del 2022 erano 20, la produzione media calcolata per 20 arnie è di 20 Kg a cassa, il prezzo di vendita del miele 10,00 €/kg e tutto il prodotto è stato venduto al dettaglio.

L’esempio riportato è utile sia come esercizio pratico di calcolo, sia in quanto esposizione di un caso reale.
Mi accingo ora alla spiegazione delle procedure da adottare per determinare i valori economici che ci interessano.
Il primo passo da compiere al fine di verificare la conduzione economica dell’apiario è quella di registrare (senza mai dimenticarne alcuna!!) ogni entrata ed uscita che riguarda l’attività apistica. A questo scopo è utile servirsi o di un semplice quaderno, oppure di un apposito registro per le scritture contabili (prima nota o altri).

La seconda operazione da compiere è quella di stimare il materiale apistico a disposizione (scorte morte) e le stesse famiglie di api (scorte vive).
È meglio operare la stima del patrimonio sempre nello stesso periodo dell’anno, al fine di rendere il più possibile omogenea la valutazione delle famiglie.
Si consiglia di compiere questa operazione alla fine dell’anno solare. Per la stima del materiale è utile servirsi dei listini di ditte costruttrici di materiale apistico.
Il valore da considerare lo si può desumere facendo la media dei vari prezzi, o considerando sempre la stessa ditta, che può essere quella presso la quale ci si serve o, nel caso di auto produzione, quella che presenta dei prodotti similari a quelli in dotazione.

L’importante è che ogni anno il materiale venga stimato a nuovo: considerando cioè i prezzi correnti. Sommando il valore delle scorte morte e di quelle vive, si ha la consistenza del capitale investito (Ca).

Alla fine dell’anno solare, dopo aver registrato tutte le entrate e le uscite, è possibile determinare in breve tempo il costo di produzione del miele e fare gli altri semplici calcoletti per verificare se la nostra attività è economicamente remunerativa o è solo ricreativa.

Prima di tutto bisogna isolare dalle voci di spesa dell’anno le così dette spese varie (Sv), cioè quelle spese effettuate non per investimento, ma per beni utilizzati nell’esercizio dell’attività, ad esempio:

  • zucchero,
  • medicinali,
  • rinnovo cera.

Nel caso di nomadismo vanno inseriti fra le spese varie i costi di trasporto degli alveari e nella stima del capitale bisogna considerare anche i mezzi di trasporto in proprietà. Nel caso di affitto dei mezzi, il costo va nuovamente imputato alle spese varie.

Una seconda operazione è la determinazione delle quote (Q) di reintegrazione, manutenzione e assicurazione delle attrezzature (scorte morte).
Poiché queste invecchiano e si usurano, si deve calcolare una percentuale del valore che dovrebbe essere accantonata per costituire un fondo monetario destinato a coprire le spese di riparazione, acquisto ed assicurazione del materiale deteriorato. In altre parole si vuole determinare quella parte di attrezzature che ogni anno si perde perché usurata.

Attenzione, poiché questa voce rappresenta, un costo reale, poiché è evidente e tangibile l’usura dell’attrezzatura. Nei miei calcoli ho considerato il 10 percento del valore totale delle scorte morte.
È utile poi stimare le ore di lavoro necessarie per accudire le api e svolgere le operazioni di smielatura.

Ho considerato 5 ore di lavoro per alveare nell’arco dell’anno ed una «paga» oraria di 11,00 euro, molto elevata se si considerano le retribuzioni orarie medie del mondo agricolo (6-7 euro/h). Si definisce in questo modo un salario (Sa) che va a remunerare il lavoro manuale.

Il calcolo dello stipendio (St), cioè la remunerazione del lavoro intellettuale richiesto dall’attività apistica, si ha calcolando il 3 per cento della produzione lorda vendibile (PLV), cioè il totale del miele o altri prodotti dell’alveare che vengono venduti,

In ultimo bisogna calcolare l’interesse sui capitali fissi (scorte morte + scorte vive), cioè la loro remunerazione. Ho considerato un saggio di interesse del 6,5 per cento.

Questo è un costo, poiché anche il capitaIe investito deve essere remunerato e il tasso di interesse utilizzato è analogo a quello praticato da una banca per un conto corrente.

La remunerazione considerata per i capitali circolanti (spese varie + quote + salari + stipendi + imposte) è del 15 per cento e con un periodo medio di anticipazione di 4 mesi.

In questo caso si ipotizza che i soldi necessari per costituire il capitale circolante vengano richiesti, per i primi 4 mesi, ad una banca con un tasso di interesse passivo del 15 per cento.

La somma degli interessi sul capitale fisso e sul capitale circolante viene indicata con I
A questo punto sommando Sv + Q + Sa + St + I si ha il totale dei costi. La somma ottenuta viene divisa per i chilogrammi di miele prodotto e si ottiene il costo di produzione.
Dopo aver determinato il costo di produzione del Kg di miele, valore utile per deterrninare il prezzo di vendita, calcoliamo il reddito netto.
Per ottenere il reddito netto (Rn) si sottraggono dalla PLV le spese effettivamente sostenute dall’apicoltore cioè le Sv e le Q, per cui: Rn = PL V – (Q + Sv)

Altra valutazione utile è il calcolo del già citato tasso di rendimento del capitale investito, cioè la determinazione del saggio di interesse al quale ha lavorato il capitale investito.

Per fare ciò si deve svolgere la seguente espressione: r = Plv – (Q + Sv + Sa + St)/Ca x 100

Dopo aver fatto tutti questi calcoli è possibile decidere se, dal punto di vista economico, la nostra attività è un fallimento o val la pena di essere condotta.
Auguro a quanti vogliono seguire le mie indicazioni di non avere cattive sorprese economiche. In questo caso rimane solo la passione per le api a confortarci, non certo il portafoglio.

Ivo Rabbogliatti
Fonte: “L’Ape Nostra Amica” anno X n. 3
Aggiornato al 03/01/2023

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2 Commenti

  1. Se questi conteggi si presentassero alla prima lezione di tutti i corsi che si effettuano dalle associazioni ci sarebbe una grossa scrematura degli aspiranti apicoltori.
    Parlando di apicoltori hobbisti si potrebbero calcolate i costi base da sostenere dall’acquisto dei materiali fino all’invasatura del miele così da avere fare una scelta consapevole se iniziare o meno l’attività.

  2. C’è un errore: gli hobbisti non devono fare i conti, perché è un hobby!

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