sabato , 30 Maggio 2026
Nutrire le Api in Inverno: Guida all'Apertura Sicura dell'Alveare
Nutrizione con candito proteico. Foto di Pasquale Angrisani

La sopravvivenza invernale delle api

La morie delle api durante l’inverno è un grave problema per molti apicoltori che spesso non riescono a spiegarsene il perché. La perdita di colonie durante la stagione fredda è senz’altro dovuta a molti fattori e quasi mai ad un’unica causa.

La sopravvivenza delle api è la risultanza di una serie di azioni e interventi nell’alveare che l’apicoltore mette in atto sin dalla primavera quando cura il ricambio dei telaini vecchi con quelli nuovi; favorisce in tutti i modi lo sviluppo regolare della famiglia, in modo da avere api sane e ben nutrite; controlla tra fine febbraio e i primi di marzo l’infestazione da varroa anche con un semplice trattamento con apibioxal o altro, in modo da intervenire con tempestività qualora si presentassero situazioni con grave infestazione (caduta dalle 20 varroe e oltre); controlla la regolarità della ovodeposizione, per verificare se più avanti non sia il caso di cambiare la regina; elimina le famiglie troppo deboli unendole ad altre, perché le famiglie forti combattono meglio ogni avversità. Inoltre durante il raccolto, se possibile, non sottopone le famiglie a un continuo, estenuante lavoro di raccolta, causa spesso di stress anche per le api. Potendo preferisce avere un apiario dove ci sono le fioriture sulle quali vuole produrre il miele ( ad es. uno in pianura per il miele di acacia e uno in montagna per il castagno) invece di spostare le sue famiglie dalla pianura alla collina, alla montagna e poi magari anche in alta montagna.

La sopravvivenza invernale delle apiUna pausa di riposo non fa male neanche alle api. E poi, importantissimo, interviene tempestivamente in ogni situazione critica per risolverla subito e, ancor più importante, fa correttamente e nei tempi giusti il trattamento estivo contro la varroa o interviene con pratiche di tecnica apistica contro l’acaro (non più tardi di luglio in montagna e 20/30 giorni prima in pianura). Fa anche un trattamento di controllo sul livello di presenza di varroe intorno alla metà di settembre per verificare che non ci sia reinfestazione. Le varroe, se ci sono, cadono anche in presenza di covata, evidentemente non tutte e non quelle dentro la covata, ma quelle foretiche si. Il loro numero gli può fornire un’idea dell’infestazione presente e, qualora fosse necessario, la possibilità di intervenire in modo tempestivo.

Da ultimo non trascura la nutrizione dopo il raccolto, specialmente se nella zona non vi è alcuna sorgente nettarifera. Serve a rinforzare le api, fornire loro delle scorte e far prolungare o rendere più copiosa la deposizione della regina. Questa nutrizione, meglio se proteica, contribuisce a creare il corpo grasso delle api, che le aiuta a superare meglio l’inverno perché più robuste e resistenti.

La nutrizione durante l’inverno, ormai lo dicono tutti, serve solo a mantenere le api in vita, ma se esse sono deboli serve a poco, specialmente se non è proteica. E, ultimissima cosa, inverna bene le api restringendo le colonie su spazi più limitati. Quindi toglie i telaini brutti, scuri, mal costruiti, eventuali fogli cerei. In tal modo costringe le api a non disperdersi su troppi telaini presenti nell’arnia e a stare molto unite fra di loro in modo da tenersi più calde e disperdere minori energie. Fa l’ultimo trattamento di pulizia dalla varroa in una bella giornata calda, in tarda mattinata con una temperatura superiore ai 10/12 gradi fra novembre e dicembre a secondo della zona. In tal modo mette a riposo le famiglie con poca varroa e si spera anche con pochi virus. Così egli prepara le famiglie sane per il nuovo ciclo. A questo punto la maggior parte dei giochi è fatta e ora si tratta solo di aspettare la ripresa primaverile per verificare se la ripartenza sarà buona e quindi lui ha ben operato. Poi ricomincia un nuovo ciclo.

La sopravvivenza invernale delle api
Figura 1 – Ape da miele, Apis mellifera. [Carl Dennis, Auburn University, Bugwood.org]

Anche se ha fatto tutto questo può ancora capitare che l’apicoltore perda delle famiglie perché vi è il concorso di altre cause: il cambio spontaneo tardivo della regina che avviene per varie ragioni in autunno quando la famiglia è già in calo di nascite e risulta più difficoltosa la fecondazione della regina stessa (giornate più fredde, carenza di fuchi…); oppure può essere che l’andamento climatico influisca sulla linearità dello sviluppo delle colonie, ad es. clima altalenante produce covate altalenanti e famiglie che si sviluppano irregolarmente. Questi fatti possono essere rilevanti se avvengono nelle vicinanze dell’autunno o addirittura in autunno quando le famiglie devono prepararsi per l’inverno.

In questo periodo arrivano presso la sede o telefonano apicoltori che lamentano che in una postazione hanno perso molte famiglie o addirittura tutte. Sono perdite rilevanti e in questo periodo non si recupera più nulla. Per evitare danni di questo tipo è necessario fare una azione preventiva durante tutto il corso dell’anno altrimenti non resta che acquistare delle nuove famiglie l’anno dopo o farsi dei nuovi nuclei se si vuole incrementare l’apiario o mantenere i numeri precedenti.

Claudio Vertuan
Fonte: Apinforma Anno XXIII – N° 6

Info Redazione

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