lunedì , 15 Aprile 2024
I pericoli di nutrire le api con zucchero invertito “fatto in casa”.Pag. 1 di 5

Come nutrire le api senza sensi di colpa. Pag. 4 di 5

Nutrizione di soccorso.

Sulla nutrizione di soccorso c’è poco da dire se non che mai bisognerebbe far giungere le api alla condizione di rischio di morte per fame. È molto pericoloso perché se le api si trovano in una situazione anche solo vicina alla sottoalimentazione non saranno più in grado di riprendersi a sufficienza da essere capaci di produrre miele, neppure se ad un tratto, per le mutate condizioni meteorologiche, riuscissero ad avere abbondanti risorse di nettare. Le ultime ricerche scientifiche sembrano dimostrare che le api sono capaci di nutrire sentimenti e quello provato con l’incombente morte per fame è il pessimismo. “Andare in depressione” a me sembra la definizione che più si adatta al loro stato d’animo dopo aver rischiato di morire per fame ovvero la perdita della speranza di un futuro migliore.

Il periodo nel quale può capitare un evento così nefasto è, al contrario di quanto potrebbe pensare il profano, quello primaverile. Infatti, il pericolo c’è quando nell’alveare e presente molta covata. Se per un ritorno di freddo o una lunga pioggia le api sono costrette ad una lunga inattività, consumano le poche scorte ancora disponibili e possono facilmente morire di fame. In questo caso la migliore soluzione è la somministrazione di sciroppo zuccherino 1:1 magari tiepido, per velocizzare l’assunzione. L’ulteriore consiglio è quello di versarne un po’ direttamente sulle api.

Nutrizione stimolante.

Con la nutrizione stimolante si entra in un argomento piuttosto delicato. Vietato dalla normativa che regolamenta il biologico, molti apicoltori convenzionali, prima di una grossa fioritura (soprattutto quelle della prima o di metà primavera), nutrono gli alveari per stimolare la regina alla produzione di uova e avere, al momento propizio, numerose api dedite alla raccolta. Come avrai capito è un tipo di nutrizione che serve ad aumentare le produzioni di miele ma, per essere sicuri che ciò avvenga, sono necessarie delle previsioni sul futuro che non sempre si avverano; può capitare, ad esempio, che cominci a piovere o che ritorni il freddo e la fioritura ritardi; chi sbaglia nelle quantità di nutrimento o inizia a nutrire troppo in anticipo, induce le colonie ad arrivare troppo forti alla fioritura e facilmente sciameranno. Mi è capitato anche di vedere apicoltori alle prime armi alimentare le api come se fosse necessario, forse per non aprire precocemente gli alveari e controllare le scorte rimaste dall’inverno, magari per paura di fargli prendere freddo oppure, semplicemente, per non perdere tempo o per incapacità. È il modo migliore per farle sciamare. Se non necessario lo sciroppo sarà stoccato nei favi del nido togliendo prezioso spazio alla deposizione della regina. Le api sciamano quando si rompe l’equilibrio tra quantità di api adulte e covata opercolata. Se lo spazio che la colonia ha intenzione di destinare all’allevamento della covata viene occupato dalla nutrizione artificiale l’innesco alla sciamatura è garantito.

La nutrizione stimolante fa produrre più covata alla colonia rispetto ad una non alimentata, ma certamente non può fare miracoli; se la colonia non è sufficientemente forte non riuscirà comunque ad arrivare alle porte della fioritura principale con un numero di api sufficiente al raccolto. Rispetto a questo, rinforzare una colonia con api o api e covata avrà un effetto più garantito. Quindi, prima di effettuare una nutrizione stimolante, fate sempre dei calcoli economici. In ultima analisi si può ottenere un effetto analogo anche disopercolando un telaino di scorte del nido.

