lunedì , 30 Gennaio 2023
L'esigenza di acqua nell'alveare
Api intente a fare rifornimento d'acqua. Foto di Pasquale Angrisani

L’esigenza di acqua nell’alveare

L’acqua è un elemento fisiologicamente indispensabile sia per le api adulte, che per la covata; tuttavia quando è presente in quantità elevata essa può nuocere alla famiglia in quanto le operaie non sono in grado di eliminarne gli eccessi.

L’acqua è presente dappertutto: nell’aria, sotto forma di vapore, nelle scorte di miele e polline, nelle pareti di legno dell’arnia, nei corpi stessi degli insetti.

Se una certa umidità è quindi necessaria alla colonia, un’eccessiva abbondanza d’acqua è dannosa; soprattutto nei mesi freddi essa provoca la degradazione del legno, l’alterazione delle riserve alimentari e, a volte, causa sindromi letali nelle api stesse.
Per meglio comprendere l’importanza dell’acqua per la vita delle famiglie è opportuno distinguere due periodi:

  1.  periodo di stasi dovuto a temperature o troppo basse (invernamento), o troppo elevate (estivazione) durante il quale non si hanno apporti esterni d’acqua;
  2. periodo di attività durante il quale l’intensa evaporazione del nettare comporta un considerevole aumento dell’umidità nell’alveare.

PERIODO DI RIPOSO
Durante l’inverno l’umidità ambientale è generalmente molto variabile in relazione alle condizioni atmosferiche.

Ouando le temperature sono molto basse l’aria può essere eccezionalmente secca (umidità relativa inferiore al 20 per cento); la colonia in riposo è però in grado di sopportare bene questa situazione raccogliendosi in glomere in modo da evitare un’evaporazione eccessiva e da mantenere una temperatura sufficiente alla sopravvivenza.
Questo meccanismo può però essere messo in atto solo da famiglie sufficientemente popolose (8-10.000 api); quelle numericamente troppo ridotte non sono invece in grado di produrre il calore necessario e sono quindi destinate alla morte. Da ciò deriva il consiglio di riunire, se non vi sono controindicazioni di carattere sanitario, le famiglie deboli prima dell’inverno.

Il riscaldamento degli alveari durante i mesi freddi determina lo scioglimento del glomere e questo impedisce alle api di mantenere il livello minimo di umidità indispensabile alla vita: la covata sarà la prima a morire, ma gli adulti non tarderanno a subire la stessa fine.

Se per varie ragioni risulta necessario mantenere in attività le colonie anche durante l’inverno bisogna sempre tenere sotto stretto controllo il tasso di umidità.
Quando, al contrario, le temperature sono miti, il contenuto di vapore acqueo dell’aria può essere molto elevato ed in certe particolari condizioni addirittura superiore alla saturazione (103-105 per cento).
Si sa che durante il periodo di riposo invernale le api escono raramente dall’arnia e questo avviene solo quando le condizioni climatiche sono buone (temperatura di almeno 8-9 °C ed assenza o quasi di vento). Durante il periodo di forzata prigionia le feci si accumulano nell’ampolla rettale, dove rimangono fino al primo volo di purificazione.

Se il contenuto d’acqua delle deiezioni sale oltre un certo valore le api cominciano a defecare all’interno del nido con conseguenze negative da un punto di vista igienico-sanitario.

Le scorte di miele presenti nell’alveare hanno in genere un basso tenore di umidità (16-18 per cento) e questo evita che all’interno del nido si crei della condensa.
Lo sciroppo zuccherino, che viene usato per la nutrizione invernale e che deve essere distribuito solo se la temperatura è sufficiente da consentire alle api di raggiungere il nutritore, ha normalmente un contenuto d’acqua elevato e questo rappresenta un rischio per l’equilibrio igrometrico della colonia. Quando è necessario alimentare la famiglia è quindi opportuno preferire il candito.

L'esigenza di acqua nell'alveare
Le api preferiscono l’acqua ricca di sali minerali.

Un difetto d’aerazione a livello del fondo dell’arnia è una delle cause più frequenti dell’aumento dell’umidità che, se provoca gravi danni alle api raccolte in glomere, è però deleterio per i favi contenenti miele e polline, che si degradano rapimente a seguito degli attacchi di svariati microorganismi.

