mercoledì , 5 Ottobre 2022
La sciamatura artificiale, sotto lo stesso tetto
Foto di Antonio Angrisani

La sciamatura artificiale, sotto lo stesso tetto

Ogni apicoltore, all’inizio di un imminente raccolto, desidera avere famiglie forti in modo che le api bottinatrici possano incrementare il raccolto di nettare e polline.
Per avere famiglie forti dobbiamo stimolarle almeno quaranta giorni prima di un imminente raccolto, ma se non abbiamo calcolato bene i tempi e/o le condizioni metereologiche, possiamo ritrovarci con alveari sovraffollati, con l’istinto a sciamare. Prevenire la sciamatura è una delle operazioni di maggiore rilevanza, perché interessa in modo diretto la produttività dell’apiario. Per non farle sciamare, molti apicoltori dividono le famiglie poco prima del flusso principale di nettare o prima che le api incominciano a prepararsi per la sciamatura.

In questo articolo descriverò, in dettaglio delle semplici manipolazioni che ridurranno a zero la sciamatura naturale nelle famiglie forti, e li rinforza di bottinatrici all’inizio di un imminente raccolto senza che queste corrono il rischio sciamatura. Ciò si è rilevato ottimo anche nel formare sciami artificiali e nel costruire la cera nell’alveare.

Questo metodo si applica prima d’inserire il melario nel momento in cui nell’apiario si riscontrano alveari con famiglie all’apice della loro forza, con sei, sette telaini di covata o prima che entrino in febbre sciamatoria (costruzioni di celle reali).
Da questi alveari (che chiameremo ceppi) si prelevano con annessi api (a secondo se vogliamo ricavare sciami forti, medi o deboli) telaini di scorte, telaini che contengono covata mista, e telaini con covata fresca, assicurandosi che su questi vi siano almeno uova o larve inferiori a trentasei ore di vita, (con l’accortezza di non portar via il favo che contiene la regina).
Quando non è possibile localizzare subito la regina sui favi, si scrollino tutte le api dai telaini nell’alveare dove è stato prelevato il materiale biologico. La rapidità dei prelievi dei favi può essere agevolata se la regina è marcata. Si consiglia (quando una famiglia è forte) di prelevare covata opercolata perché, dalle ultime ricerche effettuate, si è costatata che se si asporta solo covata aperta nell’alveare si favorisce la sciamatura.

Tutto il materiale che si preleva dagli alveari ceppi va inserito al centro di tante arnie senza fondo o in due melari, in questo modo: diaframma; telaino di scorte; covata opercolata; covata fresca; covata opercolata; telaino di scorte; ed infine di nuovo il diaframma (per evitare che in caso di forti abbassamenti della temperatura primaverile le api nutrici non abbandonino la covata).
Il vuoto che si crea negli alveari ceppi, dopo il prelevamento dei telaini, sarà riempito con telaini costruiti o con telaini contenenti fogli cerei. In questo modo, si crea spazio negli alveari ceppi in cui le regine continuano a deporre senza sosta e grazie a tale spazio le famiglie non sciameranno.
Gli alveari ceppi saranno successivamente chiusi con gli stessi coprifavi coprifavi che hanno in dotazione, avendo l’accortezza di ruotare il disco a quattro posizioni (sul buco del nutritore) nella posizione escludi regina e ricavando nella cornice del coprifavo (per quelli che non sono dotati d’opportuni fori di ventilazione) un ingresso.

Questo perché nel momento in cui si realizzano sciami in alveari sovrapposti è importante munire lo sciame soprastante di un ingresso proprio per tre motivi:

  1. agevolare l’uscita dei fuchi che si troveranno sui telaini del nucleo sovrastante che creeremo, così non rischiano di rimanere incastrati nell’escludi regina quando, cercheranno di uscire dall’alveare sovrastante;
  2. facilitare l’accesso, nell’alveare superiore, alle api cariche di polline e nettare, cosa che non sarebbe possibile se sono costrette a salire dall’ingresso inferiore attraversando l’escludi regina posto nel disco a quattro posizione;
  3. abituare le api ad un secondo ingresso quando renderemo indipendente i due alveari e dare l’opportunità alla regina vergine, che nasce nell’alveare soprastante, di fecondarsi sotto lo stesso tetto.

Fatto queste operazioni, si sovrapponga sullo stesso ceppo, che ha fornito il materiale biologico, l’arnia senza fondo o i due melari contenente il nucleo formato dai telaini di covata mista e dai telaini di provviste. All’occorrenza, se il ceppo, dopo che sono stati prelevati i telaini, è ancora forte, si può intercalare un melario tra il ceppo e l’alveare sovrastante.
Si chiude l’alveare con il coprifavo e si nutre il nucleo formato con dello sciroppo, attraverso il nutritore posto sopra al coprifavo. Se lo sciroppo dovrà stimolare l’attività della famiglia, si prepara uno sciroppo leggero, inserendo un Kg di zucchero (C12H22O11) un litro di acqua (H2O), e 0,3 gr. di acido citrico per ogni litro di sciroppo, per ottenere uno sciroppo al 50% di zucchero invertito, (glucosio + fruttosio) facilmente digeribile dalle api, mentre se sarà di sostegno, si suggerisce uno sciroppo denso, inserendo due Kg di zucchero ((C12H22O11)) in un litro di acqua (H2O), e 0,3 gr. di acido citrico per ogni litro di sciroppo, per ottenere uno sciroppo al 67% di zucchero invertito, (glucosio + fruttosio) facilmente digeribile dalle api. La nutrizione, da questo momento in poi è necessaria perché le api nutrici nel nucleo saranno costrette ad allevare una regina e quindi hanno bisogno di abbondanti scorte. Si protegga infine l’alveare dalle intemperie con il coperchio di lamiera.

