mercoledì , 5 Ottobre 2022
lavori del mese: maggioFiori di acacia nel mese di maggio

Lavori del mese: maggio

Con il susseguirsi incalzante delle stagioni anche quest’anno maggio è arrivato e guardandosi attorno è tutto un tripudio di fiori dal piano alla collina; ai monti invece la natura sta svegliandosi più lentamente pronta ad offrire al momento opportuno il suo generoso e abbondante raccolto di nettare e polline. In questo mese negli alveari la vita è in piena attività e nel fondovalle i più preparati ed accorti avranno già messo i melari nelle famiglie più forti.

Qui vorrei introdurre un discorso a titolo di consiglio: nel passato era detto comune mettere i melari quando le api imbiancavano il coprifavo con cera nuova, in quanto dopo aver riempito tutti i telaini del nido occupavano il melario che veniva tranquillamente riempito di ottimo miele. Purtroppo da qualche anno ad oggi questo succede molto raramente a causa dell’andamento stagionale sfavorevole, dei problemi ambientali di inquinamento e delle varie patologie che colpiscono le nostre api. Inoltre, dopo vari esperimenti eseguiti da esperti apicoltori, si è constatato che aspettando questo periodo gran parte del raccolto viene perduto a causa dell’intasamento di polline e di covata ottenendo una grande disparità fra api giovani e bottinatrici che resteranno oziose facendo la “barba” davanti alla porticina e in moltissimi casi si provoca la sciamatura anticipata e non desiderata.

Per evitare tutti questi inconvenienti, se non si è fatto in aprile, entro i primi giorni di maggio si dovranno equilibrare le famiglie, dopo aver fatto gli opportuni accertamenti sanitari.

Dopo aver individuato la regina e accantonata sul suo favo, prelevare dagli alveari più forti un favo di covata opercolata e matura e coperto di api giovani che saranno attaccate alla covata per tenerla calda e dopo aver dato una leggera scrollatina sopra l’arnia per provocare il volo delle bottinatrici, si introduce in una famiglia debole già individuata a fianco dell’ultimo favo di covata.
L’operazione si può ripetere dopo otto o dieci giorni con altri favi presi da altri alveari pareggiando così tutte le famiglie e portando a melario anche le più deboli.
Nel periodo della grande importazione non c’è alcun pericolo di saccheggi e le api si accettano di buon grado; se si vuole comunque facilitare la convivenza basta usare un pizzico di canfora come per altri lavori di riunione. Quando avremo così portato tutti gli alveari su otto favi e le api incominceranno ad occupare il diaframma laterale, si metterà subito il melario spruzzando i favi centrali con un bicchiere di soluzione di acqua e miele. Le api occuperanno subito il melario e una volta iniziata l’importazione non lo lasceranno più. Si potrà successivamente allargare il nido anche con fogli cerei spostando temporaneamente ii melario; qualora si metta il secondo melario, intercalare con due fogli cerei da, nido al centro che poi si smieleranno e saranno molto utili per l’invernamento o la primavera successiva. Lavorando in questo modo sfrutteremo prima di tutto la grande fioritura, avremo quasi tutti gli alveari a melario e i restanti saranno abbastanza forti per la prossima stagione ed eviteremo in molti casi la sciamatura che è causa di mancato raccolto.

Con l’avanzare della stagione e delle giornate più calde bisogna gradatamente allargare le porticine in modo che il nido possa essere ben arieggiato e ventilato dalle api, altrimenti con il grande calore prodotto dalla covata e dalle scorte si rischia lo stiramento di qualche telaino e di conseguenza una grande perdita di api con miele che fuoriesce dalla porticina creando dentro il nido uno squilibrio termico pericoloso anche per il risveglio di molte malattie.

Non è necessario, come si nota in alcuni apiari, mettere retine sopra il foro del coprifavo o addirittura rialzare tettoie con vari marchingegni: tutto questo fa più danno che utilità in quanto provoca correnti d’aria dannose per le piccole larvicine; la giusta temperatura viene già creata dalle api con la ventilazione. Come già detto, questo è il momento della grande importazione e si sta preparando la grande fioritura dei prati perciò è il periodo più favorevole per mettere in atto la lotta biologica contro la Varroa. E’ molto efficace introdurre il telaino trappola per fuchi: se è a tre sezioni subito dopo l’ultimo di covata, se invece è preparato con telaino da melario (sotto rimane uno spazio vuoto) si può mettere ‘al centro e verrà subito costruito e occupato. Dopo 12 ± 15 giorni sarà già opercolato e pronto da levare e subito sostituire; si può usare 2 o anche 3 volte a seconda della forza della famiglia, in montagna comunque il periodo è più breve.
Cercare anche di allontanare dal centro tutti i favi con celle da fuco ed eventualmente eliminarli: vi assicuro che la lotta biologica se ben fatta e con l’aiuto del fondo a rete e cassetto può ridurre del 50% l’infestazione, il rimanente dovrà essere fatto con la chimica dopo il raccolto che come sappiamo è il periodo di forte abbassamento di covata che riprenderà con il primo autunno.

In questo periodo, anche se si e riscontrato da poco qualche focolaio di Varroa, non si deve assolutamente usare nessun prodotto chimico e nemmeno prodotti come timolo, eucaliptolo, mentolo: tutti questi trattamenti devono essere interrotti come minimo 30 giorni prima della posa dei melari, pena l’inquinamento dei prodotti dell’alveare, in special modo cera e polline che sono molto igroscopici (specialmente la cera nuova). Resta perciò sempre valida ed efficace la lotta biologica anche se costa un po’ di sacrificio.

Per chi fa raccolta di polline questo è il momento favorevole. A parte l’introito finanziario che ne può derivare, è molto utile anche per evitare l’intasamento di molti favi da nido con mancanza di posto per la covata; il troppo polline presente nel nido e non utilizzato dalle api può dar luogo in molti casi a varie forme di micosi con grave disagio per le famiglie durante l’inverno. Non ci vuole molta attrezzatura, la si trova in commercio anche a livello famigliare: basta un po’ di impegno e buona volontà e le api ci ripagano sempre dei sacrifici fatti.

Anche per chi volesse intraprendere la produzione di pappa reale, questo è il periodo migliore.
Si sfrutta il periodo della sciamatura usando il metodo dell’arnia sovrapposta costringendo la regina nel nido sottostante con la covata aperta e giovane, si mette un coprifavo con escludi-regina da 10 cm. per 10 cm., si sovrappone un’arnia vuota senza fondo e si trasporta in questa tutta la covata opercolata comprese le api al centro.

Si mette lo starter con i cupolini dove abbiamo innestato le larvicine con meno di tre giorni, si nutre con sciroppo di zucchero e miele e dopo 72 ore troveremo circa 20-22 cellette ripiene di. preziosa pappa reale pronta per essere raccolta. Certamente per questo lavoro ci vorrà un pò di esperienza apistica e si può fare solo con alveari forti aiutandosi anche con favi di covata prelevati da altri alveari; per una vera e propria produzione bisogna allestire i cassoni e attrezzarsi, ma per produrne qualche etto a uso famigliare si può senz’altro usare questo metodo.

Per concludere: cerchiamo di non perderci di coraggio e manteniamo il contatto fra apicoltori, informiamoci di tutte le novità cercando di diventare tutti apicoltori esperti e di professione: solo così conviveremo nella lotta contro le malattie delle api e in special modo contro la Varroa. Dunque coraggio e buon lavoro a tutti.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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