mercoledì , 5 Ottobre 2022
lavori del mese aprile, sugli alveari
Foto di Pasquale Angrisani

Lavori del mese: aprile

Anche questo aprile 2022 è arrivato all’insegna di molte incertezze. Prima di tutto dopo una stagione passata con grande scarsità di raccolto e temperature instabili come nel 2021 certamente alle prime visite primaverili avremo trovato un pò dappertutto alveari poveri di scorte anche per colpa dell’inverno mite appena trascorso, infatti le api hanno volato tutti i giorni con grande dispendio di energie e consumo di scorte senza poter essere rimpiazzate se non con la nutrizione. All’inizio di questa primavera si sono verificati molti casi di orfanità secondo me dovuti proprio alla stagione povera di raccolto con il conseguente precoce invecchiamento delle regine.

Negli alveari più deboli manca secondo me quel quantitativo di api sufficientemente giovani, atte a produrre la pappa reale in quantità sufficiente per la nutrizione della regina. Se poi sommiamo anche le varie patologie che si sviluppano sempre quando la carenza di forza è presente negli alveari, l’infestazione di varroa ed eventuali trattamenti chimici che purtroppo sono inevitabili, abbiamo un quadro poco edificante dei nostri alveari.

Ma malgrado tutto questo, se siamo preparati e tempestivamente accorti possiamo ancora rimediare e riuscire ancora a convivere e produrre; magari con qualche onere in più ma anche con qualche soddisfazione e cultura apistica in più, in poche parole dobbiamo diventare tutti degli esperti apicoltori altrimenti per molti sarà certamente dura. Per quanto posso vorrei dare alcuni consigli utili specialmente ai giovani e ai piccoli apicoltori.

Ben sappiamo che i grossi apicoltori anche tenendo conto dei capitali investiti certamente seguono certe regole e linee di condotta per conservare il proprio patrimonio. Gli apicoltori hobbisti o cosiddetti piccoli, alle volte anche se perdono qualche alveare non ci danno molto peso anche se il valore perso è di 100,00 – 200,00 euro ma se si seguono delle regole questo difficilmente succede. Bisogna innanzitutto avere regine giovani e vigorose, non devono superare i due anni di età, alveari tenuti sotto stretto controllo per le varie malattie e ricambio frequente di favi, raschiatura e flambatura primaverile delle arnie, queste sono le prime regole da osservare.

Per quanto riguarda la varroa cercare di adottare il più possibile la lotta biologica, della quale si è parlato molto anche in altri numeri, quando si dovrà usare la chimica farlo solo in autunno e con prodotti già sperimentati. Chi osserva queste regole fondamentali sicuramente potrà continuare a fare il buon apicoltore, chi si affida al sentito dire e alle sperimentazioni di vari esperti improvvisati, certamente a breve scadenza ne pagherai le conseguenze; con il grave rischio inoltre di aver inquinato anche i prodotti dell’alveare.

Sciame catturato con un pigliasciame
Sciame inarniato

In questo mese dopo aver fatto tutte le pratiche di pulizia e controlli vari, si può incominciare la selezione degli alveari da destinare alla sciamatura alla produzione di polline e alla produzione di miele.

Destineremo alla riproduzione gli alveari più forti e con regine del secondo anno segnandoli con una sigla convenzionale, questi si dovranno forzare con la nutrizione specialmente in giornate fredde o piovose e aspetteremo il riempimento totale dell’arnia senza mettere il melario. Si controllano di frequente fino al momento che ci accorgeremo della costruzione di celIe reali, a questo punto se vogliamo possiamo intervenire nella formazione di nuclei o sciami artificiali oppure attendere la sciamatura e poi agire sul ceppo per divisione; ma di questo ne parleremo a maggio. I restanti alveari si dovranno seguire aggiungendo nei nidi un favo alla volta quando le api occupano il diaframma, se qualcuno sarai più debole basta rinforzarlo prelevando dai più forti un favo di covata opercolata spazzolando prima le api e introdurlo al centro.

Sarai ben accettato in quanto portatore di vita nuova; non vale la pena fare questa operazione dove c’è già la fucaiola e con alveari su due o tre favi. Si rischia di perdere anche la covata per mancanza di calore.

In aprile si può tentare anche di mettere qualche favo di covata fresca in alveari orfani, a volte viene allevata qualche cella reale però non avremo regine ottime con questo sistema al massimo si salva la famiglia, poi bisogna sostituire la regina. Le migliori in assoluto restano sempre le regine da sciame in quanto sono spontanee e nutrite con grande quantità di pappa reale.

Con l’avanzare delle calde giornate di aprile si può procedere al completo svernamento e all’allargamento dei nidi, questo è un lavoro molto importante per la salute delle api. Aprire le porticine in quanto se troppo strette e con arnie ancora imbottite, il calore esterno e il calore prodotto dalla covata formerebbe un alto tasso di umidità con il rischio della formazione di muffe molto dannose alle api e alla covata. E’ facile in questo mese anche il formarsi di forme diarroiche o di mal nero o mal di maggio che generalmente si manifestano quando la primavera è soggetta a grandi sbalzi climatici.

Unico rimedio a questo inconveniente è la somministrazione di sciroppo tiepido integrato con vitamine altrimenti molte volte succede un grande spopolamento delle famiglie. E’ il tempo anche di far consumare alle api il miele vecchio contenuto nei favi laterali; basta graffiarli con una forchetta e metterli dopo l’ultimo di covata col miele graffiato volto verso il centro e dopo qualche giorno girarli graffiando l’altra facciata, se sono vecchi poi si sostituiscono; è un’ottima nutrizione e si evita di ritrovarseli ancora intatti l’autunno prossimo. Saluti apistici e buon lavoro a tutti.

Pietro Francescatti

Info Redazione

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