lunedì , 4 Maggio 2026
Lavori di Apicoltura nel Mese di Giugno: Guida Tecnica e Scientifica
Ape che bottina su castagno. Foto di Daniela Lupi e Mario Colombo

Il calendario dell’apicoltore: giugno

Anche quest’anno siamo arrivati a giugno con molte speranze ma a quanto pare anche con qualche delusione a causa dell’inclemenza del tempo in questi ultimi anni.
In aprile, primi di maggio le famiglie d’api lasciavano ben sperare sia per lo sviluppo precoce di covata sia per importazione abbondante.
Il tempo è stato di aiuto fino a metà maggio e chi ha la fortuna di avere gli alveari nel fondovalle, ha riempito i melari perché la fioritura dell’acacia è stata precoce ed abbondante. Ma nelle zone più alte e soprattutto in montagna  i melari  sono vuoti e in molti casi i nuclei, gli sciami e le famiglie molto deboli.
Certo è che anche se il tempo si rimetterà al bello ormai il raccolto dei prati sta terminando e purtroppo in molti posti i melari resteranno vuoti. Qualche speranza c’è ancora per chi porta le api in alta montagna per la fioritura del rododendro ma non potrà essere di certo un gran raccolto.

Tutto questo anche a causa di un inverno asciutto e senza neve che ha provocato la morte di molte piante e la sofferenza delle rimanenti. Perciò vorrei dare un consiglio ai nomadisti o seminomadisti dell’alta quota”: innanzitutto accertarsi e controllare attentamente le fioriture prima di spostare gli alveari e soprattutto non spostare famiglie deboli per non correre il rischio di ridurre drasticamente o bloccare addirittura in pochi giorni la covata e magari perdere anche la famiglia se non si ricorre ai nutritori, inoltre c’è poi il fenomeno del saccheggio violento che in poco tempo provoca la strage di api senza possibilità di salvezza se non attraverso la prevenzione, che non sempre è attuabile specialmente in alta montagna dove le api vengono visitate poco.

Pertanto prima di fare il nomadismo d’alta quota è bene essere preparati ed esperti conoscitori della flora alpina e delle eventuali difficoltà che comporta tale operazione (ci sono state molte annate favorevoli e ci saranno ancora ma purtroppo sembra siano molto rare).

Certamente dopo la prima decade di giugno in tutti gli apiari ormai la sciamatura dovrebbe essere finita se non in qualche caso raro in montagna o a causa di malattie, specialmente grave infestazione di varroa che può provocare sciamature anche tardive che sono la manifestazione di un bisogno di fuga dalla casa infestata che provoca la sicura perdita della famiglia per disidratazione.
Gli sciami primari, se opportunamente trattati contro la varroa e nutriti, saranno ora ben sviluppati e questo è il momento opportuno per sostituire le regine. Molte volte sono le api stesse che fanno il cambio interno della regina nel mese di luglio ma buona cosa è non aspettare che le api si arrangino, basta infatti acquistare qualche buona regina o cella reale e si ha modo così anche di cambiare il ceppo, specialmente usando celle reali di altra provenienza e farle fecondare con i propri fuchi per rompere così la consanguineità e creare un ceppo più forte e più resistente alle malattie.
Sarebbe opportuno che ogni apicoltore si industriasse un po’ per diventare un piccolo allevatore di regine a scopo famigliare e magari scambiandole poi con altri apicoltori.

Qualche apicoltore ha osservato che c’è una certa difficoltà per reperire le celle reali e ancora più difficile è fare il traslarvo; personalmente non ritengo ciò così difficoltoso, a volte infatti basta un po’ di iniziativa per risolvere dei problemi che sembrano complicati.

Cercherò di indicare qualche semplice metodo per ottenere celle reali a volontà, anche al di là del periodo della sciamatura. Un primo metodo consiste nel far fare celle reali sotto il coprifavo; si agisce così: preparare una cornice di legno alta cm. 2,5 per cm. 1,5 di spessore, della misura esatta di un telaino da nido senza le orecchie, cercare e levare momentaneamente il favo con la regina e formare un piccolo nucleo, al suo posto mettere un telaino vuoto, cercare inoltre nel nido un bel favo fresco contenente uova, contrassegnarlo e metterlo orrizontalmente sopra la cornice posta al centro del nido e rovesciare il coprifavo; il bordo di questo, essendo di 6-7 cm., farà da camera d’incubazione.

Visitando dopo 5-6 giorni troveremo una grande quantità di celle reali perfettamente diritte mentre la covata procederà regolarmente il suo ciclo. ‘

Una volta prelevate le celle reali mature si rimette tutto come prima, compresa l’ape regina, oppure si lascia una cella reale o due e si sostituirà così anche la regina di quell’alveare.

Arnia tre porte
Arnietta tre porte

Un altro metodo anche se un po’ più complicato, è quello dell’accantonamento della regina su tre favi con covata opercolata matura, accanto a questi si inserisce un diaframma che può essere fatto anche col poliuretano o con il compensato, importante è che sia abbastanza ermetico da non lasciar passare la regina, nell’altra parte si lascia tutta la covata fresca e le api rimaste e si mette il nutritore con dello sciroppo (mezzo litro ogni due giorni); a questo punto succederà che queste api sentendosi orfane, alleveranno subito diverse celle reali avendo a disposizione covata fresca e uova. In questo modo si potranno prelevare le celle mature e levare il diaframma cosicché tutto ritorna come prima.

Adottando questo sistema si può fare anche l’innesto su stecca porta celle munita di cupolini, oppure ritagliare con una lama molto affilata le cellette con le uova e trasferirle nelle cellette porta cupolini, si ha così la massima garanzia di ricavare ottime regine.

Ritornando al discorso di prima, non è quindi difficile produrre celle reali anche se non è il periodo della sciamatura e si può approfittare di quelle famiglie o nuclei abbastanza forti che però non vanno a melario e che abbiano almeno 7-8 telaini d’api di cui 2 o 3 di covata, ma soprattutto di famiglie sane o comunque non colpite da quelle malattie che principalmente influiscono sullo sviluppo, come nosema, acariosi, le pesti e che siano state trattate contro la varroa.

Perciò non è sufficiente controllare la varroa solo perché ci sono i medicinali, ma ci vuole una cultura apistlca più ampia curando in particolar modo l’igiene dell’apiario attraverso il frequente ricambio dei telaini e l’eliminazione di favi a cella da fuco. Cosa molto importante è inoltre il cambio delle regine almeno ogni due anni, poiché sia per l’effetto dei trattamenti chimici, sia per lo stress della grande deposizione a cui è sottoposta, sia perchè anche la regina può venir colpita da varroa e altre malattie, oltre i due anni essa non è più in grado di sostenere il ritmo necessario e se non verrà sostituita in tempo si avrà l’indebolimento della specie e di conseguenza l’improduttività.

Concludo ribadendo ancora l’importanza di farsi piccoli allevatori di regine per garantire nei nostri apiari la salute, il vigore riproduttivo, la rottura della consanguineità, la selezione, il controllo dei fuchi e di conseguenza l’assicurato raccolto.

Francescatti Pietro

Info Redazione

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