venerdì , 24 Settembre 2021
Parliamo di regine
Foto di Luca Mazzocchi.

Parliamo di regine

Tra la maggioranza degli apicoltori non è ancora invalsa l’abitudine di cambiare costantemente le regine ogni due anni. L’opinione che le api possono fare tutto da se, anche in questo particolare, è accettata come rispetto alla natura. Questi non hanno imparato il proverbio che dice: «la mucca vecchia muore nella stalla del contadino minchione». E il confronto tra la mucca e la regina calza perfettamente.

D’accordo, gli apicoltori più preparati non hanno bisogno del mio invito per cambiare le regine al momento opportuno, ma siccome il mio discorso è rivolto specialmente a chi non ha grande esperienza, io mi soffermerò, a descrivere ai giovani lettori le ragioni che inducono a questa pratica. Infatti sono ancora molti gli apicoltori che possono trame profitto e lo faranno quando saranno convinti dell’opportunità di farlo.

Lasciando che un alveare segua il suo istinto, è stato notato che le api rinnovano spontaneamente la regina quando ha compiuto tre o quattro anni. Su questo fenomeno sono state fatte le osservazioni seguenti:

  1.  la vecchia regina può morire d’inverno, quando non c’è covata su cui allevarne un’altra. E se le api potessero allevarla, non ci sarebbero i fuchi per fecondarla, perciò l’alveare che perde la regina d’inverno è destinato all’orfanità, senza rimedio, con sperpero di polline, miele ed energie per l’allevamento di covata gibbosa, inutile; alla fine l’alveare orfano diventa sempre vittima delle tarme;
  2. l’alveare con regina di tre anni, di solito produce la metà di quello con regina d’un anno. Questo danno economico lo subiscono tutti gli alveari con regine di tre anni, e si capisce che se questi sono numerosi il danno può diventare proporzionalmente rilevante;
  3. l’esercizio del cambio della regina costringe l’apicoltore a conoscere meglio l’istinto e il comportamento delle api e delle. regine, lo induce a saper trattare con metodo l’alveare, a non teniere le punture, a intuirne i bisogni, lo fa diventare un vero apicoltore.

Per allevare la regina senza ricorrere agli allevatori specializzati, è necessario cogliere le occasioni offerte dal complesso dell’apiario durante la stagione apistica. Il tempo in cui è opportuno intervenire dipende dall’andamento stagionale, dalla temperatura locale e dalle condizioni degli alveari su cui si opera. In annate favorevoli, nelle zone dell’olivo, con alveari ben condotti si può già in marzo iniziare l’allevamento di regine, che può essere continuato fino ai primi di settembre. Invece nelle zone alpine si può iniziare in maggio e finire in agosto.
Le occasioni in cui le api allevano regine sono tre:

  1. Per normale sostituzione della regina divenuta vecchia per età o inefficiente per cause varie.
  2. Per la sciamatura, spinte dall’istinto della moltiplicazione della specie.
  3. In seguito a orfanizzazione violenta dell’alveare.

Ne derivano tre qualità di regine

  1. Regine di sostituzione: ne allevano solo due e perciò godono di abbondante nutrizione e sono sempre di eccezionale grandezza.
  2. Regine di sciame. Per il fatto che le api scelgono istintivamente il momento più adatto, ne derivano belle regine, anche se un po’ meno esuberanti delle precedenti.
  3. La terza serie di regine, dette « supplettive » sono generalmente più scadenti delle prime. Tuttavia anche le supplettive, possono sostituire con vantaggio le vecchie regine; del resto tutte le regine del commercio sono supplettive, ma sempre ottime per l’abilità degli allevatori.

Il comportamento degli apicoltori convinti della necessità di cambiare le regine non è sempre dettato da una esperienza basata su motivi razionali. Citerò alcuni degli errori più comuni e indicherò qualcuno dei metodi ritenuti più sicuri.

C. Dadant ha riferito che un grosso apicoltore orfanizzava ogni anno i suoi alveari, dopo il raccolto, per avere regine d’un anno per la stagione ventura. Questo metodo, seguito anche oggi, dopo cento anni di esperienze, secondo me è sbagliato per i seguenti motivi:

  1. Le regine allevate sono di terza serie « supplettive» e come tali non sono le migliori.
  2. Un certo numero di alveari resterà orfano e costringerà l’apicoltore a riparare all’orfanità, con brighe, fatiche e qualche insuccesso.

Un metodo tentato con poco successo, è quello di orfanizzare l’alveare con regina vecchia dandogli celle reali di alveari sciamanti.

Poiché esperienze, con alterne vicende, sono state compiute in ogni tempo, per i giovani che vogliono risparmiare tempo e compiere operazioni sicure, ecco alcuni consigli.

Il tempo migliore per allevare le regine necessarie al cambio della vecchia, è quello della sciamatura. Destinando alla produzione di regine un alveare su dieci, si riesce ad avere le regine sufficienti per il rinnovo sistematico di cui sopra. Espongo qui un metodo che ha già dato buoni risultati.

Foto di Antonio Angrisani

Produzione di regine supplettive
Si opera verso la fine del raccolto maggiore. Si sceglie un alveare forte, di ottima qualità per mitezza, laboriosità, resistenza alle malattie. Si toglie la regina; si restringe l’entrata. Se c’è abbondante importazione si lascia tranquillo, se manca l’importazione, si nutre per cinque giorni con sciroppo di zucchero, 50 % di acqua, 50 % di zucchero. Dopo sei giorni, cioè all’undicesimo giorno dopo l’orfanizzazione, si lascia sul posto solo un favo con cella reale, si trasferiscono gli altri favi in una tre porte che si trasporta a 5 – 6 metri di distanza.

Si opera la sera dopo il tramonto, in modo che ancora una notte le operaie restino a riscaldare la covata. Nel giorno seguente le bottinatrici andranno al lavoro e nel ritorno andranno al vecchio posto dove troveranno il favo con la cella reale e altri favi vuoti. Se le api costruiscono in cera si può aggiungere qualche foglio cereo.

Si esamina bene la tre porte, divisa nei tre scompartimenti ermetici, ognuno dei quali deve avere celle reali. Fra queste si lasciano le più grandi e ben fatte. L’entrata dei tre nuclei non deve superare i 2 cm.; devono essere tenuti in osservazione per scacciare con spruzzo d’acqua fresca eventuali saccheggiatrici. Insisto sulla necessità di controllare la tenuta ermetica dei diaframmi.

Dopo 10 – 12 giorni dalla nascita le nuove regine possono essere feconde. Le visite di controllo si fanno, dopo il tramonto, usando pochissimo fumo. Se nel controllo constatiamo l’orfanità di qualche nucleo, fermiamoci qualche istante a osservare il comportamento delle api orfane, sarà un’esperienza utilissima in molti casi. Leviamo uno dei diaframmi e il nucleo sarà così riunito al vicino, senza altre preoccupazioni perché le api della tre porte hanno lo stesso odore e quindi si riuniscono pacificamente.

Così operiamo anche quando leviamo una delle regine della tre porte per darla ad altro alveare.

Introduzione della regina
E’ una delle operazioni più incerte dell’apicoltura razionale, e richiede condizioni adatte dell’alveare ricevente, condizioni adatte della regina da introdurre.

L’alveare che dovrà ricevere la regina dev’essere orfano da poche ore 2 – 6. Qui devo sottolineare la difficoltà nell’accertarsi dell’orfanità, la quale può essere recente se abbiamo levato noi la regina da cambiare, può essere di qualche giorno quando la regina s’è perduta nel volo di fecondazione, può essere ancora più vecchia quando vi siano già api figliatrici, con covata « gibbosa ». Prima di levare la regina da cambiare dobbiamo osservare bene che nell’alveare non vi siano celle reali di sostituzione, o addirittura una giovane regina che depone insieme con la madre. In questi casi si lascia indisturbato l’alveare, dove la giovane sostituirà la vecchia, e questa scomparirà dopo un periodo di un mese o al massimo due.

L’esperienza recente d’un amico mi ha dimostrato che si deve dare la nuova regina dopo poche ore, perché aspettando 24 ore, c’è il pericolo che le api inizino l’allevamento di regine supplettive e ciò comprometterebbe il successo dell’operazione.
Nel caso di alveare con covata gibbosa, non consiglio di tentare l’introduzione. Meglio riunirlo ad alveare normale e recuperarlo con la sciamatura artificiale «per contribuzione»

Per catturare la giovane regina che sta deponendo da almeno 15 gg. si versa sopra di essa un po’ di miele, in modo da impedirle di alzarsi, poi si fa cadere la regina nel nutritore sistemato sopra l’alveare orfano. Il nutritore dev’essere privato dell’umbone che impedisce l’uscita delle api; la regina caduta sul fondo del nutritore dev’essere coperta di miele fluido tanto da impedirle ogni movimento. Si copre quindi il nutritore e si lascia tranquillo per 48 ore. Dopo tale tempo, visitando si trova la regina che sta deponendo tranquillamente.
Meglio operare verso sera, con la massima calma, senza scosse, senza fumo. Il nutritore da usare « tipo Baravalle» va sistemato sopra l’alveare uno o due giorni prima, in modo che « ne prendano conoscenza »!

Abramo Andreatta

Info Redazione

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