sabato , 24 Febbraio 2024
Alla protezione delle api il 5×1000 per la ricerca scientifica ENEA

Alla protezione delle api il 5×1000 per la ricerca scientifica ENEA

Biotecnologie avanzate e supercomputer per salvare le api, minacciate da cambiamento climatico, inquinamento, pesticidi e da alcuni insetti invasivi che distruggono gli alveari. A queste attività ENEA destinerà i fondi del 5×1000 che i contribuenti vorranno assegnare alla ricerca scientifica dell’Agenzia, indicando nella dichiarazione dei redditi 2023 il codice fiscale 01320740580.

L’annuncio alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il più grande evento annuale delle Nazioni Unite per promuovere la tutela del nostro pianeta.

Per preservare queste preziose “sentinelle della biodiversità”, responsabili dell’impollinazione di gran parte delle specie vegetali, della produzione di cibo e dell’integrità biologica del nostro pianeta, un team di ricercatori dell’Agenzia sta sviluppando un innovativo biopesticida in grado di fermare gli insetti ‘nemici’ di api e alveari, senza rischi per l’ambiente e la salute umana.

“Alla base del nuovo antiparassitario ENEA ci sono le biotecnologie che sfruttano un meccanismo naturale presente in organismi vegetali e animali per colpire i geni necessari allo sviluppo e alla sopravvivenza di questo parassita degli alveari”, spiega Salvatore Arpaia, ricercatore della Divisione ENEA di Bioenergia, bioraffineria e chimica verde. “Inoltre – aggiunge – sarà fondamentale il contributo del supercalcolatore CRESCO, il secondo più potente d’Italia, che grazie al 5×1000 ci permetterà di elaborare tutti i dati di bioinformatica ottenuti dal laboratorio che ha svolto le attività di genomica e biologia molecolare sugli insetti presso il Centro Ricerche Trisaia”.

Con i finanziamenti del 5×1000 sarà possibile condurre nuove prove sperimentali di lotta agli insetti infestanti, in particolare al piccolo coleottero dell’alveare Aethina tumida, classificato come patologia emergente delle api. “Il Ministero della Salute, che tramite gli istituti zooprofilattici si occupa del monitoraggio delle specie dannose per le api, sta seguendo con attenzione le nostre sperimentazioni che prevederanno a breve la produzione di quantità più elevate delle molecole per programmare anche una prova di efficacia su colonie intere di api infestate in condizioni controllate”, conclude Arpaia.

Negli ultimi 10-15 anni gli apicoltori hanno lanciato l’allarme, segnalando un declino del numero di api e perdite di colonie. Il fenomeno ha diverse cause, come l’agricoltura intensiva, l’uso di pesticidi, la perdita di habitat, i virus ma anche gli attacchi di agenti patogeni e di specie invasive come l’acaro Varroa destructor, da anni presente in tutta Italia, il calabrone asiatico Vespa velutina, ormai diffuso in Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia e Toscana, e appunto il coleottero Aethina tumida, al momento circoscritto alla parte più meridionale della Calabria, che costituisce un grave pericolo perché si sviluppa a carico delle api, compiendo il suo ciclo biologico all’interno degli alveari.

Per contenerne la diffusione in Europa, la Commissione UE ha previsto misure restrittive che comportano la cessazione del nomadismo (inclusa la rilevante opera di supporto all’impollinazione in frutticoltura), il commercio delle colonie al di fuori dell’area infestata dal coleottero, il monitoraggio periodico degli alveari e, in molti casi, la distruzione delle colonie. Queste azioni di contenimento, sommate ai danni diretti causati dalla specie, stanno mettendo in crisi l’economia del settore apicolo nelle zone infestate che ha sempre più bisogno del contributo della ricerca scientifica per nuove strategie di contrasto.

Redazione Agenfood

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