sabato , 23 Ottobre 2021
Virus della paralisi cronica (CBPV)
Ape infetta da CBPV

Virus della paralisi cronica (CBPV), come riconoscerlo e combatterlo

La paralisi cronica è una malattia virale delle api adulte conosciuta come mal nero, mal della foresta o semplicemente paralisi. Si manifesta clinicamente da cambiamenti morfologici (api glabre con aspetto lucido) e comportamentali (tremore anomalo) molto evidenti che sono presenti simultaneamente o separatamente in una stessa colonia.
La malattia, isolata o massiccia a seconda delle circostanze, si manifesta con la mortalità delle api operaie.
Il CBPV (Chronic Bee Paralysis Virus) è presente su tutto il continente, ma non fa parte degli agenti patogeni più comuni dell’alveare, né di agenti implicati in perdite invernali.
La comparsa della forma clinica della malattia è legata a episodi di sovraffollamento nell’alveare specialmente in primavera o in estate, in caso di condizioni climatiche avverse persistenti, e/o il consumo di melata.

Storia
Anche se i sintomi della “paralisi” erano probabilmente riconosciuti più di duemila anni fa da Aristotele che descrisse delle api nere senza peli che chiamò “ladri”, l’agente eziologico non è stata confermato fino al 1963, quando Bailey e colleghi hanno isolato e caratterizzato il virus della paralisi cronica (CBPV). Alcuni ventenni prima, Burnside (1945) in USA, era riuscito a riprodurre la malattia nelle api in gabbia mediante nebulizzazione, alimentazione o iniezione di estratti di ape paralizzata priva di batteri, e concluse che l’agente responsabile è un virus (Burnside, 1945).

Sensibilità
Tutte le api, a qualsiasi età, possono essere portatrici del virus ma solo le api più adulte manifesteranno la malattia.

Fattori che favoriscono la malattia
I fattori che consentono il passaggio di un infezione virale subclinica nella forma clinica sono:

  • Fattori genetici: alcuni ceppi sono particolarmente sensibili.
  • Tutte le cause di confinamento o sovraffollamento all’interno dell’alveare favoriscono i contatti e le lesioni della cuticola: nomadismo, cattive condizioni meteorologiche durante il raccolto, colonie in eccesso rispetto alla risorsa disponibile, mancanza di regina.
  • Trauma alla cuticola (trappola per il polline, varroa) aumenta il rischio di infezione.
  • Consumo di melata, soprattutto se è superiore a quello di polline, potrebbe causare lesioni all’interno del tratto digestivo e favorire il passaggio del virus in altri organi.
  • Per il sistema nervoso, qualsiasi agente tossico (ad esempio l’insetticida) può aggravare la mortalità da CBPV.

Patologia
Il virus penetra nell’organismo

  • per via orale (cibo o feci contaminate);
  • per via cuticolare: quando l’attrito ripetuto tra le api causa l’abrasione dei peli o lesioni di origine traumatico, il virus può facilmente penetrare il tessuto dell’ape e invadere poi l’organismo.

Il virus si troverà in tutto il corpo e soprattutto in grandi quantità in testa e nel sistema nervoso centrale. Questo porta ad avere tremori anomali nelle api.

Fonte di contaminazione
Tutte le api, compresi i fuchi e le regine, possono essere portatori del virus, ma sono soprattutto le api guardiane, le operaie malate o morte che costituiscono la fonte più importanti di particelle virali. Le feci e il polline possono essere contaminanti.
Il virus è trasmesso anche dalla regina alla sua prole.
Il CBPV è stato trovato all’interno di varroe e di formiche, ma non si conosce ancora il loro ruolo nella trasmissione di questa malattia.
Tra le colonie e gli alveari, la trasmissione si propaga a causa della deriva, del saccheggio o a causa della manipolazione dell’apicoltore.

Sintomi
Sono descritti separatamente, in maniera “teorica”, due sindromi (insieme di sintomi), ma i diversi sintomi possono coesistere nella stessa colonia o addirittura nello stesso alveare.
Esternamente all’alveare: si trovano api morte, api moribonde tremolanti o inerti, si osservano degli “attacchi” sul predellino di volo: le guardiane scacciano le api malate. All’interno, sulla parte superiore del telaino, le api sono “paralizzate” e non reagiscono ai getti di fumo.

Differenza tra ape affetta da virus della paralisi cronica (CBPV) e ape sana
(a) Sindrome di tipo I; (b) Ape sana; (c) Sindrome di tipo II. © B. Ball, Rothamsted Research.

Sindrome di tipo I
Di solito si verifica sulle colonie più forti, in primavera o in piena estate. Le api presentano i seguenti sintomi:

  • strisciano, si ammassano, davanti l’alveare, sui fili d’erba;
  • tremolio anormale delle ali e del corpo, incapacità di volare;
  • ali distese, addome gonfio, diarrea, ligula estroflessa;
  • la morte in pochi giorni delle api malate.

Questa sindrome può portare alla quasi totale scomparsa della colonia, lasciando la regina con un piccolo gruppo di api e un po’ di covata trascurata.

Sindrome di tipo II
Si manifesta come segue:

  • api senza peluria, diventando più scure e poi nere lucide, apparendo più piccole, ma conservano all’inzio una loro capacità di volare;
  • respinte dalle guardie, sono viste come saccheggiatrici;
  • dopo pochi giorni, non possono più volare, hanno dei tremolii e dei movimenti a scatti delle ali e poi muoiono.

Se la colonia non è colpita dalla sindrome di tipo I, è possibile osservare la scomparsa spontanea dei sintomi, in particolare con il ritorno delle buone condizioni atmosferiche.

Prognosi
Quando la sindrome tipo I predomina, le perdite possono essere enormi ma la prognosi è generalmente meno grave quando si osservano solamente api senza peluria e scure.

Diagnosi
I sintomi sono abbastanza suggestivi, soprattutto se si è in presenza di fattori predisponenti: stagione, confinamento, sovraffollamento, raccolto di melata, ceppo sensibile.
Nel caso di una sindrome di tipo I dominante (tremolio, mortalità eccessiva) può esserci un avvelenamento. In teoria, l’evoluzione della malattia può contribuire a rendere la diagnosi più accurata: una colonia minacciata da paralisi non guarisce rapidamente, mentre, per un certo numero di casi di intossicazione, con la rimozione della causa tossica, si assiste alla scomparsa dei disturbi. In caso di dubbio, è meglio avvertire il veterinaio/ASL, al fine di effettuare dei prelievi che permetteranno di confermare la diagnosi con l’aiuto di un’analisi di laboratorio.

Cosa fare

  • Sostituire con una regina nata da un ceppo resistente a questa malattia.
  • Agire quando è possibile sui fattori che favoriscono la malattia (confinamento, sovraffollamento, traumi).
  • Al momento del raccolto di melata, prevedere delle nuove colonie (con api regine giovani) allevate in zone ricche di polline e senza melata, per compensare le inevitabili perdite.
  • Evitare d’invernare sulla melata.
  • Lotta contro la varroa in modo efficace.

Info Redazione

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