Per quanto riguarda le razze di ape che vivono negli ambienti caldi dove l’estate è particolarmente lunga, si è scoperto che Apis mellifera intermissa allevata nel nord Africa, immagazzina un miele particolarmente umido. La spiegazione di ciò sta forse nel fatto che la lenta evaporazione dell’eccesso di umidità consente il manteninento nel nido di un livello accettabile di vapore acqueo.

PERIODO ATTIVO
Quando la colonia è in piena attività (grande superficie di covata e abbondante apporto di nettare) e le temperature sono elevate si ha nell’alveare un’intensa evaporazione e le api eliminano l’eccesso di umidità che si crea, con la ventilazione.

Durante la notte, quando la temperatura esterna diminuisce, l’aria ricca di vapore acqueo condensa frequentemente nei pressi dell’entrata dell’arnia. Una parte di quest’acqua è raccolta dalle operaie che la utilizzano per i diversi bisogni delle colonie, bisogni riguardanti l’alimentazione o la termoregolazione.

A questo scopo le api provocano l’evaporazione dell’acqua precedentemente distribuita sui favi ed in questo modo favoriscono l’abbassamento della temperatura. È interessante notare che la carenza d’acqua è una delle principali cause di mortalità durante i trasporti degli alveari. L’agitazione delle api dovuta alla costrizione in un ambiente chiuso, le difficoltà che esse incontrano nel ventilare, l’impossibilità di fare la «barba» e la mancanza di scorte idriche provocano un brusco aumento della temperatura e, conseguentemente, la rapida morte della colonia.

L’aspersione delle griglie per la presa d’aria con acqua pura o leggermente zuccherata consente di solito di evitare questo inconveniente.

L’utilizzo dell’acqua per la regolazione termica da parte delle api è la reazione non tanto all’eccessivo calore, quanto alla bassa umidità relativa.

La riduzione dell’acqua a seguito dell’evaporazione determina infatti una concentrazione del nettare, che le api si passano continuamente l’una con l’altra e questo dà lo stimolo per la ricerca di fonti idriche. Si può notare che le colonie esposte ad alte temperature od impossibilitate a raccogliere acqua preferiscono bottinare nettare poco concentrato.

LA RACCOLTA D’ACQUA ALL’ESTERNO DELL’ALVEARE
Quando all’interno del nido l’umidità è troppo bassa, le operaie escono alla ricerca d’acqua.
La raccolta di questa sostanza è particolarmente frequente in primavera quando vengono consumate le provviste accumulate l’anno precedente ed ormai povere di umidità e gli apporti di nettare diluito sono ancora scarsi. La ricerca d’acqua tende a diminuire quando l’evaporazione del nettare comincia ad apportare un sufficiente contenuto di umidità e finisce per arrestarsi del tutto durante il periodo del grande raccolto.

Se le scorte d’acqua sono insufficienti la famiglia non può continuare a svilupparsi: la covata diminuisce fino a scomparire completamente e la famiglia entra in quel periodo che viene detto di estivazione. Quando è possibile, è quindi utile evitare questa penuria mettendo a disposizione della colonia degli abbeveratoi.

GLI ABBEVERATOI
Negli ambienti umidi, in montagna dove i torrenti sono numerosi, in prossimità di fiumi, laghi e stagni, l’apporto di acqua da parte dell’apicoltore è quasi sempre superfluo, mentre può essere utile quando mancano nei pressi degli alveari dei punti naturali di rifornimento.
A questo scopo si possono utilizzare delle vaschette, di forma e dimensioni adatte ad evitare un’evaporazione troppo rapida e quindi là necessità di un rifornimento troppo frequente. All’interno di queste bacinelle verrà messo del muschio allo scopo di acidificare l’ambiente, ridurre la proliferazione dei microorganismi ed evitare l’annegamento delle api. In mancanza del muschio possono essere utilizzati dei pezzetti di legno, mentre è sconsigliato l’impiego di erba o paglia a causa della loro elevata fermentescibilità.

Se l’apicoltore non possiede che pochi alveari posti nelle vicinanze della propria abitazione, il rifornimento d’acqua non comporta in genere gravi inconvenienti, se invece egli ha un elevato numero di colonie e queste, oltretutto, sono dislocate lontano da casa, sarà utile avere a disposizione degli abbeveratoi di grande capacità, che gli daranno una discreta autonomia nei riguardi delle riserve idriche.
Alcune prove effettuate hanno dimostrato che i distributori d’acqua utilizzati in avicoltura danno degli ottimi risultati anche negli allevamenti apistici.

F. Leanne
Fonte:” L’Ape Nostra Amica” anno X n.5.

Info Redazione

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