martedì , 3 Febbraio 2026
le visite primaverili preludio della nuova stagione apistica

Le visite primaverili preludio della nuova stagione apistica

Durante l’inverno il lavoro dell’apicoltore si sarà svolto principalmente nel laboratorio, per riparare, pulire e predisporre l’attrezzatura per la prossima stagione apistica.
Le arnie, i telaini da nido e melario, armati con i fogli cerei, saranno pronti per il prossimo impiego in apiario, e la sala di smielatura dovrebbe già essere in ordine per i futuri raccolti. Saltuariamente, durante la stagione invernale, si saranno visitati gli apiari per controllare che tutto fosse calmo ed in ordine ed eventualmente per riparare ad eventuali danni causati dal Picchio verde o da vandali.

Alla fine di gennaio e nelle prime giornate soleggiate di febbraio è possibile osservare, nelle ore più calde, i voli di pulizia delle api, preludio dell’inizio dell’attività lavorativa nell’apiario. La prima osservazione dall’ esterno servirà proprio per controllare l’attività delle colonie, annotando le possibili anomalie, come diarrea o assenza di attività di alcune colonie. Le colonie, che mostrano limitati segni di attività o addirittura la loro assenza, dovranno essere contrassegnate per ricordarsi di effettuare successivamente un approfondito controllo durante le visite successive quando la temperatura permetterà l’apertura degli alveari. A questo punto è utile delineare schematicamente come comportarsi nella prima visita che servirà per accertarsi di alcuni importanti parametri, tra cui le scorte alimentari. lo sviluppo della colonia, le condizioni generali dei favi, la presenza di covata e della regina e le possibili avversità presenti.

Tutto questo permette di predisporre ed organizzare al meglio gli alveari dell’apiario, che remunereranno se la stagione favorevole lo permetterà, il lavoro dell’apicoltore con un buon raccolto di miele.

La prima visita con apertura degli alveari
Se le condizioni climatiche lo permettono, la prima visita agli alveari si svolgerà verso la fine del mese di febbraio, inizio di marzo durante le ore più calde di una bella, soleggiata e non ventosa giornata, quando la temperatura esterna si aggira sui 15 ± 18 gradi centigradi, con le api che iniziano ad essere in attività, a causa dei primi raccolti di polline, principalmente di salice (Salix), nocciolo (Corylus) o betulle (Betulaceae). In questo caso sarà possibile vedere bottinatrici con le cestelle ricolme di polline, segno inconfondibile della presenza di covata da nutrire.

Questa visita avrà lo scopo di verificare lo stato di salute delle singole colonie e la loro forza. In questo periodo le colonie saranno sviluppate su un numero di telaini che si aggira dai 5 ai 6/7 per le colonie più forti. Un numero inferiore di telaini è indice di debolezza della colonia e non va sottovalutato. Infatti può essere dovuto a diversi fattori, cattivo invernamento, disturbo delle colonie durante l’inverno, fattori patogeni, tra i quali va sottolineata la presenza di una possibile forte infestazione di varroe nella stagione precedente.

Se nella stagione passata le colonie non sono state trattate agli inizi di agosto, momento ottimale per il trattamento contro gli acari Varroa destructor, ma in ritardo, ad esempio a fine settembre od in ottobre o ipotesi peggiore non si è intervenuti per nulla con i presidi sanitari registrati, ecco che le famiglie si presenteranno alla prima visita con l’apertura del coprifavo fortemente indebolite; molte colonie saranno sviluppate solo su due telaini, mentre altre saranno irrimediabilmente distrutte. Un accurato controllo dei sedimenti sul fondo dell’arnia permetterà di individuare molti acari di Varroa destructor morti durante l’inverno.

Nelle colonie distrutte saranno ancora visibili notevoli scorte di miele o, in certe condizioni, potrebbero risultare completamente, oppure in parte saccheggiati dalle famiglie più forti, se le condizioni climatiche lo hanno permesso. In questa ipotesi non rimane che salvare quanto possibile (sempre che non ci si trovi di fronte anche alla presenza di un focolaio di peste americana), unendo le famiglie più deboli con l’impiego di un foglio di giornale e predisponendo il trattamento con gli acaricidi all’uopo autorizzati.