Estrai un telaino del nido, disopercolalo con la forchetta disopercolatrice e poi rimettilo nel nido. Questo sarà il primo telaino che le api libereranno dal miele. Se è vecchio e lo vuoi sostituire basterà metterlo ad una certa distanza dall’ultimo favo di covata. Lo eliminerai dopo circa una settimana, alla successiva visita. Attento però al pericolo di saccheggio e possibilmente opera sul far della sera. Questo è un accorgimento che ho imparato ad usare molti anni fa quando volevo sostituire i telaini del nido. Ora, invece, in azienda non lo usiamo più perché la produzione di nuclei artificiali ben fatta ti fa automaticamente rinnovare i favi del nido.

Un’altra alternativa alla nutrizione stimolante è quella di spostare anticipatamente gli alveari in un luogo dove è iniziato precocemente lo stesso tipo di fioritura che ti interessa sfruttare; solo in un secondo tempo le porterai nel luogo dove la fioritura ha luogo in quantità idonee al raccolto. Va da se che questa tecnica è possibile realizzarla unicamente se l’azienda possiede le attrezzature idonee, altrimenti è faticoso e rischia di essere anche antieconomico.

Come effettuare la nutrizione stimolante.

Come hai sicuramente capito non ho molta simpatia per la nutrizione stimolante: è vietata dalla legislazione che regolamenta il biologico, tende, se non ben fatta o in condizioni metereologiche avverse, a far sciamare gli alveari, è costosa, quasi sempre più di ogni altro intervento che ottiene lo stesso risultato, eticamente discutibile. Non va però sottaciuto che il flusso nettarifero stimola il comportamento igienico e, quindi, tiene le api lontano dalle malattie. Inoltre, stimola entro certi limiti la raccolta di polline e, per questo, l’impollinazione. Stimola di conseguenza anche lo sviluppo della covata e per di più aumenta la vitalità delle operaie. E questo può indurre l’apicoltore verso una alimentazione forzata almeno nei periodi in cui manca il raccolto.

Se per esigenze aziendali hai deciso di utilizzare la nutrizione stimolante devi avere familiarità con alcuni fondamenti. Dato che dalla deposizione dell’uovo allo sfarfallamento dell’adulto di operaia passano circa 21 giorni, la nutrizione stimolante deve iniziare circa un mese, un mese e mezzo prima della prevista fioritura e va eseguita dando poco sciroppo (1:1) all’alveare, ma frequentemente, per simulare una vera e propria fioritura (es. 500 ml ogni 2 gg.).

La preparazione è del tutto simile allo sciroppo 1:2; quindi anche in questo caso conviene scaldare l’acqua intorno agli 80°C e poi versare lo zucchero rimestando per una decina di minuti. Questo velocizzerà la sua preparazione.

Un’ultima notazione merita la nutrizione che deve essere effettuata in contemporanea al trattamento anti-varroa estivo. Se in estate decidi di trattare gli alveari dopo averne asportato la covata certamente devi effettuarla. In questo modo le api di casa costruiranno subito i fogli cerei che hai messo al posto di quelli con la covata che hai tolto e la regina inizierà velocemente a covare. L’alimentazione con sciroppo 1:1 può essere opportuna anche nel caso in cui dopo il trattamento ci sia un prolungato periodo di siccità. In realtà anche in questo caso in azienda preferiamo utilizzare il candito perché non stimola il saccheggio e non aumenta di tanto il metabolismo delle api.

È importante che la covata estiva sia ben alimentata perché è da essa che nasceranno le “api invernali”. Queste saranno più “vitali” e supereranno con maggior facilità i rigori dell’inverno se ben alimentate e non danneggiate dagli acari della varroa che affliggono loro dannose punture. Continua alla Pag. 5 di 5

Marco Valentini
Fonte: bioapi

Bibliografia

  • Alejandra Vásquez and Tobias C. Olofsson – The lactic acid bacteria involved in the production of bee pollen and bee bread. Journal of Apicultural Research 48(3):189-195 · July 2009
  • Vanessa Corby-Harris, Patrick Maes and Kirk E Anderson – The Bacterial Communities Associated with Honey Bee (Apis mellifera) Foragers. PLoS ONE 9(4):e95056 · April 2014

Info Redazione

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