lunedì , 30 Gennaio 2023
Nocciolo (Corylus avellana), amenti maschili e fiore femminile

Calendario dei lavori: gennaio

Anche il 2022 se n’è andato lasciandoci un po’ delusi e sconsolati per quanto riguarda le famiglie di api e puntualmente, con lo scandire dei secondi, ore e giorni ci si affaccia ad un nuovo anno come in una incognita che per ora è ricca soltanto di speranze con l’auspicio che non siano soltanto illusioni.

Riguardando un po’ le statistiche del passato e stando anche alle previsioni a lungo raggio, questo 2023 dovrebbe essere un anno abbastanza favorevole per il nostro settore e vediamo un po’ il perchè: prima di tutto c’è da tenere presente che il 2022 è stato in alcune regioni l’anno nel quale si è avuto l’apice dello sviluppo della varroasi, dopo aver toccato la punta massima si è avuta una stabilizzazione facilmente controllabile attraverso un programma regolare e tempestivo di trattamenti da eseguire. C’è stata poi, ed è ancora in atto, una vera e propria selezione degli apicoltori sempre a causa della varroa; in molti casi la trascuratezza e l’incredulità di molti ci ha portati difronte a morie di api molto consistenti e alla distruzione certa di molti apiari, con conseguenze negative anche sul restante patrimonio, che sarà sempre a rischio anche per altre malattie, restando pur tuttavia la varroa la causa primaria.

Ecco allora che si può azzardare una prima previsione per il 2023 e cioè che la varroa, anche se non definitivamente debellata, si possa stabilizzare e ci permetta di convivere e produrre discretamente; è possibile inoltre che si possa verificare un anno di abbondanza dopo tanti anni di siccità e scarsità di raccolto, tenendo presente che in tutte le epoche si sono susseguiti cicli di carestia a cicli di abbondanza in ogni settore dell’agricoltura e in tutti i campi dove la natura fa da guida.

Altra previsione, secondo il mio parere la più certa e sicura, è quella relativa al clima; se infatti pensiamo a questi ultimi anni, ci accorgiamo che si sono sempre avuti inverni miti e siccitosi con primavere fredde, piovose e ritardate con conseguenti estati brevi, secche e ventose e i fiori in queste situazioni non hanno la forza di secernere il nettare rendendo scarso e difficile il raccolto per le api.

Se osserviamo questo inverno, notiamo che si è presentato nella sua pienezza ancora i primi di dicembre, con nevicate abbondanti in montagna e anche in valle, il che significa scorte abbondanti di acqua a primavera e siccità scongiurata, protezione e conservazione di tutte le piante nettarifere e pollinifere, pronte a spuntare con l’avvento della nuova stagione. Anche le api racchiuse nel glomere, con inverni freddi e nevosi stanno meglio, in quanto, non potendo uscire e costrette all’immobilità, consumano meno scorte e meno alta è anche la mortalità. L’anno scorso si à avuto a primavera un forte spopolamento di famiglie proprio a causa dell’inverno mite che, dando la possibilità di volare quasi tutti i giorni, ha provocato grande perdita di api prima dell’inizio della nuova riproduzione; questo non si verifica mai negli inverni freddi, poichè le api non sono mai morte di freddo, semmai di fame o per malattie.

l'invernamento delle api
Api sotto la neve

Sappiamo benissimo quanto sia importante un buon inizio della primavera per lo sviluppo delle famiglie di api, basta la prima erica e qualche nocciolo in fiore per dare inizio alla nuova vita nel nido e se la stagione poi prosegue con il suo ritmo regolare è assicurato anche il raccolto.

Altra previsione non azzardata è quella della preparazione e professionalità degli apicoltori; siamo infatti a buon punto e questo è stato dimostrato lo scorso autunno dalla diligenza e dalla tempestività con cui la maggioranza degli apicoltori ha seguito il piano di risanarnento con i trattamenti antivarroa.

Facendo le visite di controllo nel tardo autunno si sono visti molti apicoltori preparati e coscienti della situazione, quasi tutte le arnie erano munite di fondi antivarroa ed è migliorata anche la situazione sanitaria almeno per quanto riguarda acariosi e nosema.

Parlando con i diretti interessati si capisce che stanno seguendo e si stanno interessando alle nuove tecniche di conduzione e di cura degli apiari; in conclusione c’è fra gli operatori un maggiore interesse e professionalità e saranno certamente questi apicoltori che salveranno i loro alveari, magari con qualche sacrificio, ma anche qualche soddisfazione in più.

Resterà sempre qualche apicoltore estraneo, o perchè non si sa che esercita questa attività o perchè vuole restare nell’ombra chissà per quali paure o scopi, ma questi certamente saranno apicoltori la cui attività durerà ancora per poco.

Parlando ora dei lavori del mese di gennaio, questo periodo prelude l’apertura della nuova stagione apistica nelle zone dove il clima è più mite come la zona della vite; generalmente verso la metà di gennaio nel fondovalle comincia timidamente la fioritura dell’erica carnea, del nocciolo, del farfaro, e anche di qualche tipo di salice: queste piante sembra quasi siano state destinate dalla natura proprio per la sopravvivenza di certe specie di insetti e in particolar modo delle api, visto che è proprio da queste piante che traggono il primo nettare e polline necessari per dare inizio al nuovo ciclo vitale delle famiglie.

È con l’inizio di queste fioriture che anche l’apicoltore deve cominciare a fare il suo bilancio primaverile, verificando cioè se tutto è in ordine, arnie pulite, flambate e verniciate in previsione dei travasi primaverili, fogli cerei armati e pronti. È importante fare la pulizia dei telaini da melario e da nido: si devono ripassare raschiando dalla propoli le testate e le orecchie di supporto, ritagliare eventuali irregolarità o rigonfiamenti di cera, scartare quelli troppo scuri o deformati, specialmente quelli da nido devono essere selezionati e puliti con cura, scartare quelli con celle stirate, con celle da fuco troppo piccole a causa dei resti delle mute che farebbero nascere api più piccole con il degrado progressivo di tutta la famiglia.

È necessario fare questi lavori in questo periodo per due ragioni: prima di tutto perchè con il freddo la propoli e la cera si staccano più facilmente, secondo perchè non si hanno api che volano e si evitano tentativi di saccheggio…

Info Redazione

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