Durante questa visita è importante tenere aperto l’alveare per il minor tempo possibile per evitare stress termici alla colonia.
Infatti la covata, se esposta anche per poco tempo alla temperatura esterna, si potrebbe raffreddare con la conseguente morte delle larve. Durante questa visita non è necessario estrarre i telaini dal nido, ma è sufficiente spostare il diaframma e sollevare solo uno o due telaini dove si presume che vi sia covata per controllarne la compattezza e l’età, per riposizionare tutto come prima nel più breve tempo possibile. Durante questo primo controllo non è necessario ricercare la regina, si disturberebbe troppo la colonia. La presenza della covata e di uova appena deposte è più che sufficiente.

Infatti non va mai dimenticato che all’interno del glomere la temperatura è di circa 28° – 31°C mentre all’ esterno si aggira sui 15 gradi. Impiegando tutta la propria esperienza, perizia e colpo d’occhio, l’apicoltore deve riuscire ad avere un quadro complessivo delle condizioni della colonia.

Circa la quantità di scorte di miele presenti dovrebbero esserci complessivamente almeno 3-4 telaini ricolmi di miele opercolato, in quanto il periodo critico, come molti possono pensare, non si ha durante l’inverno, con le basse temperature, ma al preludio della primavera quando la regina inizia a deporre, la colonia si sviluppa ed ha bisogno di una quantità maggiore di miele e se le scorte non sono sufficienti, e la stagione è bizzarra, come ogni anno si verifica in primavera, una settimana di brutto tempo con pioggia ed il ritorno improvviso del freddo sono sufficienti a causare la morte per fame della colonia.

Se le scorte sono inferiori l’apicoltore dovrà provvedere integrandole con uno o più favi di miele opercolato, se ne dispone, che verranno inseriti lateralmente, in prossimità dei favi presidiati dalle api. Il vantaggio di impiegare i favi di miele opercolato consiste nella scarsa tendenza che hanno le api di saccheggiarli e della facilità e rapidità dell’operazione. In mancanza di favi, bisogna ovviare con una nutrizione con sciroppo di zucchero preparato con una parte di acqua per parte di zucchero o con candito.

Lo sciroppo verrà somministrato con un nutritore esterno sul coprifavo oppure a tasca, da inserire all’interno delle famiglie che non hanno scorte alimentari sufficienti. È molto importante che non si disperda sciroppo di zucchero per l’apiario, in quanto la scarsità o assenza di fiori da bottinare potrebbe indurre le api degli alveari più forti al saccheggio dei meno forti e sviluppati.

Anche il ronzio delle api delle diverse colonie dell’apiario, se ben ascoltato, permetterà, all’apicoltore di individuare le famiglie orfane. Le colonie orfane si presentano inattive, senza o con pochissima covata, le api, anche se la giornata è soleggiata, non sono indaffarate a raccogliere polline e si presentano irrequiete.

Sollevato il coprifavo si può ascoltare il particolare ronzio dell’alveare orfano, che è particolarmente rumoroso e continuo «sembra un pianto», anche se l’apicoltore non utilizza l’affumicatore.

Dopo un ulteriore controllo più accurato sarà utile unire, sempre con l’impiego di un foglio di giornale, la colonia orfana con un’altra in pieno sviluppo, evitando che le api rimaste vadano irrimediabilmente disperse.

Dopo questi controlli potremo considerare conclusa la prima visita, non va dimenticato di annotare su la scheda di ogni singolo alveare che cosa si è fatto, le anomalie riscontrate o le caratteristiche positive, ad esempio maggior sviluppo, scorte in abbondanza, ecc.

La seconda visita
Saranno ormai trascorse due o tre settimane dalla prima visita, condizioni atmosferiche permettendo, ed il tempo inclemente potrebbe aver causato un ulteriore differimento della visita, dovremo essere arrivati a metà o fine di marzo. Come nella precedente visita, anche in questa le condizioni del tempo dovranno essere buone ed è sempre importante operare nelle ore più calde con le api in piena attività. La presenza di fioriture di tarassaco (T. officinale, mandorlo (P. amygdalus) e ciliegio (P. avium) permetterà alle api di raccogliere polline e nettare per il nutrimento della covata, in questo modo lo sviluppo della colonia crescerà progressivamente. Rispetto alla prima visita le api dovrebbero coprire un numero maggiore di favi, ma se la stagione è stata inclemente lo sviluppo potrebbe essere rimasto stazionario, mentre un calo della popolazione sarà sicuramente anomalo e dovrà far riflettere sulle potenziali cause che andranno ricercate: ad esempio, nelle scorte alimentari quasi inesistenti, con la colonia che sta morendo di fame, o nella morte della regina e conseguente orfanità, avvelenamento delle bottinatrici da pesticidi, o altre patologie.

