L’attività apistica non si ferma neppure in inverno, quando le api riposano all’interno delle arnie l’apicoltore già lavora in preparazione della stagione successiva.
Nel mese di dicembre, considerate le temperature rigide, occorre limitare le visite in apiario ad un rapido ma attento controllo dell’aspetto esterno degli alveari, eliminando, se presenti, gli elementi in grado di ostruire l’entrata di volo. Il fenomeno può essere causato dalla presenza di roditori che, riusciti ad entrare nell’arnia, ne ostruiscono l’ingresso con residui di cera, api e fieno utilizzato per la costruzione del nido; in questo caso è necessario eliminare l’intruso e ripulire l’entrata e il fondo dell’ arnia servendosi di un bastoncino, evitando accuratamente di disturbare il glomere.
Per permettere alle famiglie di superare senza problemi il periodo freddo è fondamentale curare in modo appropriato il posizionamento e l’eventuale coibentazione degli alveari: l’umidità rappresenta un pericolo concreto sia per la muffa e il deperimento provocato su favi e polline, sia per il Nosema Apis (Nosemiasi), patologia favorita dall’ambiente umido. Riguardo alla coibentazione e all’ opportunità di coprire le arnie, è bene ricordare che le api non temono eccessivamente il freddo, bensì l’umidità, per cui sono da evitare tutti gli accorgimenti che limitino in qualunque modo l’areazione: una stuoia tra il coprifavo e il tetto in lamiera sarà più che sufficiente per far sì che il calore non si disperda dall’ alto.
Nei mesi invernali è poi di fondamentale importanza curare con attenzione l’alimentazione delle colonie, considerando opportunamente le scorte alimentari che avremo avuto la cura di lasciare durante le visite invernali e calcolando il fabbisogno di ciascuna famiglia, alla quale somministreremo pani candito facilmente raggiungibili dal glomere. Può succedere che alcune famiglie consumino il nutrimento in maniera più rapida e altre più lentamente, a seconda della popolosità o che il pane di candito non venga consumato affatto, il che può dipendere dal fatto che il glomere non si trova in corrispondenza del foro nutritore e le api non riescono a raggiungerlo per la temperatura rigida che ne inibisce i movimenti. E’ sempre meglio mettere a disposizione delle api del candito che non verrà consumato piuttosto che lasciarle morire per fame ed è quindi bene approvvigionarsi per tempo dei quantitativi necessari, calcolando un consumo medio, da dicembre a febbraio, di un chilogrammo al mese.
I mesi invernali sono i più adatti per svolgere quei lavori che possiamo definire “di magazzino” e che consistono, approfittando del tempo libero dato dall’assenza di continui interventi in apiario, nel predisporre il materiale che servirà agli inizi dell’ annata apistica. E’ il periodo più opportuno per predisporre o acquistare i telai, a seconda delle capacità e del tempo di cui possiamo disporre, acquistando i singoli listelli da inchiodare o il telaio già pronto da infilare.
L’acquisto va fatto calcolando l’effettiva necessità di nuovi telai, in relazione al numero delle famiglie, al numero dei favi vecchi o malandati ancora presenti, all’opportunità o alla volontà di creare nuove famiglie, i vi compresi gli sciami naturali. Ai telai, una volta completati con il filo stagnato, aggiungeremo il foglio cereo solo più tardi, al momento dell’utilizzo, per evitare danneggiamenti e facilitare l’immagazzinamento.
Anche nei mesi di gennaio e febbraio è necessario continuare l’alimentazione invernale delle colonie, alla quale occorre prestare la necessaria attenzione: capita, a volte, che il pane di candito non venga affatto consumato. Questo può dipendere dal fatto che il glomere non si trova in corrispondenza del foro-nutritore, e in tal caso la soluzione potrebbe essere quella di avere due fori-nutritore praticati nel coprifavo, oppure, se il candito non viene consumato, può darsi che la famiglia sia morta. Per accertarci della perdita di una colonia controlleremo soffiando energicamente dal foro-nutritore e restando in ascolto: se le api sono in vita udiremo un ronzio deciso che in trenta secondi decresce gradatamente sino ad annullarsi. Se il ronzio si prolunga oltre i trenta secondi potremmo trovarci di fronte ad un caso di orfanità: se un alveare è sicuramente orfano è possibile riunirlo con un altro anche se fa ancora molto freddo, sarà sufficiente agire in modo rapido, non dividere il glomere e porlo accanto alla famiglia ricevente. Le api si riuniranno da sole senza problemi.
Nel mese di febbraio inizia l’ovodeposizione della regina, che con piccole chiazze di covata all’interno del glomere da il via alla nuova stagione: per questo motivo, poiché l’inizio della cova fa aumentare notevolmente il consumo di cibo, è importante controllare attentamente il livello delle scorte e intervenire prontamente, specie se non si è sicuri del proprio operato in fase di invernamento, per non lasciare le api senza alimentazione.
L’immagine delle api morte con la testa infilata nelle cellette, alla disperata ricerca di cibo, è una visione mortificante per l’apicoltore, un’immagine che ne mette in luce l’imperizia quale unico responsabile della morte delle api, che con generosità la stagione precedente hanno dato tutto il miele prodotto.
A febbraio è anche possibile effettuare una prima rapida visita dell’alveare, scegliendo una giornata soleggiata, operando verso mezzogiorno, quando la temperatura è più alta, ponendo un panno sui favi una volta aperta l’arnia ed estraendo i favi centrali in modo verticale, per non far cadere le api. L’intera operazione va effettuata rapidamente per non disperdere il calore della famiglia; con un pò di prudenza l’operazione riesce senza molta difficoltà.
MariaElena Caminada
Fonte: Apinforma anno X n.6
Apicoltore Moderno