La sciamatura artificiale, sotto lo stesso tetto
Foto di Antonio Angrisani

Lo sciame artificiale che si è formato rimane in comunicazione con l’alveare ceppo mediante l’escludi regina, che si trova sul disco a quattro posizioni posto sul buco del nutritore del coprifavo dell’alveare sottostante. Non è necessario, quando preleviamo i telaini per formare lo sciame, controllare la quantità di api presenti sui favi perché, nel giro di due o tre ore, le api nutrici dell’alveare sottostante, attirate dal feromone della covata introdotta nell’alveare superiore, saliranno attraverso l’escludi regina, nello sciame orfano sovrapposto, per nutrire la covata e per proteggerla dal freddo, equilibrando il nucleo e il ceppo, mentre la regina continua a deporre senza sosta nell’alveare sottostante.
All’incirca dopo ventiquattrore, le api nutrici dello sciame orfano sovrapposto, resosi conto dello stato d’orfanità, per induzione naturale, incominciano ad allevare le celle reali.
Si lascino costruire solo se il nucleo orfano proviene da una famiglia selezionata, altrimenti si distruggono e s’inserisce una cella reale matura, proveniente da un alveare selezionato, incastrata tra due telaini di covata o inserendo un telaino contenente una cella reale matura, prelevata in un alveare selezionato già predisposto per l’allevamento delle celle reali, o una regina in gabbietta.

Successivamente a seconda del grado di maturazione della cella reale, si ruoterà il disco a quattro posizioni sul coprifavo dell’alveare sottostante, nella posizione bucherellata immediatamente se la cella reale è matura ed è prossima allo sfarfallamento o, dopo dieci giorni, se sono le api del nucleo orfano ad allevarsi la cella reale. La posizione bucherellata del disco a quattro posti consente allo sciame soprastante di beneficiare solo del calore e dell’odore della famiglia sottostante.

Quest’operazione di chiusura del foro, serve per evitare che la regina vergine, una volta nata (essendo più piccola) potrebbe attraversare l’escludi regina ed entrare in conflitto con la regina feconda dell’alveare sottostante, rendendo inutile tutto il nostro lavoro.
Dopo aver chiuso l’escludi regina, le api del nucleo orfano devono restare tranquille per circa tre settimane, per dare la possibilità alla nuova ape regina di nascere, fecondarsi e di incominciare a deporre una certa quantità di uova. Non è necessario insistere nel trovare la regina, ma è sufficiente notare la deposizione a spirale delle uova nelle cellette (indicazione sicura dell’avvenuta presenza e fecondazione della regina).
Accertata la presenza della regina che sta deponendo, si ruoti di nuovo il disco a quattro posizioni presente sul coprifavo dell’alveare sottostante nella posizione escludi regina, in modo che il ceppo, che nel frattempo ha costruito anche i fogli cerei e lo sciame sovrastante con la regina giovane fecondata, possono venire a contatto scambiandosi calore, api e provviste, pareggiandosi e scambiandosi mutui servizi e producendo la coesione delle due famiglie.

Questo metodo, cioè la formazione di sciami in sovrapposizione all’alveare ceppo è migliore rispetto ai metodi classici perché, così facendo, si assicura una buona protezione termica agli sciami formati all’inizio della primavera, quando gli sbalzi termici sono ancora notevoli.
Lo sciame diventa subito più attivo perché usufruisce del calore della famiglia sottostante, ne percepisce l’attività, il ronzio ed è trascinato al lavoro per mezzo dell’emulazione delle due regine, sviluppandosi rapidamente. Se lo sciame non è destinato alla vendita immediata, si può sfruttare come indicatore del ceppo e avrà la funzione di polmone, e potrà essere allargato gradualmente in funzione dell’accrescimento dello sciame, mentre la famiglia madre avrà la funzione di volano sullo sciame sovrastante.
La formazione contemporanea di più sciami su alveari disposti su lunghe file comporta necessariamente che gli ingressi debbono avere colori differenti per facilitare il rientro dell’ape regina dopo il volo di fecondazione.
Questo metodo, a differenza d’altri sistemi di produzione di sciami artificiali, presenta enormi vantaggi:

  1. la riduzione dell’istinto a sciamare e il contenimento delle stesse bottinatrici nell’alveare ceppo dopo aver asportato il nucleo sovrastante;
  2. la famiglia da dove si prelevano le api non deve essere necessariamente selezionata, ma è necessario che lo sia solo la cella reale, poiché essa farà solo da balia alla regina che nascerà e sarà lei, dopo che è stata fecondata, a trasmettere il suo patrimonio genetico al nuovo sciame;
  3. lavorando su un solo alveare non si va incontro a rischio di malattie dovute alla mescolanza di più telaini provenienti da alveari diversi;
  4.  la riduzione del lavoro dovuto allo spostamento degli sciami artificiali per evitare che le bottinatrici ritornano nell’alveare di partenza;
  5. la rapida ripresa dello sciame dopo la fecondazione della regina agevolata dalla famiglia sottostante che trasferisce calore e api nel nucleo soprastante;
  6. Lo sciame non ne risente degli sbalzi di temperatura, che all’inizio della primavera sono notevoli.

In conclusione, questo metodo non è più elaborato o complesso rispetto agli altri, bisogna solo conoscere bene il ciclo biologico delle api che resta uno strumento valido per eseguire determinate operazioni a tempo debito.

Pasquale Angrisani
Fonte: Api & Flora, Gennaio-Aprile 1/22

Info Pasquale Angrisani

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