Dopo aver controllato la caduta di acari, contandone il numero sul fondo dell’arnia (non va dimenticato di impiegare arnie con fondo antivarroa) estraendo il telaino con inserito il foglio di carta spalmata con vaselina o grasso (strutto) che permette di bloccare anche le varroe che cadono stordite sul fondo, evitando in questo modo che le api bottinatrici diventino il mezzo di trasporto delle varroe per risalire sui favi.

A questo punto la visita prosegue operando sempre sul lato posteriore dell’alveare per non disturbare le bottinatrici e la normale attività della colonia. Si inizierà, tolto il coprifavo a pulire e togliere con una leva a raschietto i ponticelli di cera che le api avranno costruito tra un telaino da nido e l’altro, unendoli.

Terminata questa operazione, che faciliterà l’estrazione dei telaini anche nelle successive visite, evitando all’apicoltore inutili perdite di tempo, e risparmiandogli di schiacciare le api quando riposiziona i favi da nido, il controllo e la pulizia della colonia continuano con la rimozione del diaframma in compensato. Tolto il diaframma sarà importante impiegare una piccola arnietta per nuclei o pigliasciami per depositarvi i 3/4 telaini da nido che successivamente verranno spostati dall’arnia per renderne più agevole la pulizia. In questa fase si procede togliendo e controllando i primi 3/4 telaini, ed iniziando a pulire con il raschietto il fondo dell’ arnia ed i punti su cui appoggiano i telaini.

Anche se puliti dalla propoli l’anno precedente, le api li avranno di nuovo propolizzati facendo sì che i telaini risultino fissati dalla propoli ai punti di appoggio dell’ arnia. Terminata l’operazione di pulizia nella prima metà dell’arnia, si sposteranno gli altri telaini da nido facendoli scivolare sul lato opposto già pulito.

Al termine si procederà anche al controllo di questi favi, per esaminare la compattezza e regolarità della covata.

Anche la regina, verrà valutata durante questa visita, dando un giudizio accurato sulle sue condizioni e sull’età; nell’ipotesi in cui non fosse marcata, si procederà alla valutazione in base ad alcuni elementi, la lucidità dell’addome, le condizioni delle ali, la sua agilità, infine si soppeseranno ancora le scorte di miele e di polline, che se carenti dovranno essere integrate nuovamente.

Alla fine i favi verranno tutti riposizionati nella posizione originale ed il diaframma verrà inserito per ultimo. I telaini che risultassero deformati o troppo vecchi (se il favo guardato contro luce risulta completamente nero e non lascia filtrare luce, va sicuramente sostituito) e ricoperti di muffa, andranno sostituiti con nuovi telaini armati con foglio cereo, ogni anno andrebbero sostituiti a rotazione 2/3 telaini. Se i favi da sostituire contengono covata, andranno gradualmente spostati dalla zona centrale a lato del nido per poi essere sostituiti durante le successive visite.

Se l’apicoltore possiede telaini con i favi costruiti durante la precedente stagione, questi si riveleranno molto utili durante le sostituzioni in periodi di scarso raccolto, quando è molto più difficile che le api inizino immediatamente la costruzione delle cellette. In mancanza di telaini già costruiti si impiegheranno telaini con foglio cereo, avendo l’accortezza di inserirne uno solo alla volta; più telaini inseriti nella stessa colonia non verranno costruiti immediatamente e creeranno uno spazio vuoto che tende a raffreddare la colonia. In un’arnia da 10 telaini potrebbero esserci anche solo 6/7 favi ricoperti dalle api, e per evitare inutili dispersioni di calore è sempre necessario impiegare il diaframma per ridurre lo spazio.

Anche la seconda visita può essere considerata a questo punto conclusa. Le successive visite si effettueranno ad intervalli di 10/15 giorni e serviranno per preparare le colonie al raccolto, inserendo altri fogli cerei nelle famiglie che lo richiedono, per posizionare l’escludiregina ed il primo melario, per incrementare lo spazio a disposizione della colonia, ed iniziare il controllo della sciamatura impiegando la tecnica del blocco della sciamatura, togliendo in questa ipotesi tutte le celle reali o applicando il sistema della sciamatura artificiale con la creazione di nuclei e la divisione della famiglia di origine.
Eseguita correttamente questa prima fase di interventi nell’apiario non rimane che attendere il proseguire della stagione del raccolto sperando in un clima favorevole senza sbalzi termici. Buon lavoro.

Dott. Manlio Casella
Fonte: L’ape nostra Amica anno xv n. 2

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