mercoledì , 11 Febbraio 2026
La sciamatura artificiale: un nuovo metodo
Foto di Antonio Angrisani

La sciamatura artificiale: un nuovo metodo

Il problema che intendo affrontare è di natura pratica e mi si è presentato la scorsa primavera. Premetto che:

  • nel nostro apiario utilizziamo prevalentemente arnie Dadant a nido divisibile, costituente cioè da soli melari, con telaini da melario;
  • dopo un primo anno di prove abbiamo deciso di adottare dei telaini di plastica. Quindi nella scorsa primavera disponevamo quasi esclusivamente di telaini non costruiti;
  • l’esperienza ci ha insegnato che, nella misura del possibile, bisogna evitare di mettere dei telaini tradizionali (costruiti o non costruiti) insieme a dei telaini di plastica non costruiti. Le api, se hanno possibilità di scelta, preferiscono i fogli cerei ai telaini di plastica cerati così come preferiscono la cera d’api a quella mista con paraffina o cera sintetica. Disponendo un telaino di plastica fra due telaini con foglio cereo le api costruiscono sui fogli cerei approfondendo esageratamente gli alveoli superiori per il miele e non lasciando praticamente spazio per la costruzione dell’adiacente telaino di plastica. Nel caso di celle da covata le cose vanno meglio in quanto la profondità dell’alveolo è determinata dalla lunghezza dell’insetto. Un’operaia adulta misura circa 14 mm di lunghezza; un alveolo più profondo non assolverebbe ad alcuna funzione. Nel caso quindi di telaini totalmente di covata è possibile far costruire un telaino cerato inserendolo fra favi tradizionali che già contengono covata;
  • tutti i metodi di sciamatura artificiale comportano il trasferimento di telaini con api da una cassetta all’altra e ciò è possibile quando le dimensioni dei telaini sono identiche. Nel nostro caso non ci era consentito trasferire dei telai da nido per costituire dei nuclei sui telaini da melario, caratteristici della Dadant divisibile.

Sulla base di queste premesse abbiamo sperimentato il metodo seguente:

  1. si predispongono vicino ad una famiglia forte un melario contenente 10 telaini, un fondo, un coprifavo e un tetto;
  2. si sposta l’alveare con la famiglia forte di alcuni metri;
  3. si colloca la semi-arnia con i 10 telaini al posto dell’alveare precedente; si inserisce una cella reale matura fra due telaini, fissandola mediante propoli e si somministra nutrimento.

Le bottinatrici della famiglia forte entreranno nel nucleo contenente la cella reale. Nonostante un certo disorientamento iniziale all’imbrunire finiranno per agglomerarsi nella cassetta che ha preso il posto della loro dimora. La presenza di nutrimento e soprattutto della cella reale mantengono la coesione del gruppo. Dopo 24 ore la nuova regina sarà nata e dopo 15 giorni è possibile ispezionare il nuovo nucleo per controllare la presenza di covata.

Il fatto che la popolazione del nucleo sia costituita per il 100% da bottinatrici non rappresenta un handicap determinante. Non bisogna considerare il rapporto funzioni svolte e età dell’ape in modo troppo rigido. In realtà le api si adattano alle funzioni che si rendono via via indispensabili nell’alveare con una grande elasticità. Le ghiandole mandibolari e ipofaringee, responsabili della secrezione di pappa reale, si rimettono facilmente in funzione quando si presenta la necessità, anche se l’ape è già divenuta bottinatrice; e lo stesso può dirsi delle ghiandole ceripere. Del resto alla fine dell’inverno le operaie hanno tutte almeno tre mesi di età, eppure sono in grado di allevare covata. All’atto pratico abbiamo potuto constatare che le api dei nuclei formati secondo il metodo esposto costruiscono e allevano.

La percentuale dei nuclei che vanno a buon fine (cioè regina feconda e presenza di covata nel giro di 15 giorni) è dell’80%, similmente a quanto si riscontra per i nuclei formati in modo tradizionale.

Per questa prima volta nella primavera scorsa la nostra esperienza si è limitata alla formazione di 15 nuclei. In un caso abbiamo registrato un insuccesso perché la cella reale non era stata solidamente fissata al telaino di plastica con il propoli ed il peso delle api l’aveva fatta precipitare sul fondo dell’arnia, prima che la regina fosse sfarfallata. L’urto conseguente alla caduta ha causato la morte della larva e nel giro di alcune ore il nucleo è stato disertato dalla popolazione che ha trovato ospitalità negli alveari vicini, poiché eravamo in un periodo di abbondante fioritura. Ciò dimostra che la presenza di una cella reale ha per la famiglia lo stesso potere di coesione di una regina.

Il disegno illustra le due fasi del nuovo «Metodo di moltiplicazione per spostamento e recupero di bottinatrici» sperimentato dall’autore. (Disegno di Laura Pedrotti)

Naturalmente nulla impedisce di utilizzare dei telaini con fogli cerei, o dei telaini costruiti al posto di telaini di plastica, o una cassetta con 5 telaini da nido anziché un semi-nido con 10 telaini da melario. Un piccolo vantaggio dei telaini di plastica non costruiti è rappresentato dal fatto che è possibile formare il nucleo direttamente con i due corpi dell’arnia divisibile, cioè con due melari contenenti 10+10 telaini. Il glomere si costituirà in alto dove è stata fissata la cella reale; i telaini nel corpo inferiore resteranno scoperti finché la famiglia non si sarà sviluppata, ma ciò non comporta alcun pericolo di invasione della tarma nel caso, appunto, di telaini di plastica.

In conclusione ci sembra di poter affermare che questo metodo di sciamatura artificiale, basato sullo spostamento di una famiglia forte che perde le bottinatrici a favore di una cassetta contenente dei telaini vuoti ed una cella reale presenta un certo numero di vantaggi sui metodi tradizionali.

  1. Non solo non è necessario cercare la regina, ma addirittura non c’è bisogno di aprire l’alveare dal quale si prelevano le bottinatrici. Lo scopo si ottiene sfruttando la facoltà di orientamento delle api che le spinge a ritornare alla postazione iniziale dove è stata sistemata la nuova cassetta per ospitare il nucleo;
  2. non dovendo estrarre i telaini e ricercare la regina, l’operazione è molto più rapida che non nel caso di una sciamatura tradizionale e non vi è possibilità di errore dovuto al fatto che la regina può sfuggire alla ricerca;
  3. non vi è interdipendenza fra il formato dei telaini dell’alveare iniziale e quelli del nucleo. È quindi possibile ricavare un nucleo su telaini Dadant da un alveare non standard o da un bugno villico;
  4. nel caso in cui si sospetti la presenza di acari delle trachee o di varroa è possibile trattare con prodotti specifici in assenza di covata;

Un buon nucleo deve essere composto da circa 15.000 bottinatrici (cioè 1,5 kg di api). È possibile pesare il nucleo vuoto e poi pesarlo nuovamente con le api, ma in pratica si va a occhio. Perché la famiglia si sviluppi correttamente entro l’autunno è consigliabile somministrarle 5-6 litri di sciroppo. Un nucleo di minore forza, cioè con 10.000 bottinatrici, deve essere considerato una dimensione minima ed è necessario fornirgli non meno di 10 litri di sciroppo.

Una famiglia forte con oltre 60.000 api può dare con il metodo dello spostamento oltre 30.000 bottinatrici. In questo caso è possibile formare due nuclei da 15.000 bottinatrici o tre da 10.000, disponendo sempre tali nuclei a ventaglio intorno alla postazione dell’alveare iniziale e osservando che le bottinatrici al ritorno si ripartiscano equamente fra i nuclei. Nutrendo anche la famiglia di origine potremo ottenere un altro nucleo 4 o 5 settimane più tardi.

Nel nostro caso i nuclei sono stati formati con 10 telaini da melario di plastica cerati ma non costruiti e all’inizio temevamo che le api avrebbero disertato il nucleo. In realtà le bottinatrici che ritornano con le cestelle piene di polline e si trovano di fronte a una nuova arnia senza odore familiare, senza covata e senza favi, contenente degli strani telaini bianchi restano disorientate, escono, fanno un volo di orientamento e rientrano a più riprese. Verso sera però tutte le api entrate sono agglomerate intorno alla cella reale e cominciano ad assorbire lo sciroppo e a costruire i favi.

Le condizioni nelle quali abbiamo effettuato le operazioni sono state in realtà ancora peggiori in quanto, per cause di partenza, ci siamo visti costretti a formare i nuclei inserendo delle celle reali appena opercolate anziché celle mature, per cui le api hanno dovuto attendere 6-7 giorni lo sfarfallamento della regina. Ciononostante le bottinatrici hanno disertato il nucleo solo in un caso: l’orfanità provocata, come abbiamo accennato, dalla caduta della cella reale.

Il nostro metodo può essere utilizzato da apicoltori professionisti. È possibile per esempio, effettuare la sciamatura per spostamento e un mese più tardi, quando la famiglia avrà ricostituito le bottinatrici, effettuare il nomadismo.

Non abbiamo notizie che altri abbiano sperimentato a fondo prima di noi il metodo qui esposto, che chiameremo «Metodo di moltiplicazione per spostamento e recupero di bottinatrici», Se, come crediamo, non esiste alcuna priorità e taluni vorranno designarlo con il nome dell’autore, ciò costituirà la nostra ricompensa per la divulgazione.

Dott. Elio Bailo
Fonte: “L’Ape nostra Amica anno V n. 2”

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