martedì , 21 Aprile 2026
Crisi e opportunità per il settore apistico in Italia: analisi e dati aggiornati

Il raccolto: valutazioni e metodi per la posa e il prelievo dei melari

La posa e il prelievo dei melari sono operazioni fondamentali della stagione produttiva, operazioni apparentemente molto semplici ma che è opportuno svolgere, data la loro importanza, osservando alcuni utili accorgimenti.

L’apposizione del melario rappresenta il naturale accrescimento dello spazio a disposizione della famiglia per immagazzinare il raccolto ed avviene quindi in presenza di colonie sviluppate regolarmente, occupando tutti i favi del nido con covata e scorte in giusta proporzione, non oppresse da patologie e in presenza di fioritura e forte importazione.
Dunque la posa dei melari deve essere necessariamente preceduta da una serie di controlli e di operazioni che assicurino alle famiglie le condizioni ideali alla produzione. Il controllo sanitario è indispensabile per cogliere sul nascere eventuali patologie che vanificherebbero ogni sforzo produttivo, quali ad esempio la peste americana; in presenza di ogni seppur piccolo dubbio sull’aspetto della covata fresca o opercolata o delle api adulte, è opportuno rivolgersi ad esperti apistici tramite le associazioni di produttori.

Occorre poi contrastare la febbre sciamatoria procedendo al regolare e progressivo ampliamento del nido, alla sostituzione di regine vecchie o con dimostrata propensione alla sciamatura (prevenzione) e alla distruzione sistematica delle celle reali di sciamatura (da effettuare con cura ogni 8 giorni), nonché al bilanciamento della popolazione e della covata di ciascuna famiglia all’interno dello stesso apiario. La formazione di nuove famiglie in vista di una forte fioritura può essere un buon deterrente alla sciamatura naturale, ma può compromettere la produzione, portando l’apicoltore alla scelta tra nuove famiglie e posa dei melari.

La posa dei melari.
Un segnale visivo dell’inizio dell’importazione e quindi dell’ opportunità di apporre il melario è dato dalla cosiddetta “sbiancatura” sulla cera dei favi del nido. In presenza di forte importazione nettarifera i favi vuoti stimolano la raccolta e l’immagazzinamento di nettare da parte delle api, dunque è bene anticipare piuttosto che ritardare la posa. Nella determinazione del momento più opportuno è poi fondamentale 1’esperienza personale dell’ apicoltore, che anno dopo anno impara a conoscere l’andamento della fioritura e il conseguente sviluppo delle famiglie caratterizzando diversamente ogni singola postazione.

Foto di Thorsten Frenzel da Pixabay

Il melario viene dunque apposto sul nido, con la possibilità di interporre l’escludiregina. L’opportunità dell’ utilizzo dell’escludi regina va valutata in considerazione di diversi elementi, quali il rapporto tra volume produttivo e comodità per l’apicoltore. I vantaggi portati dall’utilizzo sono l’assenza di covata nei favi da melario (e dunque l’assenza nel melario di celle reali di sciamatura) e l’annullamento del conseguente rischio di orfanizzare la famiglia durante il prelievo del raccolto. Gli svantaggi, per i quali l’utilizzo dell’ escludi regina è raro in aziende “medio-grosse”, sono il passaggio difficoltoso delle bottinatrici dal nido al melario, con un conseguente ritardo nell’immagazzinamento e la reale possibilità di “imballare” il nido di miele favorendo la febbre sciamatoria. Un sistema alternativo all’ escludi regina, meno sicuro ma più semplice ed economico, consiste nell’apposizione di una rete fine in plastica o di un ritaglio di cellophane che copra lo spazio tra i favi centrali del nido e il melario, lasciando invece il passaggio libero alle bottinatrici sopra i favi laterali. Impedendo il passaggio tra i favi contenenti covata e il melario si impedisce, con buona probabilità, alla regina di salire a deporre nel melario. .

Posti i melari, l’ostacolo più grosso che può vanificare il lavoro e compromettere in tutto o in parte la produzione è l’andamento climatico: le brinate tardive in primavera possono danneggiare la fioritura e durante l’importazione l’umidità atmosferica e il vento possono penalizzare la possibilità di raccolto. In condizioni climatiche ottimali, dato indicativo che può subire sensibili variazioni a seconda del tipo di fioritura, del clima, della posizione etc., è possibile che un melario venga riempito in meno di 48 ore. Quando i tre quarti dello spazio disponibile sono stati riempiti e l’importazione è ancora in corso, si pone il secondo melario. I testi di apicoltura consigliano generalmente di mettere il secondo melario sotto il primo, cioè a contatto con il nido, per favorire il lavoro delle api, ma non esistono, in presenza di forte importazione, differenze sostanziali nelle quantità e nei tempi di immagazzinamento del prodotto. La differenza sostanziale tra i due metodi, nettamente a favore dell’ apporre il me1ario vuoto sopra quello pieno, è la fatica fisica e il tempo necessari per spostare i melari pieni e ricollocarli sui vuoti.

La valutazione dell’importazione e il progressivo riempimento dei favi determina il numero dei melari per ciascuna famiglia. E’ bene tuttavia non anticipare la posa dei melari successivi: è sicuramente più conveniente lavorare con meno melari ben pieni che trasportarne di più mezzi vuoti con inutile dispendio di energie anche in sede di disopercolatura ed estrazione del prodotto.

Il prelievo dei melari.
Il prelievo dei melari si effettua dopo circa 6-7 giorni dal termine della fioritura (dato anch’ esso indicativo ed estremamente variabile) e comunque quando i 2/3 delle cellette dei favi sono opercolati e quindi l’umidità relativa del miele è in genere inferiore al 18%.

Esiste poi la possibilità di terminare la maturazione del miele in favo in laboratorio, deumidificandolo con apposite attrezzature, con l’ausilio di una camera calda o di un deumidificatore. Ma è sempre meglio, quando il clima e le caratteristiche del miele raccolto lo consentono, lasciar fare il lavoro alle api.

L’operazione tecnico – pratica del prelievo dei melari è apparentemente semplice, ma necessita di particolari attenzioni: il miele assorbe facilmente odori e sapori estranei e quindi si sconsiglia l’uso indiscriminato dell’ affumicatore o di sostanze chimiche per allontanare le api dai melari. La tecnica tradizionale per allontanare le api consiste nell’uso della spazzola, ma il sistema è lento, laborioso (occorre spazzolare i favi uno ad uno) e può essere causa di saccheggi.

apiscampo
Apiscampo a Losanga, 2 uscite, in plastica

Una tecnica più adatta e razionale per impianti di piccole – medie dimensioni è invece l’utilizzo dell’apiscampo: questo va interposto tra il nido e i melari e consente alle api di transitare esclusivamente dal melario al nido e non viceversa. Accorgimenti indispensabili nell’utilizzo dell’apiscampo sono il posizionamento corretto e l’accortezza nel non lasciare fessure dalle quali le api possano entrare nel melario dall’ esterno, causa di saccheggio. In condizioni normali il prelievo dei melari è possibile dopo 36-48 ore. Se dopo tale intervallo di tempo il melario conterrà ancora molte api, è probabile la presenza di covata o della regina: occorrerà controllare per bene tutti i favi e quindi far scendere la regina nel nido e raccogliere tutti i favi con covata in un unico melario, che apporremo su una famiglia.

Una tecnica più rapida e meno laboriosa per il prelievo dei melari, adatta per le sue caratteristiche alle aziende medio-grosse, consiste nell’utilizzo del soffiatore, mediante il quale un potente getto d’aria orientato tra gli interspazi dei favi soffia via le api. Per utilizzare il soffiatore sono necessarie più persone, in quanto l’ operazione deve essere il più rapida possibile data l’aggressività delle api e il pericolo di saccheggi: una persona soffia, una porta i melari all’automezzo e un’altra li posiziona per il trasporto. La tecnica ha però degli inconvenienti, che la rendono inadatta per piccoli apiari dove è più opportuno l’utilizzo dell’ apiscampo, primo fra tutti la possibilità di perdere le regine che si trovano accidentalmente nel melario.

Tolti i melari, posizionati per il trasporto e conferiti quindi al laboratorio di smielatura, avranno inizio le operazioni di disopercolatura, estrazione, filtraggio, decantazione, confezionamento e finalmente vendita e consumo.

Di Cabrini Walter
Fonte : Appunti di tecnica e pratica apistica, da Apinforma

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