giovedì , 16 Aprile 2026
Alcune specie botaniche spontanee visitate dalle api in inverno
Ape intenta a bottinare su un fiore della pianta di Manuka (Leptospermum scoparium) [Fonte: saluteinerba.com]

Si riparte… con tanta SPERANZA e…qualche timore

La storia si ripete ormai da qualche anno. Famiglie di api che si estinguono dall’autunno alla primavera, non dovuto ad un’unica causa, ma molto più probabilmente ad un insieme di concause. Stagioni estremamente irregolari rispetto ad un susseguirsi di eventi atmosferici che scandiscono in modo non lineare il tempo e la successione delle stagioni. E in mezzo l’apicoltore alle prese con l’allevamento delle sue api, che fatica ancora non poco ad adeguarsi a questi cambiamenti. Le nostre amiche api che pure non si sono ancora adattate a ritmi tanto diversi rispetto alla loro memoria storica.

Nonostante tutto questo la stagione apistica sta partendo. Sia la benvenuta. Durerà qui da noi molto poco, proprio il tempo di un fiore. Ad agosto tutto sarà finito. Anche prima per alcune realtà. L’apicoltore però non si ferma a farsi troppe domande e guarda sempre avanti la vita che continua, fiducioso che il nuovo anno sia migliore del precedente, anzi dei precedenti. Così come le sue api che ripartono con la vita, con le nuove nascite, segno di una vita che continua, nonostante tutto.

L’apicoltore però non può fare a meno di fare una riflessione storica sul passato recente ma anche sul passato più lontano.
Due sono le cose su cui riflettere.

Primo. La conduzione dell’allevamento apistico è cambiato da qualche anno. Non è una novità. Non è più così lineare come lo era un tempo nelle nostre zone: sviluppo crescente della famiglia nel periodo primaverile, raccolto primaverile-estivo, riposo invernale. Ora l’autunno, meglio forse dire il periodo post-raccolto, piuttosto caldo fa si che le api anziché mettersi a riposo continuino a volare e consumino molto cibo senza che vi sia una corrispondente possibilità di un adeguato rifornimento alimentare dall’esterno. L’apicoltore dovrebbe allora non far mancare ai suoi alveari l’alimentazione necessaria o lasciando alle api parte dell’ultimo raccolto o fornendo molto presto dell’alimentazione ricca anche di proteine e altri importanti elementi nutritivi, in modo che le api si rinforzino per l’inverno e alla regina non venga meno lo stimolo alla ovodeposizione.

La neve non crea alcun problema alle api nella stagione invernale

Operando in questo modo si avranno famiglie forti e numerose, in grado di superare meglio l’inverno, evitando fra l’altro una costante moria di api invecchiate anzitempo e indebolite anche per il continuo lavoro e uscite fuori dell’alveare. Quest’ultimo fattore porterebbe alla riduzione del numero delle api presenti in alveare già prima della stagione fredda e poi durante l’inverno stesso. Un calo che provocherebbe a lungo andare l’estinzione della famiglia per eccessiva riduzione delle presenze. Un cambiamento di comportamento di tale portata non sempre è facile per il professionista ma può essere senz’altro interiorizzato più facilmente dall’apicoltore medio o con pochi alveari.

Il benessere delle api riflette in senso positivo o negativo l’andamento dei cambiamenti climatici. Le api non sempre possono riuscire a trovare l’alimentazione ideale e appropriata. In primo luogo perché le fioriture non regolari possono non far loro trovare quell’insieme di nettare e polline che può garantire loro una sana ed equilibrata nutrizione. Per queste ragioni possono risultare più indebolite e meno forti per combattere le avversità, dal clima alle malattie, e possono soccombere più precocemente. Può subentrare anche un secondo fattore: le colture agricole non sempre attualmente garantiscono una buona ed equilibrata alimentazione ed i trattamenti agricoli per combattere alcune malattie delle piante o insetti nocivi e l’utilizzo di alcune tipologie di sementi non favoriscono sempre la produzione di nettare e polline utile per l’alimentazione delle api.

Secondo. Le malattie che colpiscono le api ed in particolar modo l’acaro varroa e la lotta per ridurre il suo influsso negativo sulle api. Api già più deboli, anche per una alimentazione scarsa di elementi nutritivi, risultano più vulnerabili alle malattie, come anche più sopra evidenziato. Il permanere della covata spesso a lungo in autunno e il suo inizio anticipato in inverno rende più problematico l’intervento dell’apicoltore per debellare l’acaro varroa.

Ape carnica con varroa sull'addome
Ape operaia con due varroe sul dorso

Per cui molte volte nel tardo autunno l’apicoltore fatica a trovare il momento giusto in cui intervenire in assenza di covata per abbattere il maggior numero possibile di varroe. Questo fa sì che un numero di varroe, oltre quanto auspicabile, rimangano all’interno dell’alveare e non facciano in tempo a scomparire prima dell’avvio della nuova covata a fine inverno. Cominciano quindi con la prima covata la loro moltiplicazione, creando problemi alla famiglia. Spesso l’anticipato avvio della ovodeposizione fa sì che il periodo di sviluppo delle varroe si estenda e favorisca la presenza all’interno dell’alveare di un maggior numero di varroe. Tutte queste varroe le troviamo poi in estate e in autunno. Esse favoriscono lo sviluppo dei virus che sono la causa principale dell’accorciamento della vita delle api. Da questa lenta moria di api deriva la riduzione del numero delle presenze nell’alveare che lentamente può portare alla estinzione della famiglia.

Quanto fin qui detto dovrebbe indurre a un cambiamento anche nella lotta alla varroa. Probabilmente non è più sufficiente solo un trattamento tampone estivo e un trattamento così detto risolutivo in assenza di covata nel tardo autunno. Probabilmente vanno integrati con altri interventi di lotta. Ad es. uso del telaino Campero, per chi può farlo. Esso infatti può risultare piuttosto oneroso.

Ad es. alternare gli alveari per il raccolto: portare cioè alcuni alveari sulle prime fioriture per poi fermarli per curarli dalla varroa a stagione avanzata. Nel frattempo preparare altri alveari per i raccolti successivi, avendo cura di alleggerirli del carico eccessivo di varroe prima del loro utilizzo. Altro esempio: fare interventi/trattamenti per alleggerire gli alveari del carico di varroe a metà strada fra gennaio e luglio e poi fra luglio e dicembre.

Altra considerazione è quella che le alte temperature estive di questi ultimi anni diminuiscono di molto l’efficacia degli interventi con gli evaporanti così come l’eccessiva alternanza delle temperature.

Conclusione. Quanto detto in queste righe vuole solo essere un insieme di suggestioni per favorire una riflessione e non delle indicazioni di comportamento.

Claudio Vertulan
Fonte: Apinforma Gennaio-Febbraio 2021

Info Redazione

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