Giugno è già arrivato con i suoi prati pieni di fiori ricchi di nettare e polline per la gioia delle nostre api. La fioritura di fruttiferi è già passata e certamente sarà servita a rinvigorire i nidi e favorirne la sciamatura, preparando le arnie per il grande raccolto. È questo il mese del grande raccolto ed è pure il periodo più favorevole per la costruzione di nuovi telaini e per la produzione di ottime regine. Nel fondo valle la sciamatura è già passata; vi sarà ancora la possibilità in certe zone di collina e certamente in montagna dove la stagione è più fresca e perciò ritardata di circa 15 giorni rispetto ad altre zone.
In questo periodo è bene controllare spesso gli alveari e prepararsi per la posa del secondo melario, ove sia stato messo il primo maggio. Non bisogna aspettare che il melario sia pieno e opercolato si perderebbe del tempo prezioso e vedremmo le bottinatrici ferme sulla porticina. Si deve intervenire non appena il melario è riempito oltre la metà. Alzandolo, si mette sotto il melario vuoto e poi si possono introdurre molti fogli cerei da far costruire, essendo la stagione propizia. Mai metterli nel primo melario. Si può far costruire pure telaini da nido, spostando sotto qualche telaino non ancora opercolato e mettendo nel doppio melario 2 o 3 fogli cerei da nido. A fine raccolto saranno smielati e tenuti di scorta per l’anno successivo, pronti per essere dati agli alveari che ne avranno bisogno.
In questo mese avremo modo di osservare pure l’efficienza delle regine che, a seconda dell’età, dovranno o potranno essere sostituite. È il momento di prepararsi per un piccolo allevamento, adatto per il nostro apiario. Cercheremo di sfruttare le eventuali celle reali presenti, altrimenti basta organizzare un’arnia mettendo momentaneamente da parte la regina in un piccolo nucleo che può essere fatto anche dividendo in 2 un’arnia da 10 telaini.
Per chi se la sente, basta munirsi di telaino porta stecche e innestarvi 8 o 10 larve molto piccole e cioè con meno di 3 giorni, meglio 1 giorno e mezzo, cioè appena schiuse dall’uovo. Dopo 9-10 giorni avremo delle ottime celle reali pronte per formare dei piccoli nuclei da allevamento o per inserite nelle arnie dove avremmo già prelevato la vecchia regina e momentaneamente messa da parte. Per fare questo si preleva il telaino con la regina e tutte le api presenti e si mette in un’arnia con divisoria e si affianca con telaini di polline e nettare prelevato da altre arnie. Se qualcuno non si sente in grado di fare innesti, basta lasciar fare alle api che, appena accortesi dell’orfanità provvederanno subito alla costruzione di abbondanti celle reali. Quando queste sono pronte e opercolate basta dividere l’arnia in 2 o 3 nuclei (è il metodo più facile) o prelevare le celle superflue lasciandone 1 nell’arnia. Occorre quindi preparare dei piccoli nuclei da almeno 3 telaini e inserirvi le cellette protette da salva cella o avvolte in carta stagnola, lasciando però libera la parte terminale, per dar modo alla regina di poter uscire. Certamente queste operazioni devono essere controllate e si deve intervenire subito in caso di mancata accettazione, altrimenti si rischia l’orfanità prolungata e l’allevamento dell’ape fucaiola e di conseguenza la progressiva perdita dell’alveare. Ma se si lavora bene è il modo migliore per sostituire la regina e anche per fare esperienza apistica senza grande perdita di raccolto.
Giugno è il periodo più favorevole anche per la raccolta del polline. Certamente dopo il periodo del tarassaco i prati e specialmente quelli di montagna ci daranno una grande varietà di fiori e anche grande varietà di pollini; attenti però a non sfruttare troppo gli alveari, come già detto è indispensabile lasciare dei periodi di entrata libera e di tanto in tanto controllare l’interno dell’arnia per esaminare le scorte (pena il calo della covata con perdita di miele) perciò polline sì ma rigorosamente controllato. È questo il mese pure del massimo raccolto di pappa reale e pertanto è bene per chi pratica questo lavoro non perdere tempo e cercare di avere i cassoni al massimo dello sviluppo e gli starter ben forniti di api nutrici con covata opercolata e aperta possibilmente matura e fare ogni 10 giorni la rimonta; si avrà così il massimo raccolto. Per chi volesse fare un piccolo allevamento ad uso familiare è molto facile: basta orfanizzare provvisoriamente un’arnia abbastanza forte mettendo sempre da parte la regina. Dopo 2 giorni, meglio 1 e mezzo, scegliere un telaino con larve molto giovani appena schiuse dall’uovo sovrapporlo orizzontalmente all’arnia cercando che sia posto almeno 2 cm e mezzo dal bordo con dei pezzi di filetto, se è l’arnia da nomadismo basta rovesciare il coperchio per chiudere bene l’arnia. Si avrà così nella parte in basso una grande quantità di celle reali, (ne sono state contate anche 50). Occorre intervenire dopo 72 ore circa e potremmo estrarre con una palettina un abbondante raccolto di pappa reale.
Eventualmente si possono usare le celle reali dopo 10 giorni di maturazione per formare nuclei o per sostituire qualche vecchia regina. Su un buon alveare questa pratica si può fare al massimo 2 volte poi le nutrici invecchiano e la covata sarà tutta sfarfallata. Basta lasciarvi una cella reale e avremo così cambiato anche una regina o eventualmente le ridaremo la sua, che nel frattempo avrà deposto in un nucleo. È questo pure il periodo per fare spostamenti di api da un’arnia all’altra, per rinforzarle e per la formazione di nuclei, usando quelle arnie che non sono a melario e che saranno perciò utili per l’aumento del patrimonio apistico.
Si sa che l’ape in questa stagione è molto docile, non c’è pericolo di saccheggio e sta dove si mette e questo è dovuto proprio alla grande abbondanza di nettare e polline indispensabile per lo sviluppo della covata. In questa stagione si attenuano anche i sintomi di eventuali malattie come nosema e acariosi, e questo è dovuto al grande ricambio di api logorate e stremate dal super lavoro, Ma attenzione che con l’avvento della tarda estate queste malattie se non sono state trattate in primavera si manifesteranno in tutta la loro forza e senza l’intervento tempestivo dell’apicoltore porteranno a un cattivo invernamento e quasi certamente all’estinzione dell’alveare durante l’inverno successivo.
Pertanto è bene analizzare appena possibile e curare sempre sotto la guida e i consigli degli esperti e possibilmente sempre con pratiche e prodotti biologici. Buon lavoro e un altrettanto buon raccolto. Forza e perseveranza che l’ape se rispettata e ben curata, non delude mai!
Pietro Francescatti
Apicoltore